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Guida Oro I Vini di Veronelli 2019: ecco i migliori vini d’Italia

Guida Oro I Vini di Veronelli 2019: ecco i migliori vini d’Italia

All’interno del meraviglioso Cenacolo Palladiano di Fondazione Giorgio Cini, sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, il Seminario Permanente Luigi Veronelli ha presentato, in anteprima sull’uscita in libreria, la Guida Oro I Vini di Veronelli 2019, volume erede degli storici cataloghi firmati, sin dagli anni Cinquanta, dal padre della critica enologica italiana.

Nell’antico monastero benedettino che oggi ospita anche la sede dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli, luogo di pensiero e di formazione dedicato al sapere della terra e della tavola, sono stati svelati i dettagli della nuova edizione che conta ben 16.256 etichette recensite per un totale di 2.038 produttori descritti.

Grande era l’attesa per i Sole, premi speciali assegnati dalla Redazione ad altrettanti “racconti in forma di vino” rappresentativi della competenza, della creatività e dell’impegno dei vignaioli italiani. Ad aggiudicarseli sono stati, quest’anno, il Dolcetto di Diano d’Alba Superiore Sorì Pradurent 2016 di Claudio Alario (Diano d’Alba, CN), la Cuvée Maria Vittoria Rosé Nature 2012 di Rainoldi (Chiuro, SO), l’Alto Adige Vernatsch Alte Reben Gschleier 2016 di Cantina Girlan (Appiano-Eppan, BZ), il Romagna Sangiovese Modigliana Riserva I Probi di Papiano 2015 di Villa Papiano(Modigliana, FC), il Colli di Luni Bianco Permano 2016 di Terenzuola (Fosdinovo, MS), l’Orvieto Classico Superiore Campo del Guardiano 2016 di Palazzone (Orvieto, TR), l’Habemus Etichetta Rossa Lazio Rosso 2015 di San Giovenale (Blera, VT), l’Aglianico del Vulture Quarta Generazione 2015 di Quarta Generazione (Barile, PZ), il Terre di Cosenza Colline del Crati Magliocco Riserva Vigna Savuco 2014 di Serracavallo (Bisignano, CS) e l’Occhio di Terra Malvasia Secca Salina 2017 di Antonino Caravaglio (Malfa, ME).

A conquistare le Super Tre Stelle, in ragione d’un punteggio uguale o superiore a 94/100 assegnato dai curatori Gigi Brozzoni, Marco Magnoli e Alessandra Piubello, sono stati, invece, 338 vini, circa il 2% dei campioni degustati, con la regione Toscana che si afferma come vera fuoriclasse, registrando ben 116 “super stellati”. Al secondo posto si è attestato il Piemonte, con 58 vini premiati, penalizzato da annate difficili per le sue prestigiose denominazioni. Seguono, poi, il Veneto (23), l’Alto Adige-Südtirol (19) e la Sicilia (16), regione leader dell’Italia Meridionale.

Diciassette, inoltre, sono i vini che hanno ottenuto il titolo di Grande Esordio avendo raggiunto o superato la soglia dei 94/100 alla loro prima apparizione in Guida.

Cinque, per definizione, i Migliori Assaggi, ovvero i vini che, nella rispettiva tipologia, hanno conseguito il più elevato giudizio in centesimi. Si tratta, in particolare, del Franciacorta Extra Brut Rosé Riserva Annamaria Clementi 2008 di Ca’ del Bosco (Miglior Vino Spumante, con una valutazione di 98/100), dell’Alto Adige Terlaner I Grande Cuvée 2015 di Cantina Terlano (Miglior Vino Bianco, 98/100), del Cerasuolo d’Abruzzo Piè delle Vigne 2016 di Cataldi Madonna Luigi (Miglior Vino Rosato, 93/100), del Barolo Bussia Riserva Granbussia 2009 dei Poderi Aldo Conterno (Miglior Vino Rosso, premiato con l’eccezionale punteggio di 100/100) e del Romagna Albana Passito Riserva AR Selections des Grains Nobles 2014 di Fattoria Zerbina (Miglior Vino Dolce o da Meditazione, 97/100).

«Le pagine della Guida Oro I Vini di Veronelli 2019 non racchiudono soltanto mesi di lavoro della Redazione e un intero anno di degustazioni dei curatori Gigi Brozzoni, Marco Magnoli e Alessandra Piubello. Veri protagonisti del volume sono i vini prodotti dalle migliori aziende vitivinicole italiane, valutati secondo una chiara scala in centesimi e comunicati attraverso una dettagliata simbologia. Con questo nuovo passo del lungo cammino compiuto dal Seminario Veronelli a fianco del settore vitivinicolo ci auguriamo di aver colto, a beneficio del Lettore professionista come del semplice appassionato, quanto di meglio i vignaioli italiani hanno prodotto» ha dichiarato Andrea Bonini, Direttore dell’associazione senza scopo di lucro che da oltre trent’anni anni promuove la cultura gastronomica “secondo Veronelli”.

