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Enoregioni italiane: Costa Anconetana

Enoregioni italiane: Costa Anconetana

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italianeNella Regione  Marche è possibile individuare quattro enoregioni: Costa Anconetana, Colline Centrali, Colline Pesaresi, Piceno. 

COSTA ANCONETANA

Risalgono ai Greci e agli Etruschi le prime pratiche enologiche nelle Marche. Plinio il Vecchio riservò una parte della Naturalis Historia alle bevande del versante adriatico, i monaci Benedettini raccontano di cure mediche con il prodotto delle uve del Monte Cònero e persino Giacomo Leopardi gli dedicò alcuni versi. In seguito la presenza di aziende agricole di lunga tradizione e le residenze storiche costruite con pianterreno destinato alla trasformazione delle uve hanno favorito la produzione di rossi di grande qualità. Il promontorio che si erge sull’Adriatico e le colline che ne discendono verso l’entroterra sono caratterizzate da clima temperato e terreni differenti, con le marne calcaree delle propaggini del monte, le argille marnose di Camerano e Osimo e le sabbie della zona di Offagna. Tutta l’area fa parte del Parco Regionale del Cònero, dove il paesaggio tipico della macchia mediterranea alterna campi, boschi, laghetti e torrenti. Il nome viene da un suo antico prodotto autunnale, il corbezzolo o ciliegio marino (komaròs in greco antico) ed è stato definito il “parco vigneto”, tanto è predominante la vite sulle pendici di questo monte che precipita verso il mare con pareti rocciose di colore rossastro. I rilievi costieri e le colline che da Senigallia si estendono fino al versante meridionale del promontorio ospitano vigneti specializzati che, favoriti dalle brezze marine, danno origine ai tre vini caratterizzanti la più piccola delle enoregioni marchigiane.

Vini locali. Sia il Cònero docg che il Rosso Cònero doc, vini eleganti di fama recente, utilizzano in prevalenza uve di montepulciano che gli conferiscono colore rosso rubino-granato, profumi intensi e vinosi che sanno di frutta rossa matura e note speziate, sapore secco e di corpo. Ma mentre l’uvaggio del secondo vino prevede l’impiego di altri vitigni a bacca nera non aromatici, il disciplinare del primo, un vino più maturo e strutturato, permette l’aggiunta solo di uve sangiovese. Quando è più giovane, fruttato e tendenzialmente tannico, l’abbinamento è con cibi grassi, aromatici, anche a tendenza dolce, come lo stoccafisso all’anconetana, i salumi marchigiani, il pecorino di fossa; quando è più maturo e morbido con primi piatti di pasta ripiena o condita con salse rosse, arrosti di carni rosse, cacciagione, brasati. Il  Lacrima di Morro d’Alba doc, prodotto con le uve dell’omonimo vitigno, di montepulciano e di verdicchio, ha colore rosso rubino carico, profumo intenso di violetta, sapore morbido e caratteristico, di medio corpo e da bere giovane, preferibilmente con carni di vitello e maiale e formaggi semiduri. E’ disponibile anche nella tipologia Superiore, dal sapore secco e l’odore intenso con sentori fruttato-floreali, e in quella Passito, un vellutato vino da dessert e da meditazione  dove sono più evidenti i sentori di rosa e di viola e la nota di amaro  tipico del vitigno lacrima in  giusto equilibrio con il sapore dolce derivante dall’appassimento.

Piatti e prodotti tipici. L’olio extravergine d’oliva marchigiano – dal retrogusto di mandorla e delicate note erbacee e sapore fruttato di media intensità – proviene da un patrimonio storico di cultivar assai differenziato: raggia, frantoio, leccino, carboncella, rosciola, muraiolo, pendolino e altre varietà locali come il sargano di fermo, che alcune aziende lavorano ancora con l’antico sistema delle macine a pietra. Molte le specialità come il mosciolo (mitile simile alla cozza), cipolla di Suasa, salame di Fabriano (tutelato dal Presidio Slow Food), lonzino di fico (impasto di fichi essiccati al sole, mandorle e noci, sapa e mistrà, ben pressato, avvolto in foglie di fico, legato come un salame e conservato in fresche cantine), sapa, miele di melata del Parco del Conero, lavanda e piante officinali. Allo stoccafisso all’anconetana, che si mangia alla vigilia di Natale insieme al brodetto di pesce, è dedicata addirittura un’Accademia; la tradizione suggerisce due accorgimenti: appoggiare il primo strato di stoccafisso su una griglia di rametti di rosmarino senza foglie o di bambù per impedire al pesce di attaccarsi sul fondo e servire il piatto 12 ore dopo la cottura. Il potacchio è una cottura in umido tipica della cultura gastronomica regionale, che  con numerose varianti (sostituzione del pepe con il peperoncino e del vino bianco con il vino rosso, aggiunta di filetti di acciughe dissalati, pomodori, lardo tritato, salvia e finocchio selvatico) cuoce nel vino e negli aromi agnello, coniglio,  lepre e pollo, ma anche alcuni pesci come la coda di rospo e lo stoccafisso. E ancora: antipasti di pesce azzurro marinato, primi piatti a salsa rossa e ragù, gnocchi alla papera, coniglio in porchetta, sardoni scottadito, brodetto di Porto Recanati (nato come piatto povero dei pescatori, ma ormai composto da almeno 13 varietà tra pesci, molluschi e crostacei), caciuni (grandi ravioli di pasta da riempiti con pecorino fresco e stagionato, tuorli d’uovo, zucchero e scorza di limone grattugiata), pane nociato (con pecorino, pepe, parmigiano, noci e uvetta), maiorchino di Ostra Vetere (soffice torta a base di mandorle), beccute (preparate con gli avanzi della polenta, acqua, fichi secchi e, se ci sono, mandorle o noci) e fave dei morti. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

