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Ortona saluta il Giro d’Italia

Ortona saluta il Giro d’Italia

La meravigliosa carovana del Giro d’Italia attraversa l’Abruzzo, si inoltra nei paesaggi splendidi delle terre del vino, che congiungono il mare al monte Maiella, e le Città del Vino ci sono.

Ortona, Orsogna, Canosa Sannita, Tollo, Miglianico, Città del Vino abruzzesi tra le prime ad aderire alla nostra Associazione, hanno con orgoglio fatto sfoggia della loro appartenenza alle Città del Vino con allestimenti particolari.

Ortona in particolare – su iniziativa del Sindaco Leo Castiglione,  del Presidente degli Ambasciatori delle Città del Vino Di Biase e dell’Ambasciatore delle Città del Vino D’Alessandro, coadiuvati dal Presidente del Turismo del Vino D’Auria e dal Presidente del Consorzio di Tutela del Montepulciano – ha apposto uno striscione in cui campeggia grande il logo della Associazione nazionale delle Città del Vino in prossimità del traguardo volante posto lungo il centro del paese in Ortona.

 “L’Ortonese, terre del vino che vedono la presenza di illustre cantine ed attività che esaltano la bontà del vino abruzzese, non poteva mancare nel sottolineare la presenza della nostra Associazione che contribuisce in modo specifico alla promozione dei territori e del vino abruzzese“, ha sottolineato il Presidente degli Ambasciatori  Di Biase, che nella foto vediamo ritratto all’interno della magnifica bottaia del Consorzio Citra, insieme agli altri illustri rappresentanti del mondo del vino abruzzese.

Cibo	e sostenibilità

Cibo e sostenibilità

Il corso di Laurea in Scienze e Culture Enogastronomiche Dipartimento di Scienze Università Roma Tre in collaborazione con la Rete Italiana Politiche Locali del Cibo presentano l’evento “Cibo e sostenibilità: approcci e buone pratiche per nutrire la città, la società e l’ambiente”, il 29 maggio 2019 alle ore 14:00 presso l’Università Roma Tre, Via Marconi 446, Roma.

Come affermato dal direttore dello Stockholm Resilience Centre, ognuno degli Sustainable Development Goals (SDG) delle Nazioni Unite è legato direttamente o indirettamente ai sistemi alimentari e ai presupposti alla base delle politiche alimentari e agricole.

L’evento intende portare all’attenzione pubblica gli approcci e le buone pratiche che in misura sempre maggiore identificano nel cibo, e nella sua riconsiderazione, la leva per risolvere molti dei nodi che rallentano o impediscono il raggiungimento degli SDG.

Saranno presenti ricercatori, operatori ed esperti che lavorano sulla sostenibilità del cibo, dalle fasi della produzione a quelle del recupero degli scarti alimentari, passando per le mense scolastiche, la distribuzione, l’accesso alle risorse e molto altro! La Rete Italiana Politiche Locali del Cibo (www.politichelocalicibo.it), una rete di circa 200 ricercatori ed esperti di politiche, cibo e sostenibilità, promuove e sostiene l’evento.

L’evento è ad ingresso libero gratuito.

 Cibo e sostenibilita programma

Una storia di persone

Una storia di persone

600 anni di storia, 25 ettari di vigneto sulle Colline Novaresi, 12 prodotti tra vini e distillati, 80.000 bottiglie nel 2017: questi i numeri che raccontano la Rovellotti Viticoltori in Ghemme, un’azienda a conduzione familiare dedita alla viticoltura secondo regole e metodi tramandati da una lunga tradizione e coniugati ad un approccio moderno, che vede nella sostenibilità e nell’innovazione tecnologica una solida continuità. Un lavoro sempre in equilibrio fra coraggio e prudenza, una storia intrecciata a quella della vite.

