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Il Piemonte agricolo tra memoria e futuro

Il Piemonte agricolo tra memoria e futuro

Il Piemonte, oggi, è una regione famosa, in Italia e nel mondo, per le qualità della sua agricoltura e delle sue produzioni agroalimentari. Ciò è il frutto di un processo virtuoso derivante da una serie di fattori, come la proverbiale serietà e laboriosità dei suoi produttori, il buon operato delle organizzazioni economiche e professionali, delle associazioni e delle istituzioni che hanno sostenuto tale processo anche con leggi e norme adeguate e all’avanguardia, specie nella tutela e valorizzazione. Qualità coltivate e sviluppate con la tutela del paesaggio agrario e rurale, la difesa della biodiversità animale e vegetale, l’adozione di sistemi di coltivazione e produzione rispettosi dell’ambiente, del benessere degli animali da allevamento, la diffusione dei sistemi per garantire salubrità e qualità attraverso certificazioni, marchi, denominazioni. Da tutto ciò ha avuto origine un gran numero di produzioni agricole, agroalimentari e zootecniche, conosciute e apprezzate in tutto il mondo; prodotti che sono persino diventati simboli e oggetti di culto, sinonimo di bontà, genuinità, tradizioni, apoteosi del gusto, espressione dei territori che li producono e li propongono. Questo libro ne ricostruisce la storia, ne descrive la straordinaria evoluzione, traccia il profilo e l’opera di tantissimi uomini e donne che, come singoli produttori e rappresentanti di enti, associazioni, consorzi, organizzazioni e istituzioni, hanno contribuito a creare la grande storia del Piemonte agricolo. Un libro ricco di dati, valori, fatti, avvenimenti che danno subito il senso e le dimensioni particolari e complessive del Piemonte agricolo e del suo contesto economico-sociale, storico, civile, culturale. L’autore, con un affinato stile narrativo e con la chiarezza, la concisione, la “verità”, il “sentimento” (che in uno scrittore possono solo derivare dall’aver visto, sentito, vissuto le cose di cui parla), ci fa scoprire e riscoprire questa grande storia del Piemonte agricolo, in una dimensione, appunto, tra memoria e futuro.

Locandina il piemonte

“Liberi di bere: per goderti il vino senza pensieri”

“Liberi di bere: per goderti il vino senza pensieri”

Non date retta a chiunque cerchi di spiegarvi quale vino vi dovrebbe piacere e quale no. L’intenditore è chi si lascia guidare dal proprio gusto”: ipse dixit Leon D. Adams, il decano dei wine writer statunitense, autore di “Liberi di bere: per goderti il vino senza pensieri”, un grande classico della letteratura enoica internazionale che invita ad scire dai rigidi schemi del mondo del vino per riscoprirne il piacere, che da oggi arriva in Italia in tutte le librerie, tradotto per la prima volta in italiano e presentato da Tannico, l’enoteca digitale di vini italiani più grande al mondo (a firma della brand manager Juliette E. Bellavita), per Mondadori Electa (con la nota introduttiva del giornalista Jacopo Cossater).

Il vino è una bevanda antica come il mondo, ha una valenza sacra, simbolica, romantica. È frutto di grande sapienza ma è al tempo stesso una cosa semplice, che ha a che fare con la convivialità, per cui va gustata senza condizionamenti e seguendo il proprio gusto. Sono questi alcuni dei messaggi più potenti e innovativi di “The Commonsense Book of Wine” di Leon D. Adams, il maggiore esperto di vini americano (1905-1995), fondatore della Wine Institute, l’associazione dei produttori di vino californiani e tra le cui opere più note figurano, oltre a questa (Mondadori Electa, 192 pp., prezzo di copertina 16,90 €), “The Commonsense Book of Drinking” e l’enciclopedico “The Wines of America”, guida uscita nel 1973 e ristampata più volte negli anni successivi che riassume la storia della viticoltura statunitense attraverso le zone di produzione, le cantine, i vini più importanti. “The Commonsense Book of Wine” è un libro che si rivela più attuale che mai, nonostante la sua prima edizione risalga addirittura al 1958, aggiornata innumerevoli volte con il passare del tempo e fino agli anni Novanta. “Sono un instancabile crociato del vino”, ha affermato in diverse occasioni Adams. Tra le sue battaglie più note quella a favore del suo utilizzo quotidiano: un approccio che deve molto agli usi europei e che vede il vino protagonista della tavola, consumato con moderazione durante i pasti e capace di valorizzare i piatti a cui viene abbinato. Buona parte della sua opera di divulgazione guarda quindi nella direzione della semplicità, con l’intento di fornire a un pubblico ampio di appassionati le conoscenze di base per gustare la bevanda con spontaneità, senza avvalersi necessariamente dell’intermediazione degli esperti in materia e “demistificando” la sacralità del servizio.