DENOMINAZIONI

DOCG: Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, Cònero

DOC: Esino, Lacrima di Morro o Lacrima di Morro d’Alba,  Rosso Cònero, Rosso Piceno o Piceno, Verdicchio dei Castelli di Jesi

IGT: Marche

“Castagna in festa” per #AmiatAutunno

“Castagna in festa” per #AmiatAutunno

Con la “Castagna in festa” ad Arcidosso (GR), prosegue #AmiatAutunno, la rassegna di appuntamenti dedicata ai prodotti tipici del Monte Amiata, che fino agli inizi di dicembre ogni fine settimana porta alla scoperta di paesi ancora a misura d’uomo e delle tradizioni enogastronomiche che li rendono unici. Un itinerario che riunisce ben sette comuni: per un’intera stagione Abbadia San Salvatore, Arcidosso, Castel del Piano, Castiglion d’Orcia, Piancastagnaio, Santa Fiora e Seggiano offrono al visitatore eventi dedicati al Monte Amiata e ai suoi prodotti.

Venerdì 20, sabato 21 e domenica 22 ottobre, con la “Castagna in Festa” Arcidosso rende omaggio ad uno dei prodotti principe della terra amiatina. Per tre giorni numerose  cantine del borgo si trasformano in taverne offrendo piatti della cucina tipica e curiosità gastronomiche a base di castagne mentre mercatini dell’artigianato, antiquariato, prodotti tipici locali occuperanno tutto Corso Toscana e Piazza Indipendenza. Spazio anche allo spettacolo con musica live, proiezioni luminose e giochi di luce, intrattenimento per bambini, sfilate medievale. Novità di quest’anno sarà un concerto in Piazza Cavallotti. 

Al parco del Pero avrà luogo “Sapori in Festa” la mostra mercato di prodotti enogastronomici a cui aderiscono associazioni e presìdi di tutela come Slow Food, Strada del Vino Montecucco e dei Sapori d’Amiata, Campagna Amica, Fondazione Radici Intelligenti di Seggiano. Qui sarà possibile trovare salumi e formaggi della zona amiatina e delle zone terremotate come Amatrice, delle Apuane, dell’Appennino umbro, della Maremma laziale e toscana, e quindi dall’Amiata, oltre a tartufi, olio di Olivastra seggianese e vino Montecucco IGT, dolci e prodotti di panificio tra i quali il rinomato Biscotto Salato di Roccalbegna.

Ma il calendario di #AmiatAutunno è ancora lungo.

Il 29 ottobre riflettori accesi su Campiglia d’Orcia (comune di Castiglione d’Orcia) per la “Festa del Marrone” che unisce gusto a folklore. Si gustano i piatti della tradizione e soprattutto, i marroni preparati in ogni modo. Intanto i tre Rioni in cui è suddiviso il paese danno vita alla festa. Le strade e le viuzze si riempiono di scenografie dove personaggi in costume raccontano di antiche leggende o cantano stornelli. La storia torna a vivere.

Nato per celebrare la fine del raccolto della castagna e l’inizio della stagione invernale  il 27, 28, 29, 31 ottobre e il 1 novembre a Piancastagnaio è tempo di Crastatone. Il termine Crastatone deriva dal verbo dialettale “crastare”, ovvero l’atto di tagliare la castagna prima di metterla sul fuoco, da  qui la “crastata” (caldarrosta). I chiassi delle Contrade diventano suggestivi percorsi tutto da scoprire: qui l’aria profuma di caldarroste e legna bruciata; cantine e locande offrono degustazioni e  menù deliziosi prendendo per la gola i visitatori con specialità a base di castagne, monne, brodolose, vecchiarelle e suggioli. Mostre d’arte, artigianato e visite guidate arricchiscono la manifestazione.

Il 3 e il 4 novembre, #AmiatAutunno si sposta a Santa Fiora con la “Sagra del Marrone Santafiorese” dedicata ancora una volta alla pregiatissima castagna del Monte Amiata. Due giorni di degustazioni di prodotti tipici a base di castagne, visite guidate nei boschi di Santa Fiora e nei seccatoi, i luoghi tradizionali della lavorazione dei marroni.

Agli oli di Olivastra Seggianese è dedicata la “Festa Olearie” in programma il 2 e 3 dicembre a Seggiano, che offrirà appuntamenti culturali a tema, la migliore tradizione dell’artigianato locale, gastronomia di eccellenza, visite guidate al Museo dell’Olio Diffuso e degustazioni con il metodo Panel Test di olio nuovo ottenuto dalla spremitura della cultivar autoctona. Fiore all’occhiello del percorso museale l’Olivo nel Cisternone, primo progetto scientifico-sperimentale a livello mondiale di una pianta di specie autoctona Olivastra Seggianese alimentata aeroponicamente (radici sospese in vapori acquei e sostanze fitonutritive) collocata all’interno di un’antica cisterna dal novembre 2014.

Info: www.amiatautunno.it – Facebook Amiatautunno – Instagram: Amiatautunno

L’Italia delle guide premia gli autoctoni

L’Italia delle guide premia gli autoctoni

L’Autunno segna un momento importante per le aziende vitivinicole. La vendemmia si è praticamente completata ed in cantina gli enologi sono impegnati ad estrarre dalle uve il meglio dell’annata per regalare agli appassionati winelovers, ancora una volta, etichette memorabili. Ma l’autunno è anche la stagione delle guide internazionali del vino che consigliano i vini da non perdere per l’anno che verrà. Dalle più autorevoli del Belpaese, anche quest’anno, arrivano giudizi lusinghieri al progetto firmato Tenute Rubino.

Ancora una volta sono i vitigni autoctoni maggiormente diffusi nell’areale brindisino, a partire dal Susumaniello senza dimenticare il Primitivo e il Negroamaro, ad aver colpito il palato degli esperti degustatori attestando tutto il prestigio del lavoro di reinterpretazione su queste varietà voluto da Luigi Rubino e condotto in cantina  dall’enologo Luca Petrelli.

