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Piacenza, una terra di vitigni

Piacenza, una terra di vitigni

La terra dei vitigni a Piacenza (che partecipa al GAL del Ducato, socio Iter Vitis), può essere scoperta percorrendo un itinerario che tocca le quattro valli principali dell’Appennino Piacentino (Arda, Nure, Trebbia e Tidone), ricco di testimonianze storiche e di paesaggi straordinari chealle colline ricoperte dai vigneti alterna castelli e monasteri di assoluta bellezza.

Non vi è dubbio alcuno, a Piacenza il vino è cultura e tradizione!

Da epoche remote in questa terra si producono vini straordinari i cui vitigni sono stati impiantati dai paleo-liguri, dagli etruschi e dai romani e tale storia è rappresentata da numerosi reperti archeologici, uno su tutti il “Gutturnium”, famosa coppa d’argento riccamente lavorata e rinvenuta nel 1878 nelle sabbie del PO a Croce Santo Spirito, attualmente conservato nel museo capitolino in Roma.

Paolo III Farnese beveva vini piacentini, Carlo III di Spagna li assaggiò e Filippo V li faceva giungere in Spagna.

Il Consorzio tutela Vini DOC Piacentini, si è costituito nel 1986 per esercitare la tutela e la valorizzazione delle seguenti denominazioni di origine protetta:Colli Piacentini, Gutturnio, Ortrugo dei Colli Piacentini (enunciabile anche Ortrugo – Colli Piacentini)e delle seguenti Indicazioni Geografiche Protette:Terre di Veleja e Val Tidone.

Nel sito del Consorzio (www.piace-doc.it), si possono trovare molte informazioni sui luoghi di produzione e sulla storia vitivinicola piacentina.

Nel 2000 è stata inoltre fondata l’Associazione della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini (www.stradadeicollipiacentini.it).

CONSORZIO TUTELA VINI D.O.C COLLI PIACENTINI

Strada Val Nure, 3 – 29122 Piacenza

Tel. 0523 591720 – Fax. 0523 592564

www.piace-doc.it

 

Parma e i suoi vini

Parma e i suoi vini

L’area produttiva dei Vini di Parma (che partecipa al GAL del Ducato, socio Iter Vitis), è compresa tra l’Appennino e la pianura padana, un territorio che racchiude una straordinaria varietà di paesaggi, talmente ricco di prodotti eno-gastronomici da meritarsi l’appellativo di “Food Valley”.

Un territorio i cui vitigni storici, “approdati” nel 1982 nel disciplinare di produzione dei vini a denominazione di origine controllata e tutelati dal Consorzio Volontario per la Tutela dei Vini D.O.P. ” Colli di Parma”, sono il Malvasia di Candia aromatica, il Sauvigno

n blanc, il Barbera, il Bonarda, quest’ultimo via via avvicendato dal Croatina, a cui per il loro perfetto ambientamento alle caratteristiche pedologiche e climatiche del territorio collinare parmense in anni più recenti si sono aggiunti il Pinot nero, il Pinot bianco, il Pinot grigio, lo Chardonnay, il Merlot, il Cabernet Franc, il Cabernet Sauvignon ed il Lambrusco (varietà Maestri).

Nel sito del Consorzio di Tutela dei Vini D.O.P. ” Colli di Parma” (www.viniparma.it), si possono trovare molte informazioni sui luoghi di produzione, sulla storia vitivinicola di questi territori, sulle aziende aderenti al Consorzio.

Consigliata la visita alla “Cantina dei Musei del Cibo”, inaugurata nel 2013, un percorso espositivo e sensoriale interamente dedicato al vino di Parma, alla sua storia e alla sua cultura, ospitato nella Rocca Sanvitale di Sala Baganza.

Da non dimenticare che nel territorio di Parma opera l’Associazione della Strada del Prosciutto e dei vini dei colli (www.stradadelprosciutto.it).

CONSORZIO VOLONTARIO PER LA TUTELA DEI VINI DEI COLLI DI PARMA

Via Verdi, 2 – 43121 Parma

Tel/Fax +39 0521 207066

info@viniparma.it

La media valle del Tevere, cerniera e frontiera fra Etruschi e Umbri

Grazie al clima continentale, alla struttura argilloso-calcarea dei terreni e alla configurazione geografica in rilievo che le consente una felice esposizione al sole, l’Umbria è terra di grandi vini. Pur disponendo di una superficie vitata di estensione ridotta e apparentemente omogenea, la regione presenta un panorama vitienologico assai complesso a causa della mancata coincidenza dei confini geografici con i limes culturali, espressione delle differenti civiltà che si sono avvicendate nel corso dei secoli. In epoca preromana, infatti, gli Umbri occupano un territorio più ampio di quello attuale: i confini si estendono a nord fino al Po e a est fino alle rive dell’Adriatico. Con la suddivisione augustea in Regio VII e Regio VI, viene inglobato l’ager gallicus a est, mentre Perugia, Orvieto e i territori oltre il Tevere vengono assegnati all’Etruria.