La posizione dei vigneti, esposta alle correnti d’aria alpine, è particolarmente adatta alla coltivazione delle varietà autoctone del Nebbiolo, della Vespolina, del Vitigno Innominabile e della Bonarda novarese o Uva Rara. Le caratteristiche pedoclimatiche – le differenze di temperatura fra il giorno e la notte, la componente molto acida del suolo, la matrice argillosa che trattiene l’acqua come una spugna e garantisce la necessaria umidità del suolo – sviluppano peculiarità aromatiche impareggiabili che forniscono un’impronta stilistica ben precisa ai vini prodotti alternativamente, secondo una precisa scelta vendemmiale, nel caso delle uve di Nebbiolo: Ghemme DOCG e Ghemme DOCG Riserva, Colline Novaresi DOC Nebbiolo e Colline Novaresi DOC Rosso.

Fin dal 1985 viene applicata la “lotta integrata”, per contrastare le malattie della vigna, escludendo l’uso di insetticidi salvo rarissimi casi in cui si rivelino vitali per la sopravvivenza dell’uva, limitando il numero di trattamenti sistemici, ricorrendo solo alla Poltiglia Bordolese composta da solfato di rame e zolfo, facendo trattamenti erbicidi meccanicamente con diserbo localizzato, sotto la fila, una sola volta l’anno. Le uve sono vinificate direttamente nella Cantina (che fa parte del Castello di Ghemme, Recetto), dove, dopo il passaggio soffice nella pigia diraspatrice, vengono riversate nei tini di fermentazione. La vinificazione cambia a seconda del tipo di vino che si vuole ottenere.

Ampia infatti l’offerta: Rossi e Rosati (a base di Nebbiolo, Vespolina, Bonarda o Uva Rara), Bianchi, Passiti e Spumanti (da Vitigno Innominabile o Erbaluce), cui si aggiunge la Grappa di Nebbiolo. Per preservarne le caratteristiche varietali organolettiche e la freschezza, i giovani autoctoni completano l’affinamento in vasche di acciaio di 52, 28 e 11 hl. Per il Ghemme, nel rispetto della tradizione, si scelgono botti grandi, dai 20 ai 30 hl, di Rovere massello dei Vosgi, di fabbricazione elvetica, ad opera del famoso mastro bottaio Kuferei Suppiger. Solo per la fermentazione e l’affinamento del Passito si utilizzano barrique di legno di Rovere Tostato, che lo caratterizzano al gusto e all’olfatto.

Una storia di persone 

 

Giornata mondiale della biodiversità

Giornata mondiale della biodiversità

La Convenzione sulla diversità biologica (CBD) è lieta di avere Slow Food come partner per la Giornata mondiale della biodiversità di quest’anno, il 22 maggio. Tema per il 2019 è Our Biodiversity, Our Food, Our Health proprio per sottolineare la stretta interdipendenza esistente tra la biodiversità, i sistemi alimentari e la salute umana, toccando gli aspetti della diversità biologica e culturale più tangibili nella vita quotidiana delle persone .

«La biodiversità non è un lusso, ma una condizione imprescindibile per il nostro benessere», sottolinea Cristiana Pa?ca Palmer, segretario esecutivo della Convenzione sulla diversità biologica. «È il fondamento alla base dei sistemi alimentari e della nostra salute. Non possiamo permetterci di trascurare la nostra dipendenza dalla natura e dare per scontata l’abbondanza dei suoi frutti».

Della stessa idea è Carlo Petrini, presidente di Slow Food. «La biodiversità dei microrganismi, delle specie animali e vegetali, degli ecosistemi, dei saperi tradizionali, è la nostra garanzia per il futuro perché consente l’adattamento ai cambiamenti climatici e garantisce il benessere delle comunità locali. Il sistema di produzione e distribuzione alimentare globale, che si regge su un modello industriale applicato alla natura, non ha risolto i problemi della fame e della malnutrizione, ma ha anzi prodotto conseguenze devastanti, trasformando l’agricoltura in un’attività di sfruttamento e distruzione degli ambienti naturali. Per questa giornata mondiale, Slow Food chiede ai governi di adottare misure incisive a favore di un modello agroalimentare sostenibile, che rispetti la salute umana e quella ambientale. Agli agricoltori e ai produttori di cibo chiede di impegnarsi per promuoverlo e applicarlo e ai consumatori di sostenerlo con le loro scelte alimentari quotidiane».