La chiave di lettura di questo consenso crescente, che trova anche conferma nei dati di vendita degli ultimi anni registrati dall’azienda, è data da uno scrupoloso disciplinare produttivo interno  che permette di ottenere una materia prima di grande qualità, che in cantina è salvaguardata con le più moderne tecnologie di vinificazione, in grado di garantire una continuità alla qualità di importanti etichette, oramai riconosciute e stimate da una sempre crescente platea di winelovers ed operatori della ristorazione.

 “E’ bello che sulla qualità dei tuoi vini si trovino tutti d’accordo – commenta Luigi Rubino, patron del rinomato marchio di famiglia – diverse guide, la critica enologica e il favore dei consumatori. C’è rispondenza reciproca tra due mondi paralleli che, a volte, sembrano estranei. Il percorso di crescita di un’azienda come Tenute Rubino sta sempre nella scelta del consumatore che,  nei nostri vini, trova identità, qualità enologica e buona reputazione. Costanza è la parola chiave che significa per noi un costante impegno alla ricerca della qualità, perché si può far sempre meglio e – non meno importante – essere riconosciuti dal consumatore per i vini che produciamo, vendemmia dopo vendemmia, chiamando per nome quel vino e non solo l’indicazione di un vitigno. E’  una cosa bellissima che ci emoziona e ci onora”.

Il Susumaniello, vitigno che l’azienda ha fatto diventare il vessillo di una specializzazione produttiva, ha ancora una volta conquistato il Tre Bicchieri della guida del Gambero Rosso, per il secondo anno consecutivo con Oltremé. Questo vino è un rosso innovativo, che punta ad una modernità gustativa che cerca freschezza, equilibrio e un fruttato particolare. La sua carica olfattiva non viene tradita al palato, anzi si amplifica con una linearità varietale che lo fa un vino dinamico, agile, immediato. L’affinamento solo in acciaio, mostra tutta la grandezza gustativa e olfattiva portata in dote delle piante più giovani della Tenuta di Jaddico. Anche l’annata 2016 è immediata, di pronta beva, ed è uno dei pochi rossi che riesce a mettere tutti d’accordo. 

Il Visellio è uno dei Cru di Tenute Rubino, che nasce dalle piante più vecchie di primitivo allevate nella Tenuta di Uggìo. L’apparato radicale maggiormente sviluppato di queste viti consente di ottenere una struttura organolettica importante che dà potenza e intensità e sostiene e bilancia la forza estrattiva complessa del Primitivo. Questo fuoriclasse, con l’annata 2015 ha conquistato i 5 grappoli della guida Bibenda e le 4 viti della guida Vitae edita dall’Ais.

Da Slow Wine, da sempre attenta a segnalare i vini freschi e immediati, invece  arriva il riconoscimento di Vino Quotidiano attribuito all’annata 2016 del Saturnino, il primo vino rosato in assoluto prodotto da Tenute Rubino che prende vita da uve di Negroamaro. Questo vino è fresco ed ha una grande versatilità di abbinamento grazie alla sua intensità olfattiva e ad una piacevolezza di beva.

Il Vesuvio che non ti aspetti

Il Vesuvio che non ti aspetti

Il Vesuvio che non ti aspetti e sa sorprenderti in maniera coinvolgente sta certamente tra i filari della cantina Sorrentino. A Boscotrecase in via Fruscio, dove soffia sempre il vento. La famiglia è alla quarta generazione di produttori che sono riusciti a salvaguardare l’identità territoriale dei vini del Vesuvio con un attento lavoro di recupero dei vitigni autoctoni e puntando ad una qualità delle loro etichette. Catalanesca, Caprettone e Piedirosso qui hanno avuto sempre il loro spazio privilegiato e la giusta cura. I vigneti sono immersi in un paesaggio di rara bellezza, guardano il golfo di Napoli e la costa di Sorrento con Capri in posizione centrale. Il Vesuvio alle spalle sembra seduto in tutta la sua imponenza sui vigneti avvolti dai boschi di pini ad ombrello e da una ricchezza di biodiversità unica, che favorisce l’espressività dei vini.

Sarà Benny Sorrentino, insieme alla giornalista Marina Alaimo, a raccontare tutto questo. Benny è produttrice ed enologa dell’azienda di famiglia che vive un momento felice anche nel settore dell’enoturismo. Arrivano da tutto il mondo per ammirare la bellezza del podere e per conoscere i vini vesuviani. Venerdì 27 ottobre i vini Sorrentino saranno protagonisti di Markus Wine Experience, nella sala degustazione del ristorante Markus a San Paolo Bel Sito. La sala è intima e favorisce la convivialità. Solo dieci posti per poter vivere questa esperienza in un’atmosfera di complicità e del tutto rilassata. Ad ogni vino saranno abbinati i piatti dello chef Maurizio De Riggi che nel nuovo ristorante nel centro storico di San Paolo Bel Sito sta raccogliendo molto seguito con una cucina giovane, mediterranea, di grande attualità ed apertura.

