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Le vigne in città

La città mantiene un profilo ancora fortemente caratterizzato dalla presenza di aree verdi nelle contrade all’interno e all’esterno della cinta muraria, con orti urbani e tracce di vigneti per produzioni di vino limitate all’autoconsumo. Interessante la tecnica di allevamento su tutore vivo, il ritrovamento di ceppi centenari e franchi di piede (quindi precedenti l’epidemia di fillossera, quando le viti venivano coltivate a contatto diretto con il suolo senza l’ausilio del portainnesto) e un certo numero di vigneti polivarietali, in cui vitigni differenti (ad esempio Gorgottesco, Sangioveto e Colorino) vengono associati all’interno di uno stesso filare per ottenere vini dall’aroma più deciso e profumato, sicuramente diverso da quello delle produzioni standardizzate.

Sono inoltre individuabili, oltre al già citato Gorgottesco (indicato nei bollettini ampelografici Ottocenteschi assieme al Sangioveto e al Canaiolo come uno tra i vitigni più coltivati nei comuni di Gaiole in Chianti, Asciano e Buonconvento), il Tenerone, il Mammolo, lo Zuccaccio, la Salamanna, varietà già iscritte e segnalate come rare e ad alto rischio di estinzione nella banca dati del Germoplasma Autoctono Toscano. Ci sono infine alcune piante che potrebbero conservare un proprio carattere di peculiarità, dal momento che non è stato possibile rilevare significative omologie con i vitigni autoctoni inseriti per il confronto genetico.

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