Nel corso del 2019 la popolazione mondiale raggiungerà i 7,7 miliardi di persone, concentrate per più della metà in zone urbane[1]. In un contesto del genere, il cittadino medio di un paese sviluppato, facendo i suoi acquisti tra gli scaffali del supermercato, può credere che il moderno sistema di produzione alimentare globalizzato gli garantisca una varietà di scelta senza precedenti.

E che la diversità sia in aumento nel mondo, dato che le persone, grazie alla crescita economica e all’urbanizzazione, possono ridurre il consumo di alimenti di base come riso e fagioli, avendo maggior accesso a cibi come carne, prodotti lattiero-caseari e alimenti trasformati. La globalizzazione e le regole del libero mercato hanno permesso l’espansione di grandi marchi alimentari a livello globale, segno tangibile della vastità di scelta.

Ma anche se l’offerta commerciale è sempre più diversificata, i prodotti che i consumatori acquistano e mangiano sono sempre più omogenei. La semplificazione – ben più che la diversificazione – è la colonna portante del sistema di produzione alimentare globale e questo è un rischio, sia per la conservazione della biodiversità che per la tutela della salute umana.

Basti pensare, ad esempio, che negli ultimi 100 anni più del 90% delle varietà vegetali sono scomparse dai suoli coltivati, così come la metà delle specie animali domestiche. Lo sfruttamento ittico delle 17 principali zone di pesca del globo attualmente tocca o supera i limiti di sostenibilità e numerose specie ittiche sono vicine alla scomparsa o si sono già estinte. La perdita di copertura forestale, zone umide costiere e altri ambienti selvatici incolti, il degrado dei suoli, la distruzione di ambienti marini e terrestri e la diffusione di specie invasive accentuano l’erosione genetica dell’agro-biodiversità, causata dalla sostituzione delle varietà locali con specie o varietà “migliorate”.

L’impatto di questa globale omogeneizzazione sugli individui e le comunità è impressionante. I sistemi di produzione alimentare locali, con i relativi patrimoni di conoscenze e saperi indigeni tradizionali, così come le diverse culture e competenze dei coltivatori e coltivatrici di piccola scala, sono seriamente a rischio.

A essere minacciata è anche la salute umana. L’abbandono di diversi tipi di dieta è direttamente legato a malattie non trasmissibili come il diabete e l’obesità e ha un impatto diretto sulla disponibilità di alimenti sani e medicine tradizionali.

In un mondo in cui la metà della popolazione non ha accesso ai servizi di salute essenziali e 100 milioni di persone rischiano di cadere in povertà estrema a causa delle spese sanitarie, la medicina alternativa e le cure tradizionali sono sempre più spesso la prima risposta a cui poter accedere. Per la maggior parte della popolazione di molti paesi, in caso di malattia la medicina tradizionale costituisce una fondamentale fonte di cure[2].

La Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite (Cbd), Slow Food e altri partner quali l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), Il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco), il Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni legate ai popoli indigeni (Unpfii), e movimenti internazionali come EAT Foundation e la Food and Land Use Coalition (Folu), stanno lavorando congiuntamente per individuare azioni trasformative nella produzione alimentare globale, tali da poter garantire un futuro sereno per l’umanità e per la natura. La promozione dell’agro-biodiversità e di produzioni alimentari autoctone, stagionali e diversificate è una misura concreta che, se assunta dai governi, dai coltivatori e dai consumatori, è in grado di aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici, migliorare la qualità dei cibi e della salute e incrementare la sicurezza alimentare.