In degustazione ci saranno: Catalò 2016 (100% catalanesca), Natì 2012 (100% caprettone), 7 Moggi 2016 ( 100% piedirosso), Vigna Lapillo Lacryma Christi rosso 2014, Frupa 2012 (100% piedirosso)

Il costo della serata è 40 euro.   ASHTAG #MARKUSWINEXPERIENCE

Info&Prenotazioni – 081 18540847- info@ristorantemarku

Trentodoc al Merano Wine Festival 2018

Trentodoc al Merano Wine Festival 2018

Trentodoc partecipa a Merano Wine Festival, la raffinata manifestazione dedicata al vino e al cibo – giunta alla sua ventiseiesima edizione – che si terrà dal 10 al 14 novembre a Merano, coinvolgendo in maniera diffusa tutta la città. Trentodoc sarà presente con diverse attività, a partire da un grande desk istituzionale collettivo nella Gourmet Arena, con la proposta da parte di preparati sommelier di un’etichetta per ognuna delle 48 cantine associate all’Istituto Trento Doc. Nel Pavilleun de Fleur e nelle sale centrali del Kurhaus saranno presenti 14 case spumantiche selezionate dal Presidente Helmuth Kocher. Inoltre, sabato 11 novembre, alle ore 12.30 c/o Hotel Terme Merano, Maurizio Dante Filippi, Miglior Sommelier d’Italia in carica dell’Associazione Italiana Sommelier e Ambasciatore Trentodoc, condurrà una degustazione guidata dal titolo “UN VIAGGIO NEL TRENTODOC: DALLO CHARDONNAY AL PINOT NERO”, presentando 10 pregiate etichette (la degustazione è a pagamento; per iscrizioni: www.meranowinefestival.com -eventi).

La selezione 2017 delle case spumantistiche selezionate dal Merano Wine Festival presenti con singoli desk nell’area Trentodoc: Abate Nero, Altemasi, Cantina Rotaliana di Mezzolombardo, cantine Ferrari, Cesarini Sforza Spumanti, Conti bossi Fedrigotti, Dorigati, Letrari, Maso Martis, Moser, Rotari, Opera vitivinicola in Valdicembra, Pedrotti, Pisoni. Trentodoc è prodotto principalmente con uve Chardonnay e Pinot nero. Maurizio Dante Filippi, Miglior Sommelier d’Italia 2016 – Associazione Italiana Sommelier – e ambasciatore Trentodoc, condurrà gli ospiti attraverso la degustazione di dieci pregiate riserve con composizioni varietali in percentuali diverse, anche in relazione al micro-territorio di provenienza.

Etichette in degustazione (Prezzo di ingresso: 40€):

Trentodoc Bellaveder Brut Nature Riserva 2012 – Bellaveder

Trentodoc Cesarini Sforza Aquila Reale Riserva 2008 – Cesarini Sforza

Trentodoc Balter Riserva 2011 – Balter

Trentodoc Altemasi Riserva Graal 2009 – Altemasi

Trentodoc Methius Riserva 2011 – Metius

Trentodoc Cuvée del Conte Fondatore Brut 2011 – Conti Wallenburg

Trentodoc Abate Nero Domini Nero 2010 – Abate Nero

Trentodoc Ferrari Perlé Nero 2009 – Cantine Ferrari

Trentodoc Rotari AlpeRegis Rosé 2013 – Rotari

Trentodoc Pisoni Rosé Brut 2013 – Pisoni F.lli”

Info: Istituto TRENTODOC – +39 02 87334224 – press.istituto@trentodoc.com  –  www.trentodoc.com

Da Gaiole a Matera: la cultura come unione,  le diversità come ricchezze

Da Gaiole a Matera: la cultura come unione, le diversità come ricchezze

Matera è a dodici ore di automobile e decine di treno, quattro regioni lontana da Gaiole in Chianti. La cultura, un riconoscimento dell’eccellenza del borgo toscano, ha annullato questa distanza. Gaiole in Chianti ha trovato il suo posto da protagonista nel contenitore creato dalla Fondazione Cultura Italiae e definito “S.E.M.I. Storie di Eccellenza, Merito e Innovazione, tre giornate evento all’insegna della condivisione e della collaborazione, per promuovere e sostenere le eccellenze italiane, che si è svolto a Matera, dal 13 al 15 ottobre 2017.

Nell’occasione di S.E.M.I, a Michele Pescini, sindaco di Gaiole in Chianti, e a Paolo Verri della Fondazione Matera 2019, è stato consegnato da Angelo Argento, presidente della Fondazione Cultura Italiae. il riconoscimento Presidio Culturale Italiano. La cerimonia è stata guidata dai giornalisti Mario De Pizzo di RAI News24, Maria Cristina Bigongiali, RAI e Roberto Arditti.

L’Italia, secondo Cultura Italiae, è uno straordinario Paese in cui gran parte della ricchezza è celata. Oltre il patrimonio dei beni artistici offerti al turismo, c’è un’Italia profonda fatta come un ordito di un tessuto, in cui la socialità, la storia, il pensiero, gli uomini e le donne, il cielo e i paesaggi, gli odori e il cibo, le pietre e l’erba formano tante unicità che costituiscono un insieme fantastico.

Cultura Italiae – commenta Angelo Argento presidente – è un’associazione indipendente e plurale che riunisce una comunità di persone con idee e valori condivisi. Fondata per connettere esponenti della società civile, vuole riconoscere il valore dell’eccellenza e individuare gli indici che la determinano. Da Matera, partendo proprio dall’esempio di Gaiole e del Chianti Storico, Cultura Italiae lancia il progetto S.E.M.I. e il gruppo di lavoro che ha il compito di definire scientificamente la metodologia per la misurazione dei valori di eccellenza, formato da Lucia Biondi, ricercatrice dell’Università di Roma Tor Vergata, e dal professore Martin Piber dell’Università di Innsbruck. È un primo passo con un buon punto di partenza.” 

Il lavoro di Cultura Italiae è, dunque, insieme originale e normale. L’originalità è data dall’approccio distonico rispetto a una tendenza alla valorizzazione basata sull’evento e sulla volontà di proporre modelli anche al “mercato” delle comunità avvalorando format. La normalità è nel cogliere la necessità di riconoscere le eccellenze sociali e porle in primo piano.

Gaiole in Chianti – ha affermato Michele Pescini, sindaco di Gaiole, nel ricevere il premio – non è un’enclave, un sistema chiuso che tutela ciò che contiene, un eden. Anzi, proprio nelle relazioni fonda la sua forza. Esportiamo e mettiamo in gioco la nostra “bellezza del vivere” che è fatta di relazioni umane. Uno stile di vita di cui la nostra Eroica ne è esempio e sintesi. Di fatto cerchiamo attraverso la bellezza intesa in senso ampio e non solo estetico, di raccontare noi stessi per come siamo stati e come cambiamo. Il Chianti Storico, nostra specificità, è tante cose insieme: un’economia agricola che ha la terra come ragione, materia e fulcro; una serie di comunità umane che accolgono seguendo quanto imparato.”