Il libro di Leon Adams per noi è come se fosse scritto da un bambino che osserva il mondo con i suoi occhi e non è ancora incasellato negli schemi rigidi del mondo adulto (e vecchio) – spiega Juliette E. Bellavitaed è proprio da qui che vogliamo ripartire per rivoluzionare la percezione del vino e l’esperienza di consumo di chiunque voglia spingersi oltre gettando via le inutili e ingombranti etichette. Addio étiquette da sommelier, benvenuta spontaneità”.

“Italia contadina. Dall’esodo rurale al ritorno alla campagna”

“Italia contadina. Dall’esodo rurale al ritorno alla campagna”

Martedì 11 settembre 2018 alle ore 18.30, presso l’Auditorium Giuseppe Avoglio di Roma, ci sarà la presentazione del libro “Italia contadina. Dall’esodo rurale al ritorno alla campagna”, firmato da Rossano Pazzagli e Gabriella Bonini.

L’Italia deve molto ai contadini e all’agricoltura: la qualità dell’alimentazione, la bellezza del paesaggio, un diffuso patrimonio territoriale che ha generato valori economici e culturali. Dalla metà del ’900 l’esodo rurale e i cambiamenti del paesaggio sono stati i segni più eloquenti di una grande trasformazione che ha privilegiato l’industria e la città, spezzando i legami con il territorio e marginalizzando il mondo rurale. Specialmente le aree interne, il lavoro e le imprese contadine hanno pagato un prezzo altissimo al boom economico.

Oggi, nell’orizzonte della crisi strutturale del modello di sviluppo, è venuto il tempo di riannodare i fili con la storia rurale del Paese, di riprendere la strada della campagna. Il volume propone una sintesi del declino del settore agricolo e apre uno squarcio di luce sulle possibilità di rinascita del mondo rurale, tra abbandoni e ritorni. È l’invito a un nuovo protagonismo e a una ritrovata dignità dell’Italia contadina.

Info: www.aracneeditrice.it/index.php/pubblicazione.html?item=9788825516043

 

I palmenti di Ruinas

I palmenti di Ruinas

Riportiamo un nuovo contributo sui palmenti sardi firmato da Cinzia Loi, dottore in Archeologia presso l’Università degli Studi di Sassari e autrice di numerose pubblicazioni relative alla regione storica del Barigadu, ricca di importanti testimonianze di epoca preistorica e protostorica.

I pressoi litici costituiscono una parte fondamentale della filiera produttiva e un documento di estremo interesse da un punto di vista storico-archeologico. Considerati reperti meno nobili di altri, questi manufatti hanno goduto fino ad oggi nell’isola di scarso interesse presso gli studiosi. Inoltre gli esemplari giunti fino a noi, il più delle volte lacunosi e scollegati dal contesto di provenienza, pongono notevoli difficoltà di interpretazione tipologica e di datazione.

Per tentare di fare chiarezza su questo argomento, è nata l’idea di allestire un progetto di ricerca volto principalmente alla definizione di un repertorio tipologico-funzionale.

Di Cinzia Loi abbiamo segnalato sul nostro sito diversi interventi, come “Sos lacos de catzigare: i palmenti della Sardegna centrale” e “Pressoi litici in Sardegna tra preistoria e tarda antichità”, opera vincitrice della quinta edizione del concorso “Fecit te”.

Cinzia Loi

Dottore in archeologia presso l’Università degli Studi di Sassari (Scuola di dottorato “Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo” XXVIII Ciclo) con un progetto di ricerca dal titolo: I pressoi litici fra classificazione tipologica e indagine sperimentale. Ha partecipato a numerose campagne di scavo in Italia ed all’estero in collaborazione con Università ed Enti preposti alla tutela del patrimonio culturale. Il suo principale interesse è legato allo studio della cultura materiale e all’etnografia. Dal 2005 si occupa di archeologia sperimentale sia con progetti di ricerca sia di divulgazione attraverso percorsi di didattica per le scuole. E’autrice di numerose pubblicazioni relative alla regione storica del Barigadu (Sardegna centrale) ricca di importanti testimonianze di epoca preistorica e protostorica. Tira con l’arco preistorico ed è presidente dell’associazione Paleoworking Sardegna (www.paleoworkingsargdegna.org).