Al termine della presentazione, i partecipanti all’anteprima veneziana hanno potuto degustare i dieci Sole 2019 accompagnati da alcune specialità proposte da selezionate aziende alimentari: Acqua Bracca, fonte bergamasca partner e fornitore ufficiale del Seminario Permanente Luigi Veronelli, I love Ostrica, specialista in catering e degustazioni di ostriche, cruditées e pesce fresco, Luigi Guffanti 1876, formaggi per tradizione, Antica Pasticceria Muzzi, artigiani dell’arte dolciaria dal 1795, Figulì, azienda specializzata nella panificazione biologica. L’evento si è avvalso, inoltre, della preziosa collaborazione di Banca Generali Private e di GraphicScalve – Oltre la stampa.

Si rinnova, inoltre, la collaborazione tra Seminario Veronelli e Fondazione ACRA, organizzazione non governativa senza scopo di lucro, laica e indipendente, impegnata nel rimuovere le povertà attraverso soluzioni sostenibili, innovative e partecipate. L’Associazione sostiene, in particolare, il progetto «Food Relations» che valorizza le filiere del cibo come strumento di educazione alla cittadinanza globale e di dialogo interculturale. Per farlo, il Seminario Veronelli ha donato ad ACRA, per il quinto anno consecutivo, le “seconde bottiglie” non necessarie alla Redazione della Guida Oro affinché vengano utilizzate per eventi di sensibilizzazione e campagne di raccolta fondi.

Alla presentazione hanno partecipato Andrea Bonini, Direttore del Seminario Permanente Luigi Veronelli, Emilio Quintè, Direttore Marketing e Comunicazione di Fondazione Giorgio Cini, Andrea Alpi, Redattore, Gigi Brozzoni, Marco Magnoli e Alessandra Piubello, Curatori della Guida Oro I Vini di Veronelli 2019 e Simonetta Lorigliola, Responsabile culturale dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli.

Slow Wine 2019

Slow Wine 2019

Tutti possono scrivere di vino? Questa la domanda con cui si apre la presentazione della nona edizione della guida al mondo del vino di Slow Food Editore. Carlo Bogliotti, direttore editoriale di Slow Food Editore, lancia il tema di oggi: «Il dibattito sarà una bella sfida, visto che come casa editrice produciamo molta carta!».«Ormai non possiamo esimerci dal modo di comunicare diretto dei social, che dà a tutti la possibilità di scrivere di vino, critica compresa. La nostra guida va in direzione ostinata e contraria: crediamo nell’importanza del ruolo della critica in un mondo complesso come il vino, che racconti davvero il mondo dei produttori», fanno eco Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, curatori di Slow Wine.

«La risposta è sì, tutti possono scrivere di vino, o meglio, di tutto», esordisce Armando Castagno critico enoico e storico dell’arte. «Il problema è la comunicazione distorta per incompetenza, non quella bislacca e originale che ha cittadinanza in quanto opinione e che non deve essere silenziata. I social non sono il male in sé ma fa la differenza il modo in cui si usano: il guaio è quando millantano competenza che non c’è, ottenendo credito da altrettanti incompetenti. Nel mondo del vino c’è l’esigenza di formare culturalmente il lettore, cosa che non succede sempre. Quando si parla di crisi delle guide si generalizza un fenomeno: in realtà sono in crisi le guide noiose, non aggiornate e fuori tempo. Quelle riconosciute da un lettore smaliziato in lasciva promiscuità con il mondo della produzione, che dovrebbe essere il giudicato e non l’azionista», continua Castagno. Insomma, «imprecisione, dilettantismo e mancanza di autorevolezza sono il problema, non lo strumento in cui si trovano, che sia una rivista pregiata o un blog. L’autorevolezza dipende da serietà e competenza che sono da ottenere con pazienza e fatica. Essere onesti e curare ogni testo, anche la semplice opinione su un vino come se fosse un’opera destinata a tutto il mondo può servire a far incontrare critica e mondo della produzione», Jacopo Cossater giornalista e wine blogger, si collega a Castagno tornando sul tema dell’autorevolezza e dell’educazione del lettore, che «comunque premia sempre la qualità».

«Chi fa il nostro mestiere e scrive una guida dovrebbe proprio svolgere una funzione di supporto, di spunto per approfondire un argomento piuttosto che un altro, aiutando a scoprire un territorio per volta, per confrontarsi con una denominazione o con un vitigno in particolare. Ci piace pensare che Slow Wine possa essere un mezzo per interpretare il momento storico che viviamo, il famoso corpo intermedio di cui sopra così tanto in crisi nel mondo contemporaneo, una sorta di mediatore culturale tra le varie istanze che travolgono il vino propinando una verità piuttosto che un’altra», aggiungono i curatori.