Invitiamo tutti i cittadini allarmati dalla sempre più rapida erosione della diversità biologica del pianeta e preoccupati per i danni che stiamo arrecando alla natura, a celebrare la Giornata mondiale della diversità biologica del 22 Maggio 2019 – Our Biodiversity, Our Food, Our Health, condividendo a tavola con le persone care qualche momento di riflessione sul legame tra la natura, gli alimenti e i prodotti medicinali naturali che questa ci dona.

NOTE

Slow Food

Slow Food è una rete globale di comunità locali nata nel 1989 per impedire la sparizione delle culture e tradizioni alimentari locali e contrastare la cultura del fast food. Dalla data della sua fondazione Slow Food si è trasformata, divenendo un movimento che coinvolge milioni di persone in più di 160 paesi per garantire che tutti abbiano accesso a un cibo buono, sano e giusto. Slow Food con la sua struttura e i suoi organismi rappresentativi  guida l’intero movimento, che raggiunge milioni di persone nel mondo. L’obiettivo di Slow Food è cambiare un sistema alimentare distorto promuovendo metodi di produzione agroecologici e una più equa distribuzione del cibo.

Convenzione sulla diversità biologica

La Convenzione sulla diversità biologica (CBD), aperta alla firma al Vertice della Terra di Rio de Janeiro nel 1992 ed entrata in vigore dal 1993, è un trattato internazionale per la conservazione della biodiversità, l’uso sostenibile delle sue componenti e una giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche; con 196 parti firmatarie, vede un’adesione quasi universale presso i paesi del mondo. L’obiettivo della Convenzione è il contrasto di ogni minaccia per la biodiversità e i servizi ecosistemici, comprese quelle derivanti dal cambiamento climatico, attraverso valutazioni scientifiche, lo sviluppo di strumenti, incentivi e processi innovativi, il trasferimento di tecnologie e buone pratiche e il coinvolgimento attivo dei soggetti interessati, dalle popolazioni indigene e le comunità locali alle donne e ai giovani, dalle organizzazioni non governative alla comunità imprenditoriale.

Dati

100 ANNI DI CAMBIAMENTO AGRICOLO: ALCUNE CIFRE E TENDENZE RELATIVE ALL’AGRO-BIODIVERSITÁ[3]

Nell’ultimo secolo, circa il 75% della diversità genetica delle colture è andata perduta, quando gli agricoltori di tutto il mondo hanno abbandonato molte delle varietà locali per passare a varietà geneticamente uniformi e ad alto rendimento.
Il 30% delle razze animali è a rischio d’estinzione; ogni mese ne spariscono 6.
Attualmente il 75% del cibo prodotto sul pianeta deriva da sole 12 specie vegetali e 5 specie animali.
Delle 250000-300000 specie vegetali commestibili conosciute, solamente 150-200 vengono utilizzate dall’uomo; tra queste, tre sole specie – riso, mais e grano – contribuiscono per circa il 60% dell’apporto calorico e proteico proveniente da fonti vegetali.
Gli animali coprono intorno al 30% del fabbisogno umano in termini di cibo e in agricoltura, e il 12% della popolazione mondiale trae sostentamento quasi esclusivamente da prodotti ottenuti da ruminanti.

[1] Nel 2019 il 55.3% della popolazione vive in zone urbane.
[2] www.who.int/news-room/detail/13-12-2017-world-bank-and-who-half-the-world-lacks-access-to-essential-health-services-100-million-still-pushed-into-extreme-poverty-because-of-health-expenses
[3] United Nations Food and Agricultural Organization

 

Il Lugana Doc in degustazione alla London Wine Fair

Il Lugana Doc in degustazione alla London Wine Fair

C’è fermento tra i wine lover britannici per l’atteso appuntamento con la London Wine Fair, dove, dal 20 al 22 maggio 2019, il Consorzio Tutela Lugana DOC sarà presente al banco d’assaggio F20/2 in rappresentazione della denominazione e con una selezione di etichette nella tipologia Lugana. Lunedì prossimo l’Olympia Trade Centre di Londra aprirà le porte della sua Grand Hall a migliaia di visitatori tra operatori, professionisti, opinion leader e stampa che qui incontreranno produttori di 32 Paesi e potranno partecipare a masterclass e degustazioni. Un’occasione unica per il settore, che, nel Regno Unito, è particolarmente affezionato ai vini del Belpaese e, in particolare, al territorio gardesano.