Ringraziamo Cultura Italiae per quanto non ci attribuisce – continua Pescini – Non siamo e non vogliamo essere un modello. Crediamo che la consapevolezza per una comunità di essere un’eccellenza in Italia sia uno stimolo sereno e una conferma di ciò che ogni giorno siamo e facciamo.”

Nelle foto: Sul palco di Cultura Italiae da sx Salvatore Adduce, Fondazione Matera 2019, Roberto Arditti, giornalista, Michele Pescini, sindaco di Gaiole in Chianti, Mario De Pizzo, giornalista-Consegna targa da sx Angelo Argento, presidente di Cultura Italiae, Michele Pescini, sindaco di Gaiole in Chianti-La targa

          

Enoregioni italiane: Toscana Centrale e San Gimignano

Enoregioni italiane: Toscana Centrale e San Gimignano

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italianeNella Regione Toscana è possibile individuare nove enoregioni: Apuane, Lunigiana e Lucchesia, Bolgheri e Costa degli Etruschi, Colline Fiorentine e Carmignano, Maremma Toscana, Colline Aretini e Valdichiana, Montalcino e Terre di Siena, Terre di Montepulciano e Orcia, Chianti Classico, Toscana Centrale e San Gimignano.

 TOSCANA CENTRALE E SAN GIMIGNANO

L’enoregione si estende dalla Val di Nievole a nord al territorio di San Gimignano verso Siena al sud, attraversando le pendenze dell’empolese, i  bassi rilievi dei fiumi Elsa ed Era e le colline pisane. I terreni vitati  sono tutti costituiti da sedimenti marini sabbiosi, moderatamente profondi e ben drenati, ma le caratteristiche assai variabili dei suoli e della disponibilità idrica insieme ad alcuni particolari microclimi influenzano i caratteri organolettici delle uve e dei vini locali. La Strada del vino delle Colline pisane offre un itinerario ideale (a piedi, cavallo o mountain bike), con un clima mite anche d’inverno, verdi pianure e colline, antichi borghi e castagneti. La Strada del vino Vernaccia di San Gimignano si snoda lungo campi variamente coltivati, boschi,  vigneti e ulivi, per poi arrivare al profilo di torri e palazzi della cittadina medioevale dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità e patria dell’omonimo vino. Della presenza della viticoltura nell’area già all’epoca etrusca si hanno numerose testimonianze archeologiche, ma la storia della Vernaccia, nominata da Dante Alighieri nella Divina Commedia, risale al ‘200, periodo in cui pare sia qui arrivato il vitigno proveniente dalla zona di Vernazza, in Liguria (nessun legame, quindi, con quello coltivato in Sardegna). Il secolo di maggior successo è stato il ‘700, poi un lento declino fino alla nuova fase di crescita qualitativa culminata nel 1993 con il riconoscimento della docg.

Vini locali. Il trebbiano toscano è la base tipica di molti vini bianchi della regione, come il Bianco dell’Empolese doc, dal colore giallo paglierino, profumi fruttati e delicati, sapore secco, asciutto ed armonico che si abbina bene a primi piatti di verdure e carni bianche. La tipologia Vin Santo Secco o Amabile è caratterizzata da  maggiore persistenza e complessità aromatica, sorretta da una gradazione di 15°-16°. Dagli acini assai resistenti della santa colombana, coltivata nelle campagne di Peccioli, si produce un vino in purezza dalle tinte giallo acceso, da consumare presto e difficile da trovare fuori dell’area di produzione. Più diffuso è invece il San Torpè doc, che deve il suo nome alla particolare varietà di trebbiano usato, il san torpè appunto, in ricordo del primo santo martire di Pisa. Di colore giallo paglierino e media struttura, si tratta di un vino semplice da bere giovane per apprezzarne i profumi fini e delicati che ricordano il biancospino e la mela; il sapore secco e armonico accompagna primi piatti semplici come la panzanella e ricette leggere di pesce e di verdure. Da assaggiare con la pasticceria secca la tipologia Vin Santo, un passito con almeno 16° e 3 anni di invecchiamento in caratelli (4 per la Riserva), dal profumo che richiama le spezie e la frutta candita, grande morbidezza e persistenza aromatica. Ma a fare la parte del leone è la  Vernaccia di San Gimignano docg, primo tra i vini italiani ad ottenere la denominazione e uno dei pochissimi vini bianchi disponibile anche nella tipologia Riserva. E’ un bianco di colore paglierino carico, con profumi di mela selvatica e fiori bianchi, sapore secco abbastanza morbido e sapido, molto corposo e con una nota acidula, anche se la tendenza attuale è quella di attenuare le ultime due caratteristiche a favore di una maggiore rotondità e morbidezza. Eccellente come aperitivo e con gli antipasti soprattutto di mare, si beve su piatti di pesce importanti e saporiti e con le carni bianche. Disponibile nelle tipologie Rosso, Rosato, Vin Santo, Vin Santo Occhio di pernice e monovarietali Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Pinot nero, è invece la doc San Gimignano, vinificata in tutta la zona collinare intorno all’omonimo comune.