Ruinas palmenti

Palmenti di Ruinas, Santu Teru_OR (Sardegna)_1

Palmenti di Ruinas, Santu Teru_OR (Sardegna)_2

Palmenti di Ruinas, Santu Teru_OR (Sardegna)_3

Palmenti di Ruinas, Santu Teru_OR (Sardegna)_4

“Aree Interne. Per una rinascita dei territori rurali e montani”

“Aree Interne. Per una rinascita dei territori rurali e montani”

Nella cornice di Abbateggio (PE) il libro ‘Aree Interne. Per una rinascita dei territori rurali e montani’- curato dai Professori Marchetti, Panunzi e Pazzagli e con la prefazione di Enrico Borghi – ha ricevuto il premio speciale del Presidente del Premio Nazionale ‘Parco Majella’ consegnato al Direttore del centro ArIA Professor Pazzagli dalla giornalista Rai Benedetta Rinaldi.

ArIA, il Centro di Ricerca per le Aree Interne e gli Appennini istituito presso l’Università del Molise e inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, propone questo volume, edito da Rubbettino, per affrontare in modo pluridisciplinare l’annosa e complessa questione delle aree interne in Italia.

Storici, geografi, sociologi, demografi, giuristi, economisti, agronomi, forestali e architetti si misurano con questa tematica sullo sfondo della crisi dell’attuale modello di sviluppo e della vulnerabilità dei territori rurali e montani.

“Pressoi litici fra preistoria e tarda antichità”

“Pressoi litici fra preistoria e tarda antichità”

“Pressoi litici in Sardegna tra preistoria e tarda antichità”, opera vincitrice della quinta edizione del concorso “Fecit te”, è un viaggio nel cuore della Sardegna, alla scoperta del ricco patrimonio storico e archeologico relativo alla produzione del vino e dell’olio. L’autrice del libro Cinzia Loi – Dottore in archeologia presso l’Università degli Studi di Sassari (Scuola di dottorato “Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo” XXVIII Ciclo) con un progetto di ricerca dal titolo “I pressoi litici fra classificazione tipologica e indagine sperimentale” – ha partecipato a numerose campagne di scavo in Italia e all’estero in collaborazione con Università ed Enti preposti alla tutela del patrimonio culturale. Alcuni suoi interessanti interventi sono statai riportati sul nostro sito, come “SOS LACOS DE CATZIGARE: I PALMENTI DELLA SARDEGNA CENTRALE”.

I pressoi litici costituiscono una parte fondamentale della filiera produttiva e un documento di estremo interesse da un punto di vista storico-archeologico. Considerati reperti meno nobili di altri, questi manufatti hanno goduto fino ad oggi nell’isola di scarso interesse presso gli studiosi. Inoltre gli esemplari giunti fino a noi, il più delle volte lacunosi e scollegati dal contesto di provenienza, pongono notevoli difficoltà di interpretazione tipologica e di datazione. Per tentare di fare chiarezza su questo argomento, è nata l’idea di allestire questo progetto di ricerca volto principalmente alla definizione di un repertorio tipologico-funzionale dei pressoi litici attraverso i metodi di indagine quali l’archeologia sperimentale, l’etnoarcheologia e l’archeologia della produzione in linea con l’approccio multidisciplinare proprio dell’Archeologia dei Paesaggi. Per quanto concerne i manufatti correlati alla produzione del vino, i cosiddetti palmenti, ne sono stati censiti 103 impianti rupestri fissi così ripartiti: 12 all’interno del territorio del Guilcer e 91 nel territorio del Barigadu; a ciò si aggiungano 53 vasche mobili pertinenti ad almeno altri 30 impianti. Per quanto riguarda la produzione dell’olio, i risultati della presente indagine ampliano notevolmente il panorama delle conoscenze sui metodi di produzione dell’olio nell’antichità. Tali metodologie sono testimoniate soprattutto dalla presenza delle cosiddette arae, basi in pietra per torchi del tipo a leva. Il rinvenimento di oltre 50 arae testimonia un’intensa attività produttiva destinata al mercato locale. Per quanto concerne la cronologia, è opportuno segnalare come gli indicatori della produzione siano molto diffusi in quei siti con frequentazione di lunga durata, dall’epoca nuragica all’età tardo-medievale.