Per maggiori informazioni sulla London Wine Fair, orari e apertura al pubblico, visita il sito www.londonwinefair.com

Ma l’attività promozionale di maggio non finisce qui! Venerdì 31 maggio 2019 è in programma per tutti i #luganalovers italiani “Lugana Armonie Senza Tempo 2019”, l’appuntamento annuale e “itinerante”, che, per la prossima edizione, ospiterà ben 52 cantine della DOC a Roma, a Villa Aurelia, Largo di Porta San Pancrazio 1-2. Una location suggestiva che accoglierà il trade e i media in maniera esclusiva dalle 16.00 alle 17.30 e il grande pubblico a partire dalle 18.00 e fino alle 23.00. Un evento imperdibile per tutti gli amanti del settore, un percorso di degustazione per immergersi in tutte le sfumature dei vini Lugana. Per iscriversi, visitare il sito www.consorziolugana.it/armonie-senza-tempo-2019.

Spot TV dedicato al “rosa” più amato

Spot TV dedicato al “rosa” più amato

Dal 19 maggio il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo torna in TV per celebrare l’arrivo della bella stagione e la nuova campagna incentrata sul Cerasuolo d’Abruzzo DOC.

La campagna interesserà i principali canali RAI con passaggi da 5 e 10’’ anche in concomitanza con il Giro d’Italia, quale migliore abbinamento per il rosa più amato.

Il concept del film punta a sottolineare la caratteristica peculiare di questo vino: il suo colore cerasa (cilgiegia), detta in dialetto abruzzese Cirici, Cirice o Cirasce, da cui il nome Cerasuolo.

A fare da cornice ancora una volta l’Abruzzo: il verde lussureggiante dei vigneti che arrivano fino al mare, per un territorio unico che conferisce a questo vino il suo carattere eclettico e versatile.

Grazie al suo goloso profumo fruttato e al suo gusto fresco e vibrante, il Cerasuolo d’Abruzzo DOC è perfetto per la bella stagione.

Ottenuto con la vinificazione di sole uve di Montepulciano, le stesse del Montepulciano d’Abruzzo, raccolte a piena maturazione, il Cerasuolo d’Abruzzo DOC nasce da una particolare e antica tecnica di vinificazione tipicamente abruzzese, che prevede un limitato periodo di fermentazione in presenza delle bucce a poche ore oppure mediante una vinificazione “in bianco”. Questo legame con le antiche tradizioni è divenuto elemento caratteristico di questo rosato, che nel 2010 ha ottenuto la prima denominazione in Italia dedicata esclusivamente alla tipologia rosata, ed èoggi famoso in tutto il mondo.

Il Cerasuolo d’Abruzzo si ottiene dalle uve Montepulciano utilizzando una particolare tecnica di vinificazione, ossia limitando il periodo di fermentazione in presenza delle bucce a poche ore oppure mediante una vinificazione “in bianco”. Si tratta di un metodo antico, da sempre diffuso in terra d’Abruzzo, che nel corso degli anni ha subito una costante evoluzione tecnica pur rimanendo sempre fortemente legato alla tradizione.

Siamo orgogliosi di portare in televisione il rosa d’Abruzzo” afferma Valentino Di Campli, Presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo “Un ulteriore passo nel processo di diffusione di una cultura del bere in rosa che in Italia oggi rappresenta il 6%. Proprio nei mesi scorsi abbiamo presentato Rosautoctono, l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, una compagine che raccoglie i Consorzi di tutela delle denominazioni di origine più rappresentative del settore (Bardolino Chiaretto, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Rosato e Bombino Nero, Salice Salentino Rosato e Cirò Rosato) con l’obiettivo dichiarato di dare una spinta decisiva, non solo dal punto di vista promozionale, ma anche economico e culturale, ai più significativi territori vocati alla produzione di questa tipologia di vino. Si tratta di un’esperienza aggregativa che ora, dopo diverse azioni messe in campo nel corso dell’ultimo anno, imbocca la strada del riconoscimento istituzionale e per noi raggiunge l’apice proprio con la messa on air di questo spot”.