Slow Wine sempre di più si connota per il rigore nel segnalare e premiare esclusivamente vini e cantine che lavorano la vigna senza cercare scorciatoie. Se dovessimo riassumere in uno slogan la filosofia della guida potremmo dire “meno marketing e più viticoltura”. Anche per questo motivo l’interesse dei lettori è in crescita, dimostrando grande vicinanza alle tematiche care a Slow Food, nel declinare la qualità di ogni prodotto non solo in base al risultato nel bicchiere ma indagando tutte le fasi della filiera produttiva. Slow Wine è l’unica guida a visitare ogni anno tutti i produttori recensiti, grazie a un numero di collaboratori che ormai sfiora le 300 persone. Una mappatura del territorio che non ha pari e che permette di segnalare agli addetti ai lavori e ai semplici appassionati sempre nuove aziende e realtà enologiche.

Per la prima volta Slow Wine assegna tre premi speciali ai viticoltori presenti in guida. Negli ultimi anni è cresciuto un orgoglio dei nuovi vignaioli che ora affermano con onore il loro mestiere. Ecco perché si è istituito il riconoscimento al Giovane vignaiolo che va adAlessandro Fedrizzi, emiliano che a 14 anni invece del solito motorino ha chiesto in regalo un ettaro di vigna e che a 24 anni è già alla sua undicesima vendemmia. Con la sua passione oggi conduce con intraprendenza un’azienda di 11 ettari, e si sta imponendo come uno dei vignaioli più promettenti dei Colli Bolognesi, precisamente a Valsamoggia (Bo). Alessandro Fenino riceve invece il premio alla Viticoltura sostenibile. La conduzione agricola biologica e biodinamica di Cantina Pievalta a Maiolati Spontini (An) nelle Marche, praticata senza esasperati ideologismi, ha permesso di ottenere vini di spiccata personalità nel rispetto dell’identità varietale dell’uva. Da quest’anno, inoltre, la pratica del sovescio si esercita senza sfalciare il favino, ma stendendolo fino a formare una sorta di tappeto protettivo del terreno. «Arconvert assegna il premio Viticoltura Sostenibile alla Cantina Pievalta per la sensibilità ambientale dimostrata nel restyle dell’etichetta del suo Perlugo, il cui progetto grafico è stato affidato all’agenzia SGA Wine Design. L’etichetta è stata realizzata su Baltic Wood prodotta da Arconvert, una finissima lastra di vero legno di betulla adesivizzata. Il legno proviene da foreste certificate e gestite responsabilmente, dove si pratica la riforestazione nel rispetto di rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Una scelta consapevolmente sostenibile nel segno della coerenza con cui Pievalta porta avanti la propria filosofia aziendale e che Baltic Wood, con le sue delicate venature, ha permesso di valorizzare e di tradurre in un’etichetta davvero unica e irripetibile», dichiara Chiara Tomasi, Marketing & Communications Manager di Arconvert. Ampelio Bucci, dell’azienda Villa Bucci di Ostra Vetere (An) ha fatto la storia del Verdicchio di alta qualità creando vini in grado di sfidare il tempo che passa. Inoltre, dieci anni fa è stato tra i fondatori dei Vignaioli Indipendenti, dimostrando di voler non solo interessarsi della propria azienda ma anche della collettività dei produttori italiani. Ecco perché oggi riceve il Premio alla carriera.

Il padrone di casa, Giuseppe Bellandi, sindaco di Montecatini Terme, esprime il suo apprezzamento per la guida Slow Wine, considerata la vera guida turistica dell’Italia, e ringrazia per il lavoro di Slow Wine portato avanti sempre con amore. Porta un saluto anche Gian Marco Centinaio, Ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, che sottolinea l’importanza della tutela del patrimonio agroalimentare italiano e della lotta all’italian sounding, perché non si vedano più prodotti come il prosecco in polvere o l’asiago vegano venduti in giro per il mondo come prodotti italiani.

«È fondamentale ci impegniamo tutti in prima persona per lottare contro il cambiamento climatico che ormai minaccia tutti, voi produttori di vino in primis», aggiunge Massimo Bernacchini, esponente del Comitato esecutivo di Slow Food Italia, riallacciandosi all’attualità. Ecco allora che Food for Change, la campagna internazionale di sensibilizzazione sul rapporto tra cibo e cambiamento climatico si declina in Wine for Change. «Sappiamo tutti ormai che il principale responsabile del cambiamento climatico è il cibo e in questo il mondo del vino non può far finta di nulla. Anche il vino, infatti, non è esente dal fenomeno dell’inquinamento ambientale, a cui contribuisce ad esempio con l’uso abbondante di funghicidi che caratterizza gran parte del settore, – continua .- Molto spesso il mondo del vino è precursore per la ricerca di nuove buone pratiche che tutelano ambiente e territori. A maggior ragione allora un cibo del cambiamento può e deve essere il vino».