INDICE

RINGRAZIAMENTI

TABULA GRATULATORIA

ATTUALITÀ ED IMPORTANZA DELLO STUDIO DEI PALMENTI IN ITALIA: IL CASO DEI LACOS DI ARDAULI di Attilio Scienza

PRESENTAZIONE di Attilio Mastino

PRESENTAZIONE di Piero Pruneti

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA

  1. IL PROGETTO – METODOLOGIE DI RICERCA

Premessa

1.1. Metodo e strategia applicati

1.2. La raccolta dei dati

  1. IL TERRITORIO DI INDAGINE

2.1. I settori paesaggistici: Barigadu e Guilcer. Inquadramento geo-morfologico e ambientale

I settori paesaggistici o habitat

2.2. Le testimonianze archeologiche

Settore I

Analisi territoriale

Settore II

Analisi territoriale

III. GLI IMPIANTI DI PRODUZIONE DEL VINO

3.1. Viticoltura nell’antichità

3.2. Le tecniche di vinificazione nell’antichità

3.3. Il vino in Sardegna nell’antichità

3.4. Gli impianti di produzione

3.5. Impianti rupestri nella Sardegna centro-occidentale: i dati del censimento

3.6. Analisi strutturale degli impianti

Aree di deposito temporaneo

L’area di pigiatura

Area di spremitura e sistemi utilizzati

Le vasche di raccolta

Sulla base dei dati raccolti si è giunti a classificare 5 tipi diversi di impianti rupestri fissi:

TIPO I

TIPO II

TIPO III

TIPO IV

TIPO V

Rapporto fra geologia, pedologia, altimetria, idrografia e impianti fissi

Analisi dei palmenti in rapporto al sito archeologico di pertinenza

Analisi dei palmenti in rapporto al tipo cui appartengono

Impianti mobili

Conclusioni

  1. ORIGINI DELL’OLIVICOLTURA E PRIMI IMPIANTI DI PRODUZIONE DELL’OLIO

4.1. Olivicoltura nell’antichità

4.2. La coltivazione in Sardegna

4.3. Il processo produttivo dell’olio

4.4. Impianti produttivi nella Sardegna centro-occidentale: i dati del censimento

4.5. Analisi strutturale degli impianti

TIPO I

TIPO II

Rapporto fra geologia, pedologia, altimetria, idrografia e arae

Analisi delle arae in rapporto al sito archeologico di pertinenza

Analisi delle arae in rapporto al tipo cui appartengono

Conclusioni

  1. LA SPERIMENTAZIONE ARCHEOLOGICA

Premessa

5.1. I palmenti rupestri: il processo sperimentale

La lavorazione del lino

La concia naturale delle pelli

L’olio di lentisco

Metodi di produzione

5.2. Le arae. Proposte di metodologie di studio

Le tracce d’uso

Sui meccanismi tribologici delle abrasioni

Tracce adesive

Tracce da affaticamento

Tracce da abrasione

Tracce da usura tribochimica

Descrizione delle tracce d’uso

Osservazione a basso ingrandimento

Tracce lineari

Politura (Polish) o lucentezza

Livellamento

Cavità (pits) ed estrazione di grani

Fratture

Arrotondamento degli spigoli dei grani

Osservazioni ad alto ingrandimento

Tecniche per la documentazione fotografica a basso ingrandimento

Osservazioni sulle tracce d’uso a basso ingrandimento prodotte sperimentalmente

Sistemi di forza applicati alle tre diverse superfici d’uso

Conclusioni

BIBLIOGRAFIA

PARTE SECONDA

SEZIONE I – I palmenti

SEZIONE II – Le arae

L’AUTRICE

Il suo principale interesse è legato allo studio della cultura materiale e all’etnografia. Dal 2005 si occupa di archeologia sperimentale sia con progetti di ricerca sia di divulgazione attraverso percorsi di didattica per le scuole. È autrice di numerose pubblicazioni relative alla regione storica del Barigadu (Sardegna centrale) ricca di importanti testimonianze di epoca preistorica e protostorica. Tira con l’arco preistorico ed è presidente dell’associazione Paleoworking Sardegna (www.paleoworkingsargdegna.org).

