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L’Associazione delle Città del Vino dà il benvenuto al Comune di Melizzano, in provincia di Benevento. Posta alla confluenza del Calore con il Volturno, ebbe fin dall’antichità una posizione strategica, di controllo della valle di Dugenta, attraverso la quale passava il “Diverticulum”, ovvero un ramo secondario della viabilità romana che, innestandosi sull’Appia presso Calatia (l’odierna Maddaloni), si congiungeva con la via Latina, presso l’antica Telesia. Secondo alcuni il termine deriva dal latino Melae, città sannita che i Romani nel 538 d. C. distrussero. Secondo altri deriva dal nome latino di persona Melitius, a cui si aggiunge il suffisso –anus, che indica proprietà. Nel Catalogus baronum (metà del XII secolo) veniva chiamata Meliczano ed era un feudo di proprietà del conte di Caserta. Successivamente divenne di proprietà dei Signoretto e, nel 1506, dei Gambacorta. Nel 1532 contava quarantotto famiglie, diventate cinquantasei nel 1596 e trentotto dopo la peste del 1656. Nel XVII secolo appartenne ai De Capua e ai Bellucci. Poco prima dell’abolizione del feudalesimo (1806) appartenne ai Corsi.

Tra i monumenti più prestigiosi presenti nel centro storico di Melizzano, è possibile ammirare il Castello, attualmente di proprietà della famiglia Caracciolo D’Aquara. Le sue origini risalgono al XVI sec. Ha come elemento di maggior pregio la scala di pietra e tufo con balaustra traforata a motivi floreali. Le ampie sale interne conservano tutte le sembianze dei castelli dell’epoca, con una spiccata impostazione di difesa e con merlature e torri fortificate. La Famiglia Caracciolo possiede anche un piccolo maniero in località Torello di Melizzano, che presenta prestigiosi ambienti, un curato giardino ed una bellissima piscina. Le stanze mostrano alle pareti tele e stampe del ‘600, arazzi e sete di San Leucio. La Chiesa SS Pietro e Paolo ha tre navate e tre porte d’ingresso che aprono sull’attuale Piazza Roma. L’altare maggiore è a nord e non mancano altari laterali. E’ munita di cupola, ma originariamente era sprovvista di campanile, che fu costruito all’inizio del 1900. La chiesa, restaurata dopo il terremoto del 1980-1981, è stata riportata all’antico splendore. E’ certo infine che prima della costruzione del cimitero comunale, nelle cappelle sotterranee, site sotto la chiesa, venivano sepolti i cittadini deceduti.

Da non mancare anche il Santuario Madonna della Libera, gli itinerari naturalistici recentemente ripristinati che sono parte del Parco Naturale Regionale Taburno-Camposauro e un assaggio dei prodotti tipici locali: mela annurca, asparagi selvatici, oliva vernacciola di Melizzano PAT e turioni di pungitopo, oltre naturalmente al pregiato vino: le Doc Sannio e Falanghina del Sannio e le Igt Benvento e Campania. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

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