Il comprensorio di Orvieto con l’omonimo Trebbiano, da una parte, e l’area interna lungo la Flaminia con il Trebbiano spoletino allevato in forme espanse e il Sagrantino di Montefalco dall’altra, presentano caratteri propri di viticolture assai differenti. Le sponde del medio corso del Tevere sembrano rappresentare la rigida linea di confine fra Etruschi e Umbri, ma le testimonianze archeologiche attestano, invece, l’assoluta permeabilità di queste aree di frontiera nonché l’osmosi di culture e pratiche fra questi due popoli.

Orvieto (Tr)

La tradizione vinicola dell’Orvietano ha radici antiche. Già gli Etruschi avevano scavato cantine nel masso tufaceo, che caratterizza la città, e nel fresco di queste grotte la fermentazione si completava solo dopo parecchi mesi, lasciando al vino un residuo zuccherino che contribuì a decretarne il successo. Nel medioevo e nel Rinascimento fu uno dei vini preferiti alla Corte pontificia, lodato da poeti, artisti e uomini insigni, tra cui il Pinturicchio. La stessa Opera del Duomo lo elargiva nelle grandi occasioni come il compimento dei lavori importanti o su richiesta del capo maestro e lo si trovava espressamente richiesto nei contratti di lavoro, come quello stipulato da Luca Signorelli nel 1500 per la realizzazione degli affreschi. In epoca a noi più vicina fu usato da Garibaldi e dai suoi Mille per brindare, prima di lasciare il porto di Talamone per l’avventura siciliana; D’Annunzio lo definì “Sole d’Italia in bottiglia”; Enrico Fermi e i ragazzi di via Panisperna salutarono con calici di Orvieto l’avvenuta reazione nucleare. Oltre al Trebbiano o Procanico nell’Orvieto Doc è presente il Grechetto di Orvieto, vitigno portato in Italia meridionale dai coloni greci e maggiormente diffuso nell’orvietano, in provincia di Terni e in parte della provincia di Perugia. Tra i vitigni minori del territorio si segnalano il Verdello e il Drupeggio.

Montefalco (Pg)

Le Sagrantino è coltivato solo in Umbria, in particolare nel territorio dei comuni di Montefalco e parte del territorio dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria in provincia di Perugia. Le prime testimonianze che ne documentano la presenza risalgono ai primi del 500. Alcuni ipotizzano che il Sagrantino sia stato importato dall’Asia Minore dai seguaci di San Francesco di ritorno dai loro viaggi di predicazione intorno al XIV-XV secolo. Il nome deriverebbe – dal latino sacer = sacro per l’usanza dei frati di ricavarne un vino passito da impiegare nei riti religiosi. Ancora oggi alcuni conventi del territorio conservano ceppi centenari di Sagrantino allevati in forma di pergolato. Sembra poi che i contadini del luogo ne facessero uso per le festività e le ricorrenze religiose.

Le Trebbiano spoletino, non ancora iscritto al registro delle cultivar ma classificato come “ecotipo a diffusione locale”, ha il suo areale di diffusione nella Valle Umbra meridionale solcata dai torrenti Ruicciano e Tatarena (Spoleto, Castel Ritaldi, Montefalco e Trevi). Si caratterizza per il portamento vigoroso e le forme espanse. In passato veniva coltivato franco di piede, in forma di alberata e con il supporto del tutore vivo.

Salina, il fascino del mare e della terra

Salina, il fascino del mare e della terra

I primi colonizzatori dell’antica Grecia chiamarono quest’isola con il nome di Didyme, per l’inconfondibile aspetto delle due montagne “gemelle” che si stagliavano alte sul mare. Al centro dell’isola, incastonata nell’arcipelago delle Eolie in provincia di Messina una depressione alta 285 metri, la fertile sella di Valdichiesa, coltivata a vigneti di Malvasia, separa i due gruppi di rilievi. Le bellezze naturali, i vari aspetti geologici e vulcanologici, le tracce di insediamenti preistorici, greci e romani, hanno meritato alle sette isole l’inserimento (nel 2002) nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO grazie anche al duplice carattere di parco archeologico e paesaggio vulcanologico in perenne evoluzione.

