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Non date retta a chiunque cerchi di spiegarvi quale vino vi dovrebbe piacere e quale no. L’intenditore è chi si lascia guidare dal proprio gusto”: ipse dixit Leon D. Adams, il decano dei wine writer statunitense, autore di “Liberi di bere: per goderti il vino senza pensieri”, un grande classico della letteratura enoica internazionale che invita ad scire dai rigidi schemi del mondo del vino per riscoprirne il piacere, che da oggi arriva in Italia in tutte le librerie, tradotto per la prima volta in italiano e presentato da Tannico, l’enoteca digitale di vini italiani più grande al mondo (a firma della brand manager Juliette E. Bellavita), per Mondadori Electa (con la nota introduttiva del giornalista Jacopo Cossater).

Il vino è una bevanda antica come il mondo, ha una valenza sacra, simbolica, romantica. È frutto di grande sapienza ma è al tempo stesso una cosa semplice, che ha a che fare con la convivialità, per cui va gustata senza condizionamenti e seguendo il proprio gusto. Sono questi alcuni dei messaggi più potenti e innovativi di “The Commonsense Book of Wine” di Leon D. Adams, il maggiore esperto di vini americano (1905-1995), fondatore della Wine Institute, l’associazione dei produttori di vino californiani e tra le cui opere più note figurano, oltre a questa (Mondadori Electa, 192 pp., prezzo di copertina 16,90 €), “The Commonsense Book of Drinking” e l’enciclopedico “The Wines of America”, guida uscita nel 1973 e ristampata più volte negli anni successivi che riassume la storia della viticoltura statunitense attraverso le zone di produzione, le cantine, i vini più importanti. “The Commonsense Book of Wine” è un libro che si rivela più attuale che mai, nonostante la sua prima edizione risalga addirittura al 1958, aggiornata innumerevoli volte con il passare del tempo e fino agli anni Novanta. “Sono un instancabile crociato del vino”, ha affermato in diverse occasioni Adams. Tra le sue battaglie più note quella a favore del suo utilizzo quotidiano: un approccio che deve molto agli usi europei e che vede il vino protagonista della tavola, consumato con moderazione durante i pasti e capace di valorizzare i piatti a cui viene abbinato. Buona parte della sua opera di divulgazione guarda quindi nella direzione della semplicità, con l’intento di fornire a un pubblico ampio di appassionati le conoscenze di base per gustare la bevanda con spontaneità, senza avvalersi necessariamente dell’intermediazione degli esperti in materia e “demistificando” la sacralità del servizio.

Il libro di Leon Adams per noi è come se fosse scritto da un bambino che osserva il mondo con i suoi occhi e non è ancora incasellato negli schemi rigidi del mondo adulto (e vecchio) – spiega Juliette E. Bellavitaed è proprio da qui che vogliamo ripartire per rivoluzionare la percezione del vino e l’esperienza di consumo di chiunque voglia spingersi oltre gettando via le inutili e ingombranti etichette. Addio étiquette da sommelier, benvenuta spontaneità”.

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