L’iniziativa si colloca infatti in un progetto più ampio di valorizzazione dei vini abruzzesi a denominazione DOP (DOC e DOCG) e IGT, e di tutto lo straordinario territorio abruzzese, che ha avuto il via nel 2018 con un’intensa attività promozionale promossa dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo sia a livello nazionale che all’estero.

Performance e competitività de La Guardiense sui mercati internazionali

Performance e competitività de La Guardiense sui mercati internazionali

La Guardiense, una delle realtà più prestigiose del Sannio beneventano vitivinicolo, con i suoi pluripremiati vini, da sempre impegnata nella conquista dei mercati internazionali è diventata, negli anni, una formidabile ambasciatrice del proprio territorio. Territorio che  ha recentemente ricevuto  da Recevin, la Rete che collega 800 Città  europee del Vino,  il prestigioso riconoscimento di Città europea del Vino 2019, auspicando che il Sannio possa a breve divenire una realtà bella, ordinata e sostenibile, che rispecchi la qualità e l’immagine che il suo vino ha raggiunto oggi, in soli quarant’anni perché, senza il territorio, il vino non può andare avanti soprattutto in ambito internazionale.

I mercati internazionali, infatti, rappresentano una grande sfida a cui La Guardiense sta rispondendo in maniera energica con una presenza costante e continua, anche attraverso la partecipazione a fiere volte a promuovere l’export. Il mercato europeo al momento è quello che esprime i numeri migliori in termini di export, con la Gran Bretagna stabilmente insediata in prima posizione. I vini sono presenti in maniera importante e stabile anche in altri paesi del vecchio continente, come Germania, Polonia, Olanda, Belgio, Irlanda, Francia, Svizzera, Ungheria, Danimarca, Spagna e Repubblica Ceca. Anche la Russia inizia ad apprezzare i nostri vini con una presenza sempre più costante a Mosca, San Pietroburgo e ultimamente nelle regioni che si affacciano sul Mar Nero.

Per quanto riguarda i mercati extra-europei la parte del gigante continua a farla il Giappone che dopo un periodo di leggera flessione ha riconquistato le quote di mercato del passato. Una crescita organica e decisa si sta verificando negli Stai Uniti con la conquista dei mercati dei principali stati dell’East Coast e nel Canada dove l’azienda copre con numeri rilevanti i monopoli delle varie province. Interessante e motivo di sicuro orgoglio è la presenza dei vini La Guardiense a Dubai, negli Emirati Arabi, dove a farla da padrone sono soprattutto le bollicine a marchio Quid e Metodo Classico Cinquantenario, e ad Hong Kong dove, invece, sono i vini rossi a comandare.

Decisamente interessanti sono, inoltre, gli obiettivi a medio-lungo termine che l’azienda ha fissato sui mercati asiatici dove la Cina è il naturale canale di espansione per vini sempre più attraenti e dal grande rapporto qualità-prezzo e che rappresenta la principale sfida commerciale del futuro, unitamente al consolidamento delle posizioni invidiabili conquistate su tutti i mercati internazionali.

Di Gavi in Gavi diventa Festival!

Di Gavi in Gavi diventa Festival!

Non è ancora estate, ma a Gavi è già tempo dell’evento più atteso dell’anno.

Il Consorzio Tutela del Gavi cambia la data dell’appuntamento centrale del suo calendario e lo associa al Premio Gavi La Buona Italia 2019, riconoscimento di rilevanza nazionale, giunto alla sua quinta edizione.  Dopo gli chef “stellati” degli anni precedenti, testimonial di questa edizione de Di Gavi in Gavi è Antonella Clerici, amatissima conduttrice della tv italiana e grande appassionata di cucina. Sarà proprio lei a fare daambassadoralla denominazione del Gavi, una delle ”perle” della sua terra di adozione, per la prima edizione del Di Gavi in Gavi Festival 2019.