E ora la parola a due partner storici della guida: «Siamo partner di Slow Food da anni e, nel tempo, abbiamo partecipato a numerosi progetti in quanto condividiamo gli stessi valori per un cibo buono, pulito, giusto e anche sano», afferma Laura Miotto, responsabile marketing e clienti internazionali di Verallia Italia.

«La Guida Slow Wine 2019 segna un altro capitolo della storica collaborazione tra FISAR e Slow Food, una storia a due voci che, con competenza e passione, tramanda al grande pubblico la cultura del mondo del vino, valorizzando le realtà che operano secondo i criteri del biologico e del biodinamico. – dichiara Graziella Cescon, Presidente Nazionale FISAR – Quest’anno più di un terzo dei degustatori della Guida sono Sommelier FISAR. Una presenza importante e una sintonia di intenti tra FISAR e Slow Food che oggi si conferma – aggiunge Graziella Cescon – con il conferimento del titolo di Sommelier Onorario a Carlo Petrini presso la Banca del Vino Slow Food. Ultimo, ma non ultimo – conclude la Presidente Cescon – ci tengo a esprimere un sentito ringraziamento ai curatori della guida che per primi hanno creduto in questa collaborazione». Sono oltre 100 i sommelier FISAR coordinati da Massimo Marchi, consigliere nazionale.

«Ringraziando tutti i collaboratori di Slow Wine, oggi lanciamo anche gli Amici di Slow Wine, un’alleanza tra chi il vende il vino ogni giorno, le enoteche, le osterie, e chi fa da tramite tra produttore e consumatore. Per ribadire la nostra filosofia anche oltre le pagine della guida», concludono i curatori.

 

XI edizione del “Codice denominazioni d’origine dei vini”

XI edizione del “Codice denominazioni d’origine dei vini”

Dopo quattro anni dalla precedente pubblicazione, Unione Italiana Vini ha dato alle stampe l’undicesima edizione del “Codice denominazioni d’origine dei vini”. Il Volume, nelle sue 1.760 pagine, raccoglie i testi aggiornati dei disciplinari sui vigenti,sia dei provvedimenti approvati in sede nazionale che inviati alla Commissione dell’Unione europea in attesa di approvazione definitiva, ma che sono già applicabili in quanto è stato emanato l’apposito decreto Mipaaf di etichettatura transitoria.

Nel volume sono poi elencate tutte le principali disposizioni Ue e nazionali collegate alle DOP e IGP comprese le circolari ministeriali interpretative che sono consultabili online.

Il mondo delle denominazioni di origine dei vini costituisce la punta di diamante del settore ed è in continua crescita quantitativa come testimoniano i dati produttivi degli ultimi anni che hanno superato i 15 milioni di ettolitri annui per le DOP e insieme ai vini IGP aggiunge una percentuale complessiva superiore al 60% sull’intera produzione vinicola nazionale.

In totale, in Italia abbiamo 526 disciplinari di produzione suddivisi tra denominazioni di origine controllata e garantita (73), denominazioni di origine controllata (335) e indicazioni geografiche tipiche (118).

Il Codice denominazioni di origine dei vini, a cura di Antonio Rossi, è il risultato di uno sforzo editoriale compiuto dall’Unione Italiana Vini per offrire uno strumento semplice e utile in ogni azienda vitivinicola tenuta a conoscere i disciplinari di produzione e le disposizioni che governano la complessa materia delle denominazioni di origine dei vini.

 

Il Codice denominazioni di origine dei vini 2018 è in vendita al prezzo di euro 180,00 (Iva inclusa) e può essere richiesto all’Unione Italiana Vini, via G.B. de Rossi 15/A – 00161 Roma – Tel. 06/44235818 – aserviziogiuridico@uiv.it compilando l’allegato modulo d’ordine.

Il Piemonte agricolo tra memoria e futuro

Il Piemonte agricolo tra memoria e futuro

Il Piemonte, oggi, è una regione famosa, in Italia e nel mondo, per le qualità della sua agricoltura e delle sue produzioni agroalimentari. Ciò è il frutto di un processo virtuoso derivante da una serie di fattori, come la proverbiale serietà e laboriosità dei suoi produttori, il buon operato delle organizzazioni economiche e professionali, delle associazioni e delle istituzioni che hanno sostenuto tale processo anche con leggi e norme adeguate e all’avanguardia, specie nella tutela e valorizzazione. Qualità coltivate e sviluppate con la tutela del paesaggio agrario e rurale, la difesa della biodiversità animale e vegetale, l’adozione di sistemi di coltivazione e produzione rispettosi dell’ambiente, del benessere degli animali da allevamento, la diffusione dei sistemi per garantire salubrità e qualità attraverso certificazioni, marchi, denominazioni. Da tutto ciò ha avuto origine un gran numero di produzioni agricole, agroalimentari e zootecniche, conosciute e apprezzate in tutto il mondo; prodotti che sono persino diventati simboli e oggetti di culto, sinonimo di bontà, genuinità, tradizioni, apoteosi del gusto, espressione dei territori che li producono e li propongono. Questo libro ne ricostruisce la storia, ne descrive la straordinaria evoluzione, traccia il profilo e l’opera di tantissimi uomini e donne che, come singoli produttori e rappresentanti di enti, associazioni, consorzi, organizzazioni e istituzioni, hanno contribuito a creare la grande storia del Piemonte agricolo. Un libro ricco di dati, valori, fatti, avvenimenti che danno subito il senso e le dimensioni particolari e complessive del Piemonte agricolo e del suo contesto economico-sociale, storico, civile, culturale. L’autore, con un affinato stile narrativo e con la chiarezza, la concisione, la “verità”, il “sentimento” (che in uno scrittore possono solo derivare dall’aver visto, sentito, vissuto le cose di cui parla), ci fa scoprire e riscoprire questa grande storia del Piemonte agricolo, in una dimensione, appunto, tra memoria e futuro.