PRESSOI LITICI IN SARDEGNA TRA PREISTORIA E TARDA ANTICHITÀ

F.to 17×24, Brossura filorefe, pp. 352, Ill. a colori – www.scienzeelettere.it/book/49643.html

Il Lambrusco si racconta a Vinitaly 2018

Il Lambrusco si racconta a Vinitaly 2018

Un vitigno, un vino ma ancor prima un territorio. Stiamo parlando del Lambrusco uno dei vini italiani più conosciuti, apprezzati e acquistati al mondo che sarà protagonista a Vinitaly, il salone internazionale del vino e dei distillati in programma a Verona dal 15 al 18 aprile prossimi, non solo per quanto riguarda la degustazione. Domenica 15 aprile alle 11, presso l’Area Eventi del Padiglione 1 Emilia Romagna, sarà infatti presentata la nuova edizione del volume “La Viticoltura nelle Terre dei Lambruschi”, edita dal Consorzio per la Tutela del Lambrusco di Modena e dal Consorzio per la Tutela e la promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa.

La pubblicazione, curata da Anselmo Montermini, Claudio Corradi, Rolando Valli e Stefano Meglioraldi, rappresenta un vero e proprio excursus tecnico sui processi produttivi, consueti e innovativi, che permettono di far arrivare sulle nostre tavole, e quelle di milioni di consumatori nel mondo, un prodotto di altissima qualità.

Sono diverse le novità di questa riedizione, tra cui l’utilizzo di foto completamente inedite e l’introduzione di una sinossi in inglese per ciascun capitolo: una scelta volta a sottolineare come il Lambrusco sia un vino in grado di presentarsi e farsi apprezzare da un pubblico sempre più internazionale”, commenta Claudio Corradi, co-autore del testo.

Tra i nuovi capitoli inseriti nella riedizione ce n’è uno dedicato alla sostenibilità ambientale nella viticoltura – racconta Claudio Biondi, Presidente del Consorzio Tutela del Lambrusco di ModenaDa anni nella terra dei Lambruschi si fa lotta integrata e oggi stiamo cercando di raggiungere un importante obiettivo: la certificazione di Territorio Viticolo Sostenibile, forti di poter contare su tutte le imprese della filiera vitivinicola, a cominciare dai produttori.

Raggiungere questo obiettivo – aggiunge Davide Frascari, presidente del Consorzio Tutela e promozione Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossasignificherebbe rafforzare ulteriormente l’immagine del territorio di origine del Lambrusco, dietro al quale si nascondono capacità, impegno e competenza di oltre 5.000 produttori. Questo volume vuole essere un’ulteriore guida proprio per loro, che ogni giorno danno il meglio di sé per curare le uve in vigna e per garantire il miglior prodotto possibile ai consumatori”.

Con la riedizione de “La Viticoltura nella Terra dei Lambruschi” si conferma la fattiva collaborazione tra il Consorzio per la Tutela del Lambrusco di Modena e il Consorzio per la Tutela e la promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa per favorire la valorizzazione del territorio e la sostenibilità ambientale. Del resto, le province di Modena e Reggio Emilia si presentano praticamente speculari nei numeri del Lambrusco, pur conservando una specifica identità nelle produzioni. Entrambe, infatti, annoverano oggi 8.300 ettari a testa di superficie allevata a vigneto, con una produzione annuale di uve per Lambrusco di 1.600.000 quintali.

AgriCulture. Tutela e valorizzazione del patrimonio rurale nel Lazio

AgriCulture. Tutela e valorizzazione del patrimonio rurale nel Lazio

E’ disponibile online, visibile open access a chiunque voglia esserne un lettore, il volume dal titolo “AgriCulture. Tutela e valorizzazione del patrimonio rurale nel Lazio”, curato dall’architetto Giorgia De Pasquale insieme alla geografa Sara Carallo.

I progetti e le ricerche contenute nel volume sottolineano un processo culturale contemporaneo che vede la trasformazione del concetto di “tutela del paesaggio”, intesa non più come un travasamento di vincoli sul territorio, quanto piuttosto una tutela finalizzata all’individuazione di nuove modalità di gestione, valorizzazione, promozione delle forme e delle attività identitarie che regolano i paesaggi.