Domenica 9 giugnoaccompagnerà i visitatori di corte in corte, alla scoperta dei produttori di Gavi Docg e delle specialità degli 11 comuni che costituiscono la zona di produzione del Grande Bianco Piemontese.

Nelle sei precedenti edizioni il piccolo borgo è stato visitato complessivamente da circa 50.000 persone tra wine lovers, appassionati, food&wine trotter e turisti che hanno scoperto la ‘Destinazione Gavi’.

Oggi il Di Gavi in Gavi Festivalrappresenta una nuova occasione di intrattenimento per il territorio e per i suoi visitatori con un programma diversificato per tutto il week end, da venerdì 7 a domenica 9 giugno

Salone del Vino Naturale Borderwine

Salone del Vino Naturale Borderwine

È diventato tappa obbligatoria per tutti gli amanti del vino naturale, per gli operatori del settore e per i ristoratori italiani e d’oltralpe: la quarta edizione di Borderwine, il Salone transfrontaliero del Vino Naturale, è in programma domenica 26 e lunedì 27 maggio a Cividale del Friuli (UD).

Se molte saranno le novità, location che vince non si cambia: ecco perché gli organizzatori, Fabrizio Mansutti Valentina Nadin, hanno deciso di confermare il Salone al Monastero di Santa Maria in Valle, vera e propria perla della cittadina friulana.

Borderwine si riconferma inoltre un appuntamento che alimenta l’indotto turistico di una cittadina affascinante come Cividale del Friuli, capitale del primo ducato longobardo in Italia e Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2011, mettendo in atto sin dalle prime edizioni una collaborazione con le strutture ricettive presenti nel territorio.

Tra i suggestivi portici del Monastero, un tour enogastronomico che, oltre a racchiudere il meglio del vino naturale italiano, abbraccia i confini del nord est: ci saranno infatti oltre 60 cantine, 22 delle quali provenienti dalla vicina Austria e Slovenia.

Un tema molto caro ai suoi ideatori, quello transfrontaliero, essendo il FVG una terra che da sempre si identifica come crocevia di influssi, che hanno toccato in modo particolare anche la cultura enogastronomica. Altro elemento fondamentale è la spinta che ha permesso a Borderwine di nascere: l’amore e il rispetto per il “vino naturale”.

Ad oggi, infatti, il Salone cividalese può venir considerato come un’eccellenza nel panorama italiano dedicato al vino naturale coltivato e prodotto secondo parametri rigidi. Il futuro dell’enologia e dell’agricoltura, infatti, devono tener sempre di più conto sia del rispetto delle risorse ambientali, sia ai possibili effetti dannosi legati alla “chimica” dei vini.

IL PROGRAMMA

Le due giornate saranno ricche di appuntamenti, selezionandone alcuni si può partire da domenica ore 16, per “Bollicine e Caviale”: degustazione di 6 bollicine “naturali” e di sei caviali dell’azienda Calvisius, in ricordo di Ernesto Cattel dell’azienda agricola Costadilà, tra i migliori produttori simbolo dell’approccio naturale al mondo del vino rifermentato.Conferma di poche ore fa la degustazione di chiusura della giornata, ore 18, tributo a un pioniere del vino naturale e sostenitore da sempre del salone, Dario Princic e i suoi, come ama definirli lui, “vini potabili”.

Tra gli eventi del lunedì, alle ore 14 Carlo Nesler presenta “Il mondo della fermentazione”, un viaggio all’interno del mondo dei cibi fermentati. Si prosegue poi, alle ore 18, con una vera chicca dell’edizione 2019: la speciale verticale di ribolla di uno maestri del vino naturale, il goriziano Damijan Podversic, condotta da Gaetano Saccoccio. 

