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Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italianeNella Regione Marche è possibile individuare quattro enoregioni: Costa Anconetana, Colline Centrali, Colline Pesaresi, Piceno. 

COLLINE PESARESI

Siamo nelle Marche settentrionali, delimitate al nord dall’Emilia Romagna e al sud dalla valle del fiume Cesano, tra l’azzurro del Mar Adriatico e il verde dell’Appennino. Tra queste rilievi dolcemente ondulati della catena del Montefeltro e le colline costiere si susseguono borghi medioevali, antiche abbazie, rocche e ville storiche, che segnano le tappe della Strada del Vino Bianchello del Metauro. Un territorio che conserva testimonianze storiche della coltivazione della vite e che nell’ultimo decennio è diventato uno dei luoghi di maggiore produzione regionale. La leggenda racconta che nel 202 s. C. i Romani sbaragliarono le truppe di Asdrubale sulle rive del Metauro facendole ubriacare. E qui, ancora oggi, sui terreni alluvionali dell’ultimo tratto del fiume è ampiamente diffuso il vitigno biancame o bianchello, alla base dell’omonimo vino, mentre le uve del sangiovese destinate ai rossi della doc Colli Pesaresi trovano il miglior equilibrio vegeto-produttivo nei suoli prevalentemente argillosi dei versanti mediobassi a ridosso del Foglia e del Cesano.

Vini locali. Il Bianchello del Metauro doc è un bianco secco dal colore giallo paglierino, da consumare fresco nel corso dell’estate. I suoi profumi delicati e caratteristici, la buona struttura e il gusto fresco e armonico accompagnano bene  antipasti, minestre asciutte, molluschi e crostacei ma anche piatti abbastanza saporiti a base di pesce e verdure come le seppie o la parmigiana di gobbi. Il sangioveseconferisce al monovitigno della doc Colli Pesaresi (disponibile anche nella versione Novello e Riserva) colore rosso granato, profumo asciutto e armonico, talvolta con retrogusto amarognolo, un vino tradizionalmente usato da tutto pasto e adatto a olivette alla pesarese, piccioni ripieni e polenta alla carbonara. Tra le altre numerose tipologie previste dal disciplinare ci sono Rosso e Rosato (entrambi da uvaggi di sangiovese), Pinot nero, Bianco (da trebbiano, qui chiamato albinella), Roncaglia bianco, Trebbiano e Biancame. Dieci le sottozone: Focara rosso, Focara Pinot nero, Roncaglia bianco, Parco Naturale Monte San Bartolo Sangiovese, Parco Naturale Monte San Bartolo Cabernet sauvignon, Roncaglia Pinot nero vinificato in bianco, Roncaglia Pinot nero, Focara Pinot nero vinificato in bianco, Focara Pinot nero spumante e Roncaglia Pinot Nero spumante. I vini delle sottozone Focara e Roncaglia, a prevalenza di pinot nero (introdotto sulla costa pesarese dall’amministrazione francese durante l’Impero napoleonico) sono caratterizzati da una maggiore longevità. Per i bianchi è consigliato l’abbinamento con molluschi, crostacei, minestre asciutte e in brodo e carni bianche; primi e secondi piatti a base di carni di animali di bassa corte e panzerotti per i rossi giovani, carni di maiale, selvaggina da piuma e formaggi semiduri per quelli invecchiati.

Piatti e prodotti tipici. Il paniere offre tartufo bianchetto, prosciutto di Carpegna dop, lonzino (lombo magro di maiale conciato), coppa, soppressata, cavolfiore tardivo di Fano, olio extravergine d’oliva Cartoceto dop. Ricca è la gamma dei formaggi, dai pecorini conservati in botti di rovere, barili o tini, avvolti in foglie di noce o disposti a strati insieme a erbe aromatiche o vinacce, al casecc, il caprino, lo slattato, il raviggiolo, il cacio in forma di limone (risalente all’epoca medievale), l’ottimo formaggio di fossa Ambra di Talamello (in comune con il Montefeltro romagnolo) e la caciotta d’Urbino dop che annovera il pittore Michelangelo tra i suoi estimatori. La crescia di Pasqua, una specie di panettone salato insaporito dal pecorino e profumato con spezie e erbe aromatiche secche, è diffuso in particolare nell’entroterra, ma ogni valle e ogni borgo hanno una sua versione. Preparazioni tradizionali, molte delle quali affini alla tradizione culinaria della Romagna, sono il brodetto di pesce, quadrucci con ceci e vongole (le saporite Venus gallina dell’Adriatico), lumachelle all’urbinate (minestra in brodo a base di rape e cavoli, salsiccia o fegatini di pollo), cassoni con gli scarpegn (una variante della piadina farcita con le foglie della cicerbita ripassate con aglio e olio), passatelli in brodo, maccheroni con i ceci, ragù di stridoli (noti altrove come silene o sclupit) tacconi (tagliatelline di farina di fave), crestaiate (in dialetto “cresc’ taiat“, cioè quadrettoni di polenta avanzata conditi con un sugo di pomodoro e salsiccia), oca al forno, porchetta con finocchi selvatici tritati e rosmarino, pasticciata alla pesarese (umido di carne con lardelli, carote, sedani e chiodi di garofano), ciambelle lesse pasquali e berlingozzi di Saltara, i biscotti lievitati cotti prima nell’acqua bollente e poi al forno che derivano il loro nome dalla ‘berlinga’, moneta d’argento di 30 soldi coniata nel Seicento. Il bostrengo o frustengolo, legato alla festività della Madonna di Loreto, vede l’utilizzo di molti ingredienti simili a quelli del frustingo ascolano, ma la farina è mista di frumento e mais e nell’impasto vengono utilizzate anche mele, pere e riso. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

DENOMINAZIONI

DOCBianchello del Metauro, Colli Pesaresi, Pergola

IGT: Marche

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