In questo senso i paesaggi rurali rappresentano una categoria interessante di paesaggio culturale perché la loro sopravvivenza è legata a doppio filo con il loro utilizzo, con il mantenimento delle pratiche agricole, con la presenza attiva delle comunità locali.

I contributi, già presentati nel convegno omonimo dello scorso 12 giugno, afferiscono a diverse discipline, sottolineando la necessità di un approccio multidisciplinare al tema della tutela del paesaggio e l’urgenza di un approfondimento delle attività di analisi e di progettazione rivolte agli spazi rurali.

Ecco il link di riferimento per poter scaricare il volume: http://romatrepress.uniroma3.it/ojs/index.php/agriculture

Per ordinare copie a stampa : redazione RomaTrE-Press: – serena.mancinetti@uniroma3.it

La bellezza del paesaggio rurale

La bellezza del paesaggio rurale

La valorizzazione dei comprensori agricoli di pregio, in particolare di quelli viti-vinicoli, non può prescindere dalla corretta analisi delle componenti “naturali” del paesaggio (rilievo, suoli e sottostante geolitologia, clima) che, interagendo tra di loro e con la gestione antropica, determinano le potenzialità produttive e le limitazioni d’uso dei predetti comprensori, oltre ad influenzarne l’aspetto estetico. Tali componenti rappresentano, pertanto, gli elementi fondamentali da considerare nella pianificazione del territorio fondata sull’equilibrio tra validità agronomica e qualità paesaggistica, sviluppo sostenibile e valorizzazione delle aree urbane e rurali.

Per offrire alle Amministrazioni locali uno strumento urbanistico multidisciplinare attento a questi obiettivi, a partire dal 1996 l’Associazione Nazionale delle Città del Vino si è impegnata nell’individuazione di alcune linee guida metodologiche per la valorizzazione dei comprensori vitivinicoli di qualità nella disciplina territoriale e urbanistica.

Alle linee guida proposte dalle Città del Vino ha fatto riferimento Castelvenere (BN), il Comune più vitato della Campania (circa il 67% del territorio comunale è occupato da vigneti) per la realizzazione del suo Piano Urbanistico Comunale.

Il lavoro (disponibile alla sezione Studi e Ricerche del sito cittadelvino.it) è firmato da Antonio Leone, Primo Ricercatore Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo, e costituisce un capitolo del volume “LA BELLEZZA DEL PAESAGGIO RURALE. SOSTENIBILITÀ E BUONE PRASSI PER LA VALORIZZAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE RURALI”, di prossima pubblicazione ad opera della Regione Campania. Curatori: Rossella Del Prete, Antonio Leone e Carmine Nardone. Autori: Paolo Benvenuti, Filippo Cannata, Giovanni Cantilena, Antonio Castellucci, Melania Cermola, Agostino Di Lorenzo, Antonio Di Gennaro, Mario Festa, Imma Florio, Fulvio Fragnito, Eleonora Ghezzi, Antonio Iadicicco, Guido Leone, Natalia Leone, Rossana Maglione, Paolo Magliulo, Donato Matassino, Francesco Nardone, Mario Pedicini, Serafino Piteo, Massimo Visone

Denominazioni d’origine e turismo del vino

Denominazioni d’origine e turismo del vino

E’ uscito presso la Franco Angeli Editore il volume “Successful Paths. Designations of Origin, Food and Wine Itineraries, and Territorial Development“, firmato da Silvia Gatti, ricercatrice presso il Dipartimento Scienze Statistiche dell’Università di Bologna.

Il libro, che raccoglie una serie di lavori dell’Autrice su denominazioni d’origine e turismo del vino, contiene anche contiene il paper “A profile of wine tourists in some Italian region vineyards: an application of the multiple correspondence analysis” presentato al Colloque della Vineyard Data Quantification Society (VDQS) Oenometrics XI, a Dijon nel maggio 2004, che riassume i risultati dell’indagine svolta insieme all’Osservatorio sul Turismo del Vino dell’Associazione Nazionale delle Città del Vino.

Silvia Gatti, economista che ha conseguito la sua formazione presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Modena negli anni ’80, è attualmente professore ordinario di Politica economica presso la Facoltà di Economia, Management e Statistica dell’Università di Bologna, dove insegna Economia sanitaria ed economia ambientale. È membro della American Economic Association e della American Association of Wine Economists.

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