Locandina il piemonte

“Liberi di bere: per goderti il vino senza pensieri”

“Liberi di bere: per goderti il vino senza pensieri”

Non date retta a chiunque cerchi di spiegarvi quale vino vi dovrebbe piacere e quale no. L’intenditore è chi si lascia guidare dal proprio gusto”: ipse dixit Leon D. Adams, il decano dei wine writer statunitense, autore di “Liberi di bere: per goderti il vino senza pensieri”, un grande classico della letteratura enoica internazionale che invita ad scire dai rigidi schemi del mondo del vino per riscoprirne il piacere, che da oggi arriva in Italia in tutte le librerie, tradotto per la prima volta in italiano e presentato da Tannico, l’enoteca digitale di vini italiani più grande al mondo (a firma della brand manager Juliette E. Bellavita), per Mondadori Electa (con la nota introduttiva del giornalista Jacopo Cossater).

Il vino è una bevanda antica come il mondo, ha una valenza sacra, simbolica, romantica. È frutto di grande sapienza ma è al tempo stesso una cosa semplice, che ha a che fare con la convivialità, per cui va gustata senza condizionamenti e seguendo il proprio gusto. Sono questi alcuni dei messaggi più potenti e innovativi di “The Commonsense Book of Wine” di Leon D. Adams, il maggiore esperto di vini americano (1905-1995), fondatore della Wine Institute, l’associazione dei produttori di vino californiani e tra le cui opere più note figurano, oltre a questa (Mondadori Electa, 192 pp., prezzo di copertina 16,90 €), “The Commonsense Book of Drinking” e l’enciclopedico “The Wines of America”, guida uscita nel 1973 e ristampata più volte negli anni successivi che riassume la storia della viticoltura statunitense attraverso le zone di produzione, le cantine, i vini più importanti. “The Commonsense Book of Wine” è un libro che si rivela più attuale che mai, nonostante la sua prima edizione risalga addirittura al 1958, aggiornata innumerevoli volte con il passare del tempo e fino agli anni Novanta. “Sono un instancabile crociato del vino”, ha affermato in diverse occasioni Adams. Tra le sue battaglie più note quella a favore del suo utilizzo quotidiano: un approccio che deve molto agli usi europei e che vede il vino protagonista della tavola, consumato con moderazione durante i pasti e capace di valorizzare i piatti a cui viene abbinato. Buona parte della sua opera di divulgazione guarda quindi nella direzione della semplicità, con l’intento di fornire a un pubblico ampio di appassionati le conoscenze di base per gustare la bevanda con spontaneità, senza avvalersi necessariamente dell’intermediazione degli esperti in materia e “demistificando” la sacralità del servizio.

Il libro di Leon Adams per noi è come se fosse scritto da un bambino che osserva il mondo con i suoi occhi e non è ancora incasellato negli schemi rigidi del mondo adulto (e vecchio) – spiega Juliette E. Bellavitaed è proprio da qui che vogliamo ripartire per rivoluzionare la percezione del vino e l’esperienza di consumo di chiunque voglia spingersi oltre gettando via le inutili e ingombranti etichette. Addio étiquette da sommelier, benvenuta spontaneità”.

“Italia contadina. Dall’esodo rurale al ritorno alla campagna”

“Italia contadina. Dall’esodo rurale al ritorno alla campagna”

Martedì 11 settembre 2018 alle ore 18.30, presso l’Auditorium Giuseppe Avoglio di Roma, ci sarà la presentazione del libro “Italia contadina. Dall’esodo rurale al ritorno alla campagna”, firmato da Rossano Pazzagli e Gabriella Bonini.

L’Italia deve molto ai contadini e all’agricoltura: la qualità dell’alimentazione, la bellezza del paesaggio, un diffuso patrimonio territoriale che ha generato valori economici e culturali. Dalla metà del ’900 l’esodo rurale e i cambiamenti del paesaggio sono stati i segni più eloquenti di una grande trasformazione che ha privilegiato l’industria e la città, spezzando i legami con il territorio e marginalizzando il mondo rurale. Specialmente le aree interne, il lavoro e le imprese contadine hanno pagato un prezzo altissimo al boom economico.