DULCIS IN FUNDO: L’APERTIVO SECONDO BORDERWINE

Dalle 19 in poi si aprono le danze con “Osteria Evolution”, l’aperitivo secondo Borderwine. Musica blues dal vivo, buon vino e ottimo cibo con svariati stand e diversi amici, saranno con noi: “Al Cjasal” (San Michele al Tagliamento, UD), “Mazzo” (Roma), “Punto” (Lucca), “Tosto” (Altri) e Barred (Roma).

GLI OSPITI SPECIALI

Performance culinarie a cura di Lorenzo Sandano de L’espresso e Cook_inc, direttamente dal cooking show “Cuochi e Fiamme”, accompagnato da Gaetano Saccoccio di Natura delle Cose.com, che nelle due giornate guiderà gli ospiti in un vero e proprio viaggio alla scoperta del vino naturale.

E’ possibile acquistare i biglietti per la singola giornata, per entrambe o per le degustazioni speciali al sito www.gustait.com.

Radici del Sud 2019

Radici del Sud 2019

I vini da vitigno autoctono del Meridione tornano protagonisti con Radici del Sud. Il Salone dei vini e degli oli del Sud Italia è in programma per lunedì 10 giugno 2019 dalle 11.00 alle 21.00 al Castello di Sannicandro di Bari (BA), dove il pubblico potrà degustare le migliori etichette e specialità gastronomiche del Mezzogiorno. Il lunedì concluderà ufficialmente la settimana di Radici del Sud, quando alcuni tra i maggiori esperti del settore si incontreranno a Bari per scoprire i prodotti enologici di Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Giornalisti, wine writer e importatori, suddivisi in quattro commissioni di degustazione, valuteranno gli oltre 300 vini in concorso e decreteranno i vincitori dell’edizione 2019. I Presidenti di giuria nominati quest’anno sono Antonio di Spirito, del blog Luciano Pignataro, Francesco Muci, Responsabile per la Puglia della guida Slow Wine, Maurizio Valeriani, di Vino da bere, e Andrea Terraneo, Presidente di Vinarius.
Alle 19.30 di lunedì è previsto un convegno tenuto da Daniel Romano della maison francese Tarlant, tra le eccellenze dello Champagne, orientata a nuove produzioni con uve provenienti da vitigni meno conosciuti e originari del territorio. Con loro i produttori del Sud Italia e gli ospiti internazionali si confronteranno sul tema dei vitigni autoctoni e su strategie e obiettivi comuni.
Durante tutta la giornata il Salone dei vini e degli oli del Sud Italia sarà aperto al pubblico di appassionati che troverà oltre 110 cantine al piano terra e potrà visitare l’area food e lo spazio dedicato ai vini artigianali al primo piano, assaggiando e acquistando i prodotti delle cantine e delle aziende di gastronomia. La quattordicesima edizione di Radici del Sud si chiuderà poi nel cortile del Castello di Sannicandro, con le premiazioni dei vini e la cena realizzata da cinque chef che prepareranno un menù a base di specialità tipiche del Sud Italia.
Radici del Sud è organizzato con il patrocinio della Regione Puglia, del Comune di Sannicandro di Bari e in collaborazione con Ardeasal e IPPU Packaging Srl. Partners dell’evento sono: AIS, AEPI, Vinarius, Assoenologi e Slow Wine.

RADICI DEL SUD 2019 – Salone dei vini e degli oli del Sud Italia
Dove: Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari (BA)
Apertura al pubblico: 10 giugno 2019
Orario: dalle 11.00 alle 21.00. Conferenza sui vitigni autoctoni con la cantina Tarlant alle 19.30
Ingresso al Salone: kit di degustazione €15, che comprende bicchiere, sacca portabicchiere, quaderno di degustazione e l’ingresso alla cena conclusiva a buffet. Ingresso ridotto a €10 per i soci AIS, FIS, ONAV, FISAR
Parcheggio: disponibile
I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni.

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