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I primi colonizzatori dell’antica Grecia chiamarono quest’isola con il nome di Didyme, per l’inconfondibile aspetto delle due montagne “gemelle” che si stagliavano alte sul mare.  Al centro dell’isola, incastonata  nell’arcipelago delle Eolie in provincia di Messina una depressione alta 285 metri, la fertile sella di Valdichiesa, coltivata a vigneti di Malvasia, separa i due gruppi di rilievi. Le bellezze naturali,  i vari aspetti geologici e vulcanologici, le tracce di insediamenti preistorici, greci e romani, hanno meritato alle sette isole l’inserimento (nel 2002) nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO grazie anche al duplice carattere di  parco archeologico e paesaggio vulcanologico in perenne evoluzione.

Salina riesce ancora a conservare il fascino di un luogo profondamente segnato dalla storia antica, dove  importanti testimonianze legate alle attività marinare e agricole si intrecciano alla fertilità dei terreni , coperti dai vigneti di uva malvasia e dalle piante di cappero, prodotti di qualità  esportati in tutto il mondo.  Proprio il commercio ha da sempre caratterizzato l’economia dell’isola, facendo un tappa obbligato degli itinerari percorsi dai mercanti del mare sulle coste tirreniche e ioniche della Sicilia fino al porto di Napoli.

Dalla malvasia, vitigno autoctono oggi coltivato a filari (è scomparso quasi del tutto il sistema delle prieule , cioè dei pergolati bassi), si ricava  con il procedimento dell “appassimento”  la celebre Malvasia delle Lipari Doc, vino giallo dorato con riflessi ambrati.,  caratteristico ed intenso odore di fiori di ginestra ed erbe aromatiche, sentori di albicocca matura e sapore gradevolmente mieloso, pieno, aromatico e persistente.  Questo vino, introdotto nell’isola dai greci intorno al 588 a. C. (il suo nome deriva quasi sicuramente dalla città greca Monenvasìa, della regione Morea, oggi Peloponneso), è uno dei più antichi di Sicilia e la sua tecnica si ripete dunque da secoli: l’uva viene raccolta in avanzato stato di maturazione, esposta al sole per 10-15 giorni sui tradizionali graticci di canne (cannizzzi) e tramutata in mosto con torchi “a trave”. In questa terra generosa nasce anche il cappero, una coltivazione che viene con naturalezza sui terreni terrazzati maggiormente esposti al sole, caratterizzati dagli inconfondibili muretti a secco, che circondano e delimitano i giardini e le case.

Info:  www.comune.santa-marina-salina.me.it

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