Salina riesce ancora a conservare il fascino di un luogo profondamente segnato dalla storia antica, dove importanti testimonianze legate alle attività marinare e agricole si intrecciano alla fertilità dei terreni , coperti dai vigneti di uva malvasia e dalle piante di cappero, prodotti di qualità esportati in tutto il mondo. Proprio il commercio ha da sempre caratterizzato l’economia dell’isola, facendo un tappa obbligato degli itinerari percorsi dai mercanti del mare sulle coste tirreniche e ioniche della Sicilia fino al porto di Napoli.

Dalla malvasia, vitigno autoctono oggi coltivato a filari (è scomparso quasi del tutto il sistema delle prieule , cioè dei pergolati bassi), si ricava con il procedimento dell “appassimento” la celebre Malvasia delle Lipari Doc, vino giallo dorato con riflessi ambrati., caratteristico ed intenso odore di fiori di ginestra ed erbe aromatiche, sentori di albicocca matura e sapore gradevolmente mieloso, pieno, aromatico e persistente. Questo vino, introdotto nell’isola dai greci intorno al 588 a. C. (il suo nome deriva quasi sicuramente dalla città greca Monenvasìa, della regione Morea, oggi Peloponneso), è uno dei più antichi di Sicilia e la sua tecnica si ripete dunque da secoli: l’uva viene raccolta in avanzato stato di maturazione, esposta al sole per 10-15 giorni sui tradizionali graticci di canne (cannizzzi) e tramutata in mosto con torchi “a trave”. In questa terra generosa nasce anche il cappero, una coltivazione che viene con naturalezza sui terreni terrazzati maggiormente esposti al sole, caratterizzati dagli inconfondibili muretti a secco, che circondano e delimitano i giardini e le case.

Info: www.comune.santa-marina-salina.me.it

Favignana (Tp), la “farfalla” delle Egadi

Favignana è la più grande isola dell’arcipelago delle Egadi, chiamata anche, in virtù della sua conformazione, la “farfalla” delle Egadi. L’antico nome Aegusa sottolineava proprio questa particolarità, mentre quello attuale deriva da Favonio che è un vento di ponente che determina il clima mite dell’isola e che ha un effetto provvidenziale sui vigneti allevati, difendendo naturalmente l’uva dagli attacchi di muffe e parassiti che potrebbero gravare sulla viticoltura.

Da questo contesto produttivo così particolare per le condizioni pedoclimatiche e di sorprendente bellezza paesaggistica, ai primi del novecento sparì la vitis vinifera.

Grazie al Progetto Insulae nei vigneti della Tenuta Firriato, che hanno un’estensione di cinque ettari a pochi passi dal mare – saranno ora reimpiantate viti ad alberello su terreni arenari, tra rocce affioranti di tufo e sabbia rossa. Il mare avrà un ruolo fondamentale nel forgiare le proprietà organolettiche delle uve e quindi del vino che ne deriverà, donando un bagaglio di componenti saline di sicuro pregio.

Lamole, gli antichi terrazzamenti del Chianti

Lamole, gli antichi terrazzamenti del Chianti

Lamole è un piccolo borgo a pochi chilometri da Grave in Chianti, al confine fra la Provincia di Firenze e quella di Siena, nel cuore di una terra da secoli votata alla produzione di vino. Qui molti produttori di vino stanno ripristinando i “terrazzamenti” che sin dal Settecento caratterizzano un paesaggio unico, tinteggiato dal viola pallido dei giaggioli a inizio maggio, dal giallo delle ginestre da fine primavera, dal verde brillante delle viti e quello argentato degli olivi, dai colori più cupi del bosco fino ai gialli e ai rossi della maturazione autunnale. Fin dal basso Medioevo e dal Rinascimento gli spazi coltivabili sono stati conquistati con il frutto del lavoro di centinaia di persone e di una tecnica affinata nei secoli.

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Pompei, i luoghi storici del vino (Campania)

Gli studi condotti nell’antica Pompei hanno evidenziato la presenza di aree vitate intorno all’Anfiteatro. Volendo restituire al loro antico uso quegli spazi, la scelta delle varietà da mettere a dimora fu stabilita da uno studio ampelografico comparato tra i grappoli d’uva raffigurati negli affreschi e quelli dei vitigni campani di discendenza greco-romana. A seguito della sperimentazione colturale, furono reimpiantati due vitigni autoctoni, lo Sciascinoso e il Piedirosso. Attualmente le uve prodotte nei vigneti dell’antica Pompei vengono vinificate dalla Mastroberardino con il nome di Villa dei Misteri.