Oggi, nell’orizzonte della crisi strutturale del modello di sviluppo, è venuto il tempo di riannodare i fili con la storia rurale del Paese, di riprendere la strada della campagna. Il volume propone una sintesi del declino del settore agricolo e apre uno squarcio di luce sulle possibilità di rinascita del mondo rurale, tra abbandoni e ritorni. È l’invito a un nuovo protagonismo e a una ritrovata dignità dell’Italia contadina.

Info: www.aracneeditrice.it/index.php/pubblicazione.html?item=9788825516043

 

I palmenti di Ruinas

I palmenti di Ruinas

Riportiamo un nuovo contributo sui palmenti sardi firmato da Cinzia Loi, dottore in Archeologia presso l’Università degli Studi di Sassari e autrice di numerose pubblicazioni relative alla regione storica del Barigadu, ricca di importanti testimonianze di epoca preistorica e protostorica.

I pressoi litici costituiscono una parte fondamentale della filiera produttiva e un documento di estremo interesse da un punto di vista storico-archeologico. Considerati reperti meno nobili di altri, questi manufatti hanno goduto fino ad oggi nell’isola di scarso interesse presso gli studiosi. Inoltre gli esemplari giunti fino a noi, il più delle volte lacunosi e scollegati dal contesto di provenienza, pongono notevoli difficoltà di interpretazione tipologica e di datazione.

Per tentare di fare chiarezza su questo argomento, è nata l’idea di allestire un progetto di ricerca volto principalmente alla definizione di un repertorio tipologico-funzionale.

Di Cinzia Loi abbiamo segnalato sul nostro sito diversi interventi, come “Sos lacos de catzigare: i palmenti della Sardegna centrale” e “Pressoi litici in Sardegna tra preistoria e tarda antichità”, opera vincitrice della quinta edizione del concorso “Fecit te”.

Cinzia Loi

Dottore in archeologia presso l’Università degli Studi di Sassari (Scuola di dottorato “Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo” XXVIII Ciclo) con un progetto di ricerca dal titolo: I pressoi litici fra classificazione tipologica e indagine sperimentale. Ha partecipato a numerose campagne di scavo in Italia ed all’estero in collaborazione con Università ed Enti preposti alla tutela del patrimonio culturale. Il suo principale interesse è legato allo studio della cultura materiale e all’etnografia. Dal 2005 si occupa di archeologia sperimentale sia con progetti di ricerca sia di divulgazione attraverso percorsi di didattica per le scuole. E’autrice di numerose pubblicazioni relative alla regione storica del Barigadu (Sardegna centrale) ricca di importanti testimonianze di epoca preistorica e protostorica. Tira con l’arco preistorico ed è presidente dell’associazione Paleoworking Sardegna (www.paleoworkingsargdegna.org).

Ruinas palmenti

Palmenti di Ruinas, Santu Teru_OR (Sardegna)_1

Palmenti di Ruinas, Santu Teru_OR (Sardegna)_2

Palmenti di Ruinas, Santu Teru_OR (Sardegna)_3

Palmenti di Ruinas, Santu Teru_OR (Sardegna)_4

“Aree Interne. Per una rinascita dei territori rurali e montani”

“Aree Interne. Per una rinascita dei territori rurali e montani”

Nella cornice di Abbateggio (PE) il libro ‘Aree Interne. Per una rinascita dei territori rurali e montani’- curato dai Professori Marchetti, Panunzi e Pazzagli e con la prefazione di Enrico Borghi – ha ricevuto il premio speciale del Presidente del Premio Nazionale ‘Parco Majella’ consegnato al Direttore del centro ArIA Professor Pazzagli dalla giornalista Rai Benedetta Rinaldi.

ArIA, il Centro di Ricerca per le Aree Interne e gli Appennini istituito presso l’Università del Molise e inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, propone questo volume, edito da Rubbettino, per affrontare in modo pluridisciplinare l’annosa e complessa questione delle aree interne in Italia.

Storici, geografi, sociologi, demografi, giuristi, economisti, agronomi, forestali e architetti si misurano con questa tematica sullo sfondo della crisi dell’attuale modello di sviluppo e della vulnerabilità dei territori rurali e montani.

“Pressoi litici fra preistoria e tarda antichità”

“Pressoi litici fra preistoria e tarda antichità”

“Pressoi litici in Sardegna tra preistoria e tarda antichità”, opera vincitrice della quinta edizione del concorso “Fecit te”, è un viaggio nel cuore della Sardegna, alla scoperta del ricco patrimonio storico e archeologico relativo alla produzione del vino e dell’olio. L’autrice del libro Cinzia Loi – Dottore in archeologia presso l’Università degli Studi di Sassari (Scuola di dottorato “Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo” XXVIII Ciclo) con un progetto di ricerca dal titolo “I pressoi litici fra classificazione tipologica e indagine sperimentale” – ha partecipato a numerose campagne di scavo in Italia e all’estero in collaborazione con Università ed Enti preposti alla tutela del patrimonio culturale. Alcuni suoi interessanti interventi sono statai riportati sul nostro sito, come “SOS LACOS DE CATZIGARE: I PALMENTI DELLA SARDEGNA CENTRALE”.