Piatti e prodotti tipici. L’antica colombana è un’uva bianca da tavola dai piccoli chicchi giallo intenso e molto profumati; essendo una varietà tardiva la si raccoglieva a ottobre, ma poteva rimanere sulla pianta senza essere attaccata dalle muffe fino a novembre inoltrato. Molto apprezzata dai bambini, era abitudine mangiarla insieme ai pomodorini invernali e al pane o trasformarla in marmellata. Girovagando intorno a San Gimignano, si incontrano piccoli campi coltivati a Crocus sativus (lo zafferano), prodotto noto per la sua bontà fin dal Medioevo e oggi tutelato dalla dop. Oltre ai classici salumi, formaggi e salse toscane, tra le produzioni alimentari locali ricordiamo tartufi, miele, ciliegie, fragole, il mortito (tradizionale salame al mirto di San Gimignano) e l’olio extravergine d’oliva Toscano Monti Pisani igp ricavato da cultivar frantoio, moraiolo, leccino e razzo, colore giallo oro con toni di verde, odore di fruttato leggero e sapore di fruttato con leggera percezione di piccante e intensa sensazione di dolce. Tra le specialità culinarie: panzanella, zuppa di pane, papero in umido (casseruola di carne d’oca, pomodoro e olive), risotto alla tinca, cacciucco alla pisana, spaghetti alle arselle, zuppa di cavolo, cinghiale in agrodolce, coniglio fritto, tordi allo spiedo (ripieni di salsiccia e aromi e alternato a fette di rigatino, di pane e di patate), francesina (lesso avanzato ripassato nel sugo e profumato con il prezzemolo), salsicce con fagioli all’uccelletto, torta al limone, torta di ricotta allo zafferano,  bastoncelli di nozze all’anice (cotti sui ferri da cialda), torta coi bischeri (i ritaglietti di pasta che sovrastano la farcitura e sporgendo in fuori, friabili e croccanti, si fanno mangiare per primi, come i bischeri, gli sciocchi appunto) e il classico zuccotto farcito di crema e panna montata. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

DENOMINAZIONI

DOCG: Chianti, Vernaccia di San Gimignano

DOCBianco dell’Empolese, Colli dell’Etruria Centrale, San Gimignano, San Torpè, Terratico di Bibbona, Terre di Pisa, Valdinievole, Vin Santo del Chianti

IGT: Colli della Toscana Centrale, Costa Toscana, Toscano o Toscana, Montecastelli     

                      

 

Ricolmatura: la cerimonia del tappo alla Fattoria dei Barbi

Ricolmatura: la cerimonia del tappo alla Fattoria dei Barbi

Da quasi un secolo alla Fattoria dei Barbi a Montalcino (SI) si ricolmano e cambiano i tappi alle bottiglie di Brunello e di Brunello Riserva dei Barbi – custodite nelle Cantine dove riposa una collezione completa dal 1892 a oggi – e, gratuitamente, anche a quelle dei clienti. La ricolmatura è un’operazione necessaria per permettere al Brunello di invecchiare. Col passare del tempo infatti le bottiglie piano piano scolmano: il tappo di sughero perde elasticità e coesione, e non aderisce più perfettamente al vetro: è quindi necessario riportare il vino al livello giusto e cambiare il tappo.

La cerimonia del tappo è un procedimento così esclusivo e prezioso che si è deciso di rendere questo evento un momento di festa e di condividere la giornata insieme a tutti gli amici che vorranno partecipare: sabato 21 e domenica 22 ottobre sarà possibile portare i propri Brunello – purché abbiano oltre vent’anni – da ricolmare lasciandoli in Cantina per poi esser avvertiti quando saranno pronti oppure semplicemente assistere alla ricolmatura effettuata in pubblico nel pomeriggio dal nostro cantiniere che illustrerà tutti i passaggi necessari: dopo l’esame visivo, olfattivo e gustativo, viene eseguita la ricolmatura con vino conservato in stato ottimale nelle nostre cantine e, infine, la successiva ritappatura, con sugheri nuovi marcati Barbi e l’apposizione della capsula sulla bottiglia. Il sughero vecchio infine viene legato al collo della bottiglia con un filo rosso. Vengono ricolmate solo bottiglie di oltre vent’anni, conservate in stato ottimale, e non quelle difettose, perché mal conservate. Le bottiglie che risultano non idonee vengono restituite ai possessori senza ricolmarle.

Il cliente che nel fine settimana porterà a ricolmare la bottiglia più antica di Brunello della Fattoria dei Barbi sarà premiato con una magnum di Brunello. Nella speciale occasione Brunello di vecchie annate che si possono trovare solo alla Fattoria Dei Barbi saranno in vendita oltre che in bottiglia anche al bicchiere, sia in Taverna che in Enoteca/Punto vendita.

La cerimonia del tappo prosegue la stagione degli eventi 2017 alla Fattoria dei Barbi programmati con cadenza annuale: qui il calendario completo >> https://goo.gl/okA7o4 

Ricolmatura: Primo gruppo: ore 11,30 visita guidata al Museo del Brunello e alle antiche Cantine di affinamento con degustazione. Pranzo Taverna dei Barbi. Ricolmatura ore 16.00 | Secondo gruppo: Ricolmatura ore 16.00. A seguire visita guidata alle antiche Cantine di affinamento con degustazione e visita guidata al Museo del Brunello. Cena Taverna dei Barbi. Ticket di ingresso: > € 50 a persona, pranzo o cena inclusi presso la Taverna dei Barbi, > € 210 a persona e solo su prenotazione, pranzo o cena inclusi presso le Cantine storiche, tra le vecchie botti centenarie, con menù tratto interamente dal ricettario del 1899 di Elina Colombini e piatti abbinati a Brunello 1981, 1982, 1983 e 1986. Per info e prenotazioni: info@fattoriadeibarbi.it | tel. +39 0577 841111- wine shop +39 0577 841205 | www.fattoriadeibarbi.it

Enoregioni italiane: Chianti Classico

Enoregioni italiane: Chianti Classico

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italianeNella Regione Toscana è possibile individuare nove enoregioni: Apuane, Lunigiana e Lucchesia, Bolgheri e Costa degli Etruschi, Colline Fiorentine e Carmignano, Maremma Toscana, Colline Aretini e Valdichiana, Montalcino e Terre di Siena, Terre di Montepulciano e Orcia, Chianti Classico, Toscana Centrale e San Gimignano. 

