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Italia Contadina – Dall’esodo rurale al ritorno alla campagna” di Rossano Pazzagli

Aracne Editrice – Luglio 2018; pagine 152; € 10,00; distribuzione: www.aracneeditrice.it

La storia e l’evoluzione del comparto agricolo italiano potrebbero virtualmente scindersi tra un prima e un dopo e la metà del ‘900 è lo spartiacque di questa divisione potenziale. Fino alla prima metà del ‘900 il nostro è ancora in gran parte un Paese contadino. Poi, nell’arco di un quindicennio, l’Italia muta il suo volto e da paese prevalentemente agricolo divenne un paese industriale, con un progressivo spostamento verso i centri cittadini e le periferie, con stili di vita sempre più centrati sulle città e l’urbanizzazione.

Per le campagne italiane questo ha significato una progressiva perdita di lavoratori, imprese, peso economico, superficie coltivata, dignità sociale e valori culturali. In questo senso la storia delle campagne italiane nel secondo ‘900 può essere sintetizzata in un lungo addio al mondo rurale, cioè un processo nel quale Il modello industriale basato sulla crescita dei consumi e della produzione e il modello sociale centrato sul welfare urbano avrebbe preso il sopravvento.

Contemporaneamente, la letteratura, l’arte e il cinema cominciavano a celebrare, anche quando ne parlavano in positivo, il bel mondo perduto e la malinconia per qualcosa che se ne stava andando. Il ‘900 è un secolo cominciato con l’agricoltura come settore prevalente dell’economia e della società e si è chiuso con le campagne abbandonate, ripiegate su se stesse, trascurate o aggredite, molto spesso ferite e talvolta derise. “Sembrava, appunto, un addio, un tramonto definitivo del mondo agricolo e della ruralità italiana. Invece negli ultimi decenni la fine del mito del progresso e della crescita illimitata, il peggioramento della qualità della vita nelle città più grandi e l’emergere della questione ambientale hanno spinto verso una rivalutazione del mondo rurale, prima di carattere culturale e poi anche a livello pratico con l’instaurarsi di processi di ritorno, legati alla multifunzionalità dell’agricoltura, alle produzioni tipiche, all’agriturismo, alla ricerca di nuovi stili di vita e alla ricostruzione del rapporto città-campagna”.

Il libro si presenta come una lucida sintesi del declino del settore agricolo, che tanto ha regalato all’Italia in termini di ricchezza dell’alimentazione, di bellezza del paesaggio e crescita economica fino alla prima metà del ‘900, e che apre uno spiraglio sulle possibilità di ritorno al mondo agricolo e di rinascita del settore primario, su quella che è stata euforicamente denominata “la rivincita delle campagne”.

Il libro è stato scritto sulla base di una ricerca che riguarda essenzialmente la seconda metà del Novecento e i primi anni Duemila e ripropone in appendice alcuni scritti di Emilio Sereni, uno dei massimi protagonisti della storia e della politica agricola italiana del Novecento, colui che ha legato più di ogni altro il suo nome alla storia del paesaggio agrario inteso come specchio dell’identità nazionale: uno specchio poliedrico di risorse territoriali, lavoro, culture, politiche, fallimenti e speranze, che conferma il contributo portato dai contadini italiani alla vita democratica del Paese, oggi anch’essa in condizioni precarie e bisognosa di una rivitalizzazione. È infine l’invito a un nuovo protagonismo e a una ritrovata dignità dell’Italia rurale, come afferma l’autore del libro Rossano Pazzagli.

Scheda libro

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