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Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali apre il primo censimento online per la creazione di un Elenco dell’Agricoltura eroica. Il censimento sarà utile per creare una mappa delle attività “eroiche” a livello nazionale ed individuare le caratteristiche unitarie e le difficoltà comuni a tutti. Le candidature sono aperte fino al 12 marzo 2018 attraverso una pagina dedicata dove ogni azienda potrà inserire i propri riferimenti, la posizione geografica e una descrizione dell’attività.

Vogliamo arrivare ad una maggiore tutela e valorizzazione dell’agricoltura eroica – ha spiegato il ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina – È una delle esperienze più caratterizzanti del modello agricolo italiano, proprio perché unisce il saper fare spesso tradizionale con paesaggi difficili, complessi, che richiedono ancora una cura strettamente manuale. Sono un patrimonio culturale, ancora prima che economico. Nell’anno nazionale del cibo italiano apriamo il primo censimento e invitiamo le imprese ad aiutarci ad avere una fotografia più completa possibile di queste attività. Nella prossima legislatura sarà così possibile lavorare sul rafforzamento degli strumenti a supporto di queste imprese eroiche”.

Questa attività è, infatti, propedeutica all’elaborazione di proposte normative che portino ad una maggiore tutela dell’agricoltura anche con possibili innovazioni legislative in merito, come avvenuto per i vigneti eroici e storici che la Legge 238/2016 (“Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino“) individua nei  vigneti ricadenti in aree aventi particolare pregio paesaggistico e ambientale o soggette a rischio di dissesto idrogeologico o (come nelle  piccole isole) caratterizzate da difficoltà strutturali e di meccanizzazione, da effettivo e permanente carattere di isolamento ed inserite in un contesto socio-economico penalizzante sotto il profilo della redditività aziendale.

Si tratta dunque  di una grande opportunità per  dare visibilità e rilevanza a tutte quelle pratiche colturali (quella del vino in primis)  che sopravvivono grazie al duro lavoro, alla passione ed alla “ostinazione” di contadini e viticoltori che affrontano ogni giorno le difficoltà particolari creata dal clima, dall’altezza, dalla natura impervia del terreno che impedisce nella gran parte dei casi l’uso di macchinari rendendo il lavoro più costoso e complesso.

Sono i produttori di eccellenze italiane uniche al mondo – il limone sfusato di Amalfi, le lenticchie di Visso e di Castelluccio di Norcia, il passito di Pantelleria, lo Sciacchetrà ligure, i vini delle Cinque Terre, della Costiera Amalfitana, di Ponza, delle Colline del Prosecco, solo per ricordarne alcune – e contemporaneamente i custodi di terre a rischio di abbandono, di frane o di incendi. Perché terrazzamenti e muretti a secco ospitano piante le cui radici sono un potentissimo freno all’erosione del suolo e che spesso appartengono a quelle cultivar rare o poco conosciute che arricchiscono il grande patrimonio di  biodiversità vegetale e di antichissime pratiche colturalidel nostro Paese.

Già due regolamenti MIPAAF (826/2012 e 15938/2013) avevano previsto che le Regioni potessero erogare contributi  al fine di sostenere la viticultura in zone ad alta valenza ambientale e paesaggistica (così individuate:pendenza del terreno superiore al 30%, altitudine superiore ai 500 metri sul livello del mare ad esclusione dei vigneti situati su altopiano, sistemazione degli impianti viticoli su terrazze e gradoni, viticultura delle piccole isole) e a condizione di eseguire eventuali modifiche degli elementi caratterizzanti il paesaggio viticolo nel modo meno invasivo e più rispettoso possibile della tradizione locale, con la sola esclusione della forma di allevamento del vigneto.

Un grande passo avanti è sicuramente rappresentato dall’art. 7 del già citato Testo Unico Vino laddove, adottando un’interessante modalità attuativa della Convenzione Europea sul Paesaggio, impegna lo Stato a promuovere azioni di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia di tali vigneti, individuando i territori nei quali sono situati, le tipologie degli interventi eventualmente finanziabili, i potenziali beneficiari e quali tecniche sostenibili legate all’agricoltura tradizionale, di produzione integrata o biologica devono essere impiegate nel rispetto degli elementi strutturali del paesaggio e con tecniche e materiali adeguati al mantenimento delle caratteristiche di tipicità e tradizione delle identità locali.

Così come un importante contributo è dato dall’istituzione del Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici, finalizzato ad aumentare la visibilità delle aree rurali, lo sviluppo di un turismo culturale d’eccellenza, la consapevolezza del valore rurale del territorio nelle comunità locali e la collaborazione tra pubbliche istituzioni, imprenditori agricoli, professionisti e associazioni culturali tesa alla salvaguardia del paesaggio bene pubblico.

Ma molto altro ancora bisognerebbe fare per favorire la permanenza o il ritorno sul territorio, soprattutto delle giovani generazioni che in misura crescente se ne sono allontanate.

Ben vengano allora il sostegno alla agricoltura differenziata, al turismo esperienziale, alle certificazioni di qualità (dalle Denominazioni ai Presidi Slow Food) che valorizzano il consumo consapevole di luoghi e prodotti e contemporaneamente possono aumentare il reddito diretto dei produttori giustificando un prezzo di mercato più alto perché integrato da servizi supplementari (come la conoscenza del valore culturale, la partecipazione a visite guidate e laboratori didattici, …), l’erogazione di borse di studio agli studenti delle discipline legate all’agricoltura e all’agroalimentare e di finanziamenti ai piccoli imprenditori agricoli, l’introduzione del pagamento dei beni e dei servizi ecosistemici (dalla fornitura di cibo, acqua, carburanti e legname all’approvvigionamento idrico e purificazione dell’aria, riciclo naturale dei rifiuti, formazione del suolo, impollinazione e molti altri meccanismi regolatori naturali) che svolgono un ruolo fondamentale nella salvaguardia dell’ambiente, l’incremento delleattività di ricerca applicata per ottimizzare vecchi sistemi (oggi quanto mai utili per esempio per affrontare i cambiamenti climatici) e dotarli di nuove tecnologie (vedi le preziose strategie dell’agricoltura di precisione). Ma altrettanto importante è la leva della cultura, della conoscenza, della comunicazione, per far conoscere queste realtà e dare a chi ha scelto di viverle ogni giorno una piccola-grande gratificazione in più.

E’ per tutti questi motivi che l’Associazione nazionale delle Città del Vino, che i temi del paesaggio, della biodiversità, della centralità dell’agricoltura e della necessità di legare l’innovazione alla tradizione, li ha sempre messi tra le priorità della sua missione, oggi invita caldamente i suoi associati a farsi promotori dell’iniziativa del MIPAAF divulgandola presso gli operatori del territorio ed esortandoli ad inviare la propria candidatura rispondendo alle poche e semplici domande del censimento. (Alessandra Calzecchi Onesti)

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