CHIANTI CLASSICO

E’ la culla di uno dei vini italiani più famosi nel mondo, prodotto nell’area che fu teatro dell’aspra e lunga guerra tra Firenze e Siena. Si estende per 70mila ettari, con paesaggi collinari che a tratti presentano notevoli pendenze e il gradevole alternarsi di boschi di querce, castagni, vigneti e (anche se meno frequenti) uliveti. I rilievi a volte impervi e sassosi rappresentano bene il carattere originario del Chianti, che proveniva da vigne difficili da coltivare, in appezzamenti spesso piccoli e terrazzati e in un clima non sempre favorevole, ma piantate su terreni capaci di conferirgli aromi e struttura. Le diversità legate alla composizione dei suoli (che varia dal tipico galestro all’argilla), all’esposizione (e quindi riscaldamento dei terreni e maturazione delle uve) e all’impostazione  dei singoli produttori (per esempio con uso più o meno accentuato del legno), danno vita a marcate differenze tra le singole etichette, anche se tutte identificate dal marchio “Gallo Nero”: dai freschi e fruttati, più simili al Chianti tradizionale, ai vini evoluti ed eleganti, con note di vaniglia e idonei all’affinamento. Gli itinerari de La Strada del Vino e dell’Olio Chianti Classico si intrecciano con quelli de L’Eroica, la manifestazione cicloturistica che ogni anno organizza una pedalata d’epoca sulle tipiche strade bianche, toccando le bellezze paesaggistiche e culturali del territorio.

Vini locali. Il moderno Chianti Classico nasce all’inizio dell’Ottocento nella tenuta del Castello di Brolio, quando il barone Bettino Ricasoli creò un vino semplice e da bere subito, a base di sangioveseapportatore di profumi e corpo, canaiolo per ingentilire le asprezze, malvasia per esaltare il sapore e successivamente anche il trebbiano. Fino a trent’anni fa il Chianti Classico, anche se fruttato e piacevole, presentava tannini evidenti e mal sopportava lunghi affinamenti. Le moderne tecniche di vinificazione ne hanno fatto un grande rosso, giustamente tannico, equilibrato ed armonico, in grado di esprimere le caratteristiche migliori del sangiovese presente tra l’80 e il 100% dell’uvaggio. Pur mantenendo quasi invariata la composizione delle uve, il vino di oggi, certificato dalla  denominazione di origine controllata e garantita, è infatti più strutturato ed importante, dal colore rosso rubino, profumi intensi con note di viola, gusto leggermente tannico, armonico e di corpo, adatto all’invecchiamento soprattutto nel tipo Riserva che resiste anche oltre i 10 anni. Ottimo con piatti saporiti, arrosti misti di carne rossa e formaggi stagionati. Altro vino toscano tipico di notevole interesse è il Vin Santo dei Colli dell’Etruria centrale doc, ottenuto da uve lasciate appassire su graticci ed affinato in piccole botti (caratelli) per almeno un anno, ottimo accompagnamento della pasticceria secca. La doc è disponibile anche nelle tipologie Bianco (da abbinare a marzolino, panzanella, acquacotta, cipollata), Rosso (fegatelli, trippa,  scottiglia, fagioli al fiasco), Rosato (panzanella, crostini alla toscana, lardo di Colonnata, caciotta toscana, pappa al pomodoro, carne bianca) e Novello (ribollita, pappardelle, arista alla fiorentina).

Piatti e prodotti tipici. Questa è una terra di grande olio di oliva, splendide carni, salumi, pecorini e tartufi bianchi. Chianti Classico è il nome dell’olio dop prodotto in  zona, fruttato molto intenso e fresco, corposo e astringente, con note erbacee e un fondo dalle punte di amaro e piccante intenso, ideale da aggiungere a crudo in tavola sulle famose e rustiche zuppe toscane, sulla bruschetta e nel pesto toscano insieme al cavolo nero. La cinta senese, che qui ha una lunga storia (è rappresentata nel trecentesco “Effetti del Buongoverno”, dipinto nel 1338 da Ambrogio Lorenzetti all’interno del Palazzo Pubblico di Siena), non è un incrocio tra un maiale e un cinghiale ma una razza autoctona allevata allo stato semibrado in ambiente semiboschivo, caratterizzata da un mantello scuro con una fascia bianca, forte strato di grasso, gusto accentuato e particolare consistenza della carne. Tra gli stupendi salumi artigianali – prosciutto, finocchiona, salsicce di cinghiale – non vanno dimenticati il rigatino, la pancetta tesa asciutta e pepata, e la soppressata o coppa, un insaccato enorme fatto con tutte le parti della testa del maiale lessate con aromi e spezie e tagliate a grossi pezzi. Il marzolino, che un tempo veniva confezionato solo in primavera, è un pecorino diverso da tutti perché per tradizione, è prodotto da latte intero di due mungiture, coagulato con cagliofiore ricavato dal fiore del carciofo selvatico e stagionato in cantina da 30 giorni a 6 mesi. Oltre a molte ricette della tavola tradizionale toscana, della cucina chiantigiana ricordiamo ribollita, fettunta, crostini neri di milza, panzanella, zuppa di fagioli con pieducci di maiale, pappa al pomodoro, pappardelle al cinghiale, bistecche alla fiorentina di carne chianina, cinghiale arrosto, cinghiale in dolceforte (l’antica ricetta con vino rosso, cioccolato fondente, uva passa e pinoli), frittata di vitalbe, fagioli al fiasco, migliaccio (focaccia salata a base di farina gialla e uva passa), panella con l’uva, cantuccini e ricciarelli. E per finire una pesca cotogna del Poggio, dal caratteristico profumo di violetta, immersa in Chianti giovane addolcito con lo zucchero. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