Info:www.pompeiisites.org/Sezione.jsp?titolo=I%20luoghi%20storici%20del%20vino%20in%20Campania&idSezione=2341&idSezioneRif=2337

Le Cinque Terre, le vigne a picco sul mare

Le Cinque Terre, le vigne a picco sul mare

Con il nome di Cinque Terre è designato quel tratto di costa di circa quindici chilometri di lunghezza lungo il litorale dell’estrema Liguria orientale, così chiamato dai luoghi marini di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore (in provincia di La Spezia) che si trovano quasi ad uguale distanza l’uno dall’altro affacciati sul mare, aggrappati alla roccia e annidati dentro strette e ripide valli. Il nome di “terra” è qui sinonimo di borgo alla maniera medioevale. L’area, profondamente modificata nei secoli nella propria fisionomia geografica e morfologica dal duro lavoro dell’uomo, è caratterizzata da coste a strapiombo sul mare con baie e spiaggette, migliaia di chilometri di muretti a secco a segnare i terrazzi per la coltivazione della vite, i caratteristici rustici, i borghi medievali, i santuari, i sentieri panoramici sul mare e sui pendii.

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Merano, la vite più grande e antica d’Europa

23Le viti ultracentenarie

Ha la veneranda età di oltre 350 anni e 350 mq di fronde, la vite più grande e antica d’Europa da cui nasce un vino prodotto dalla Cantina del Centro Sperimentale Laimburg. E’ la “Versoaln”, visitabile a Castel Katzenzungen di Prissiano, dove si potrà anche acquistarne il vino dotato di certificato di identità. A breve distanza nei Giardini di Sissi a Castel Trauttmansdorff, sono invece esposte la copia in oro di un vinacciolo di 7.000 anni, e un vinacciolo altoatesino di 2.400 anni.

Info: www.giardinidisissi.it

Isera, le vigne eccellenti della Vallagarina

Isera, le vigne eccellenti della Vallagarina

Isera, città dalla forte impronta architettonica lasciata dalla dominazione veneziana, non si distingue solo per essere la “capitale” del Marzemino, ma anche e soprattutto per l’impegno che da anni l’amministrazione pone nel rispetto per l’ambiente e la preservazione del territorio. Attualmente, infatti, Isera è l’unico esempio in Europa di Comune modello per la produzione di energia rinnovabile e sostenibile, grazie a due progetti già avviati: la barriera fotovoltaica ed antirumore sull’A22 del Brennero e l’ impianto per la generazione dell’idrogeno prodotto con energia fotovoltaica. Ogni anno torna “La vigna eccellente”, un premio dedicato non al prodotto finale, il vino, ma al singolo vigneto e soprattutto al lavoro del viticoltore. Il Marzemino è un vitigno autoctono italiano, comparso in Italia nel XV secolo nella zona di Brescia, Padova e in Friuli e oggi particolarmente coltivato anche in Trentino (varietà Marzemino Gentile), nel territorio di Isera, dove ha trovato l’habitat ideale sugli scuri terreni basaltici, e di Volano. Qui nasce il vino Trentino Marzemino DOC, il più tipico della Vallagarina, e qui la vigna diventa allo stesso tempo scenario e risorsa di un ambiente in cui l’uomo, grazie alle attente cure dedicate alla produzione di uva di qualità, lascia una traccia significativa, ottenendo come risultato un miglioramento collettivo e una rivalutazione dell’intero paesaggio.

Isera si trova in provincia di Trento ed è situata in Vallagarina, costellata di vigneti e castelli, protagonista della storia trentina. Tra le principali attrattive di interesse culturale il M.A.R.T, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea. Diversamente interessante il Museo Storico Italiano della Guerra al Castello di Rovereto, che da più di ottant’anni raccoglie e conserva reperti e documenti relativi alla Prima guerra mondiale. Sul Monte Zugna, lo straordinario ritrovamento delle piste dei dinosauri, ben visibili in un costone roccioso. Le colline circostanti della Vallgarina sono punteggiate di castelli: tra i più spettacolari vi è certamente Castel Beseno, che domina la piana di Besenello, poi Castel Noarna, Castello di Castellano, Castel Pietra, il già citato Castello di Rovereto, il Castello di Sabbionara d’Avio e nel Comune di Isera Castel Corno. Curioso il Museo della cartolina di Isera e del collezionismo minore. In mostra oltre 35.000 cartoline di diverso genere, in particolare delle zone di Rovereto, del Trentino-Alto Adige, a tema militare, pubblicitarie e disegnate da illustratori famosi; una biblioteca con circa 5.000 volumi, di cui 500 a carattere specialistico, e una raccolta di erinnofili, piccoli francobolli utilizzati in passato per chiudere le lettere.

Info: Comune di Isera , Via Ravagni, 8 – 38060 Isera (Tn)- Tel. 0464.433792

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