I pressoi litici costituiscono una parte fondamentale della filiera produttiva e un documento di estremo interesse da un punto di vista storico-archeologico. Considerati reperti meno nobili di altri, questi manufatti hanno goduto fino ad oggi nell’isola di scarso interesse presso gli studiosi. Inoltre gli esemplari giunti fino a noi, il più delle volte lacunosi e scollegati dal contesto di provenienza, pongono notevoli difficoltà di interpretazione tipologica e di datazione. Per tentare di fare chiarezza su questo argomento, è nata l’idea di allestire questo progetto di ricerca volto principalmente alla definizione di un repertorio tipologico-funzionale dei pressoi litici attraverso i metodi di indagine quali l’archeologia sperimentale, l’etnoarcheologia e l’archeologia della produzione in linea con l’approccio multidisciplinare proprio dell’Archeologia dei Paesaggi. Per quanto concerne i manufatti correlati alla produzione del vino, i cosiddetti palmenti, ne sono stati censiti 103 impianti rupestri fissi così ripartiti: 12 all’interno del territorio del Guilcer e 91 nel territorio del Barigadu; a ciò si aggiungano 53 vasche mobili pertinenti ad almeno altri 30 impianti. Per quanto riguarda la produzione dell’olio, i risultati della presente indagine ampliano notevolmente il panorama delle conoscenze sui metodi di produzione dell’olio nell’antichità. Tali metodologie sono testimoniate soprattutto dalla presenza delle cosiddette arae, basi in pietra per torchi del tipo a leva. Il rinvenimento di oltre 50 arae testimonia un’intensa attività produttiva destinata al mercato locale. Per quanto concerne la cronologia, è opportuno segnalare come gli indicatori della produzione siano molto diffusi in quei siti con frequentazione di lunga durata, dall’epoca nuragica all’età tardo-medievale.

INDICE

RINGRAZIAMENTI

TABULA GRATULATORIA

ATTUALITÀ ED IMPORTANZA DELLO STUDIO DEI PALMENTI IN ITALIA: IL CASO DEI LACOS DI ARDAULI di Attilio Scienza

PRESENTAZIONE di Attilio Mastino

PRESENTAZIONE di Piero Pruneti

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA

  1. IL PROGETTO – METODOLOGIE DI RICERCA

Premessa

1.1. Metodo e strategia applicati

1.2. La raccolta dei dati

  1. IL TERRITORIO DI INDAGINE

2.1. I settori paesaggistici: Barigadu e Guilcer. Inquadramento geo-morfologico e ambientale

I settori paesaggistici o habitat

2.2. Le testimonianze archeologiche

Settore I

Analisi territoriale

Settore II

Analisi territoriale

III. GLI IMPIANTI DI PRODUZIONE DEL VINO

3.1. Viticoltura nell’antichità

3.2. Le tecniche di vinificazione nell’antichità

3.3. Il vino in Sardegna nell’antichità

3.4. Gli impianti di produzione

3.5. Impianti rupestri nella Sardegna centro-occidentale: i dati del censimento

3.6. Analisi strutturale degli impianti

Aree di deposito temporaneo

L’area di pigiatura

Area di spremitura e sistemi utilizzati

Le vasche di raccolta

Sulla base dei dati raccolti si è giunti a classificare 5 tipi diversi di impianti rupestri fissi:

TIPO I

TIPO II

TIPO III

TIPO IV

TIPO V

Rapporto fra geologia, pedologia, altimetria, idrografia e impianti fissi

Analisi dei palmenti in rapporto al sito archeologico di pertinenza

Analisi dei palmenti in rapporto al tipo cui appartengono

Impianti mobili

Conclusioni

  1. ORIGINI DELL’OLIVICOLTURA E PRIMI IMPIANTI DI PRODUZIONE DELL’OLIO

4.1. Olivicoltura nell’antichità

4.2. La coltivazione in Sardegna

4.3. Il processo produttivo dell’olio

4.4. Impianti produttivi nella Sardegna centro-occidentale: i dati del censimento

4.5. Analisi strutturale degli impianti

TIPO I

TIPO II

Rapporto fra geologia, pedologia, altimetria, idrografia e arae

Analisi delle arae in rapporto al sito archeologico di pertinenza

Analisi delle arae in rapporto al tipo cui appartengono

Conclusioni

  1. LA SPERIMENTAZIONE ARCHEOLOGICA

Premessa

5.1. I palmenti rupestri: il processo sperimentale

La lavorazione del lino

La concia naturale delle pelli

L’olio di lentisco

Metodi di produzione

5.2. Le arae. Proposte di metodologie di studio

Le tracce d’uso

Sui meccanismi tribologici delle abrasioni

Tracce adesive

Tracce da affaticamento

Tracce da abrasione

Tracce da usura tribochimica

Descrizione delle tracce d’uso

Osservazione a basso ingrandimento

Tracce lineari

Politura (Polish) o lucentezza

Livellamento

Cavità (pits) ed estrazione di grani

Fratture

Arrotondamento degli spigoli dei grani

Osservazioni ad alto ingrandimento

Tecniche per la documentazione fotografica a basso ingrandimento

Osservazioni sulle tracce d’uso a basso ingrandimento prodotte sperimentalmente

Sistemi di forza applicati alle tre diverse superfici d’uso

Conclusioni

BIBLIOGRAFIA

PARTE SECONDA

SEZIONE I – I palmenti

SEZIONE II – Le arae

L’AUTRICE

Il suo principale interesse è legato allo studio della cultura materiale e all’etnografia. Dal 2005 si occupa di archeologia sperimentale sia con progetti di ricerca sia di divulgazione attraverso percorsi di didattica per le scuole. È autrice di numerose pubblicazioni relative alla regione storica del Barigadu (Sardegna centrale) ricca di importanti testimonianze di epoca preistorica e protostorica. Tira con l’arco preistorico ed è presidente dell’associazione Paleoworking Sardegna (www.paleoworkingsargdegna.org).

PRESSOI LITICI IN SARDEGNA TRA PREISTORIA E TARDA ANTICHITÀ

F.to 17×24, Brossura filorefe, pp. 352, Ill. a colori – www.scienzeelettere.it/book/49643.html

Il Lambrusco si racconta a Vinitaly 2018

Il Lambrusco si racconta a Vinitaly 2018

Un vitigno, un vino ma ancor prima un territorio. Stiamo parlando del Lambrusco uno dei vini italiani più conosciuti, apprezzati e acquistati al mondo che sarà protagonista a Vinitaly, il salone internazionale del vino e dei distillati in programma a Verona dal 15 al 18 aprile prossimi, non solo per quanto riguarda la degustazione. Domenica 15 aprile alle 11, presso l’Area Eventi del Padiglione 1 Emilia Romagna, sarà infatti presentata la nuova edizione del volume “La Viticoltura nelle Terre dei Lambruschi”, edita dal Consorzio per la Tutela del Lambrusco di Modena e dal Consorzio per la Tutela e la promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa.

La pubblicazione, curata da Anselmo Montermini, Claudio Corradi, Rolando Valli e Stefano Meglioraldi, rappresenta un vero e proprio excursus tecnico sui processi produttivi, consueti e innovativi, che permettono di far arrivare sulle nostre tavole, e quelle di milioni di consumatori nel mondo, un prodotto di altissima qualità.

Sono diverse le novità di questa riedizione, tra cui l’utilizzo di foto completamente inedite e l’introduzione di una sinossi in inglese per ciascun capitolo: una scelta volta a sottolineare come il Lambrusco sia un vino in grado di presentarsi e farsi apprezzare da un pubblico sempre più internazionale”, commenta Claudio Corradi, co-autore del testo.

Tra i nuovi capitoli inseriti nella riedizione ce n’è uno dedicato alla sostenibilità ambientale nella viticoltura – racconta Claudio Biondi, Presidente del Consorzio Tutela del Lambrusco di ModenaDa anni nella terra dei Lambruschi si fa lotta integrata e oggi stiamo cercando di raggiungere un importante obiettivo: la certificazione di Territorio Viticolo Sostenibile, forti di poter contare su tutte le imprese della filiera vitivinicola, a cominciare dai produttori.

Raggiungere questo obiettivo – aggiunge Davide Frascari, presidente del Consorzio Tutela e promozione Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossasignificherebbe rafforzare ulteriormente l’immagine del territorio di origine del Lambrusco, dietro al quale si nascondono capacità, impegno e competenza di oltre 5.000 produttori. Questo volume vuole essere un’ulteriore guida proprio per loro, che ogni giorno danno il meglio di sé per curare le uve in vigna e per garantire il miglior prodotto possibile ai consumatori”.

Con la riedizione de “La Viticoltura nella Terra dei Lambruschi” si conferma la fattiva collaborazione tra il Consorzio per la Tutela del Lambrusco di Modena e il Consorzio per la Tutela e la promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa per favorire la valorizzazione del territorio e la sostenibilità ambientale. Del resto, le province di Modena e Reggio Emilia si presentano praticamente speculari nei numeri del Lambrusco, pur conservando una specifica identità nelle produzioni. Entrambe, infatti, annoverano oggi 8.300 ettari a testa di superficie allevata a vigneto, con una produzione annuale di uve per Lambrusco di 1.600.000 quintali.

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