DENOMINAZIONI

DOCG: Chianti Classico

DOCColli dell’Etruria Centrale, Val d’Arbia, Vin Santo del Chianti Classico

IGT: Colli della Toscana Centrale, Toscano o Toscana 

           

XVI edizione del concorso “La Vigna Eccellente”

XVI edizione del concorso “La Vigna Eccellente”

Domenica 29 ottobre si svelerà il nome del vincitore della XVI edizione del concorso “La Vigna Eccellente”, l’unico in Italia che premia non il miglior vino ma il miglior vigneto e, di conseguenza, l’agricoltore che lo ha coltivato. Un’idea del Comune di Isera – Città del Vino della destra Adige della Vallagarina, in provincia di Trento – nata nel 2001 per riconoscere l’importante ruolo del viticoltore nella difesa, tutela e valorizzazione non solo della risorsa viticola ma anche del territorio, dove la vigna è allo stesso tempo scenario e risorsa, e nella convinzione che il buon vino si faccia innanzitutto in campagna. Protagonista non poteva che essere il Marzemino, vitigno a bacca nera che in Vallagarina – e in particolare nella zona di Isera e dei Ziresi – ha trovato l’habitat ideale per dare vita ad un grande vino, annoverato tra le eccellenze enologiche trentine. Motivo per cui l’iniziativa ha potuto contare sul supporto della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino, nell’ambito del coordinamento delle manifestazioni enologiche provinciali orientato, appunto, alla promozione del mondo vitivinicolo trentino (#trentinowinefest).

Numerosi gli agricoltori in lizza, per un totale di oltre 216mila metri quadrati di vigneti, giudicati sotto il profilo agronomico, sanitario ed estetico/qualitativo da una giuria di qualità, presieduta dal Professor Attilio Scienza, Docente di Viticoltura alla Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, e composta dal giornalista Nereo Pederzolli, da Francesco Ribolli, Duilio Porro e Marco Stefanini della Fondazione Edmund Mach – Istituto Agrario di San Michele all’Adige, dal Gran Maestro della Confraternita della Vite e del Vino di Trento Enzo Merz, da Carlo Rossi – che, nel 2001, ha tenuto a battesimo il concorso in qualità di Sindaco di Isera – , da Franco Nicolodi e Paolo Benvenuti, rispettivamente coordinatore regionale e direttore dell’Associazione Italiana Città del Vino.

I tecnici della Fondazione Mach hanno analizzato i vigneti da primavera a fine agosto, prendendo in considerazione l’andamento della vegetazione, la sanità fitopatologica del vigneto, la maturazione e l’equilibrio vegeto-produttivo delle viti. Dalle considerazioni emerse, è stato definito il gruppo dei dieci finalisti all’interno della quale la giuria decreterà i primi tre classificati. Il primo riceverà un assegno da 1.500 euro, il secondo da 1.000 euro e il terzo da 500 euro.

Lo stato di sanità delle uve era buono anche se quest’anno, viste le particolari condizioni climatiche, il Marzemino ha anticipato la maturazione – ha commentato Attilio ScienzaUn’annata segnata prima da freddo e grandine e poi da siccità che non ha reso facile presentare un vigneto in ordine e in cui, più che in altre occasioni, sono state fondamentali la mano e l’esperienza del viticoltore“.

La premiazione, in programma alle ore 16.00 presso la Sala della Cooperazione di Isera, sarà inoltre occasione per presentare “La Vigna Antica”, libro a metà strada tra saggio e romanzo, scritto da Leonardo Franchini e Attilio Scienza, con un intero capitolo dedicato al Marzemino e che offrirà interessanti spunti per discutere di sostenibilità, ricerca genetica e prospettive per il futuro di questo vitigno.

A supporto dell’evento, nel corso dell’intero weekend, il Comune di Isera sarà cornice di “La Vigna Eccellente. Ed è subito Isera”, una serie di iniziative dedicate a winelovers e appassionati: wine tasting, enotour in vigneto, eventi in cantina, menù a tema e spettacoli itineranti ispirati alla storia del vino principe della Vallagarina. La manifestazione avrà luogo grazie al supporto di numerosi partner istituzionali e privati: APT Rovereto e Vallagarina, Montura, Cassa Rurale Vallagarina, Slow Food Vallagarina Alto Garda e operatori di Isera, tra cui Cantina d’Isera, Azienda Agricola Conti Bossi Fedrigotti, Azienda Agricola de Tarczal, Spagnolli Vini, Casa del Vino della Vallagarina, Locanda delle Tre Chiavi, Panificio Moderno e fa parte della rassegna “DiVin Ottobre – L’autunno colora la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino”, kermesse di iniziative enogastronomiche che avranno luogo durante tutti i weekend di ottobre.

Info: visitrovereto.it/vivi/eventi/la-vigna-eccellente – #lavignaeccellente -#trentinowinefest

Marzemino – Il vitigno Marzemino rappresenta una delle varietà più interessanti della vitivinicoltura trentina. Giunto in queste terre quando Venezia dominava i commerci in tutto l’Adriatico, è proprio in Vallagarina che, grazie ad un ambiente ideale e ad un clima subcontinentale, è cresciuto fino a diventare il grande vino di oggi. In particolare è nella zona di Isera e dei Ziresi che riesce ad esprimersi al meglio: è proprio qui che nasce infatti il Trentino D.O.C. Superiore Marzemino, un vino che risponde a standard qualitativi ancora superiori rispetto a quelli del Trentino D.O.C. Assunto ad autoctono della terra trentina, è la terza varietà a bacca nera più prodotta sul territorio provinciale, con 30mila quintali annui (dati vendemmia 2016-Consorzio Vini del Trentino). Di colore rosso rubino, scuro con tonalità violacee, presenta aromi e fragranze di frutti di bosco con sfumature floreali di viola mammola, frammisti a note leggermente speziate e vagamente balsamiche.

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