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Decreto agricoltura sociale

Decreto agricoltura sociale

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto per la definizione dei requisiti minimi per le attività di agricoltura sociale, che  apre le porte alle potenzialità di sviluppo di Welfare rurale, facilitando l’attivazione di servizi per le comunità locali e  offrendo nuove forme di inclusione, riscatto e valore sociale. Secondo il decreto del Ministero delle Politiche agricole si è  soggetti di agricoltura sociale quando si accolgono ed impiegano attraverso percorsi stabili di inclusione socio-lavorativa dei soggetti mediante l’utilizzo delle tipologie contrattuali riconosciute dalla normativa vigente. In particolare, le aziende agricole in forma singola o associata e le cooperative sociali il cui reddito da attività agricola debba essere superiore al 30% del totale possono essere riconosciute come soggetti che erogano servizi di agricoltura sociale.

Tra gli utenti di tali servizi si considerano i lavoratori con disabilità e svantaggiati e i minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale; inoltre sono servizi di agricoltura sociale anche le prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali mediante l’utilizzazione delle risorse materiali e immateriali dell’agricoltura per promuovere, accompagnare e realizzare azioni volte allo sviluppo di abilità e di capacità, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana.

Anche le prestazioni e servizi che affiancano e supportano le terapie mediche, psicologiche e riabilitative finalizzate a migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive dei soggetti interessati che possono prevedere l’ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante, si possono considerare attività di agricoltura sociale. Infine sono riconosciuti tali anche i progetti finalizzati all’educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale, quali iniziative di accoglienza e soggiorno di bambini in età prescolare e di persone in difficoltà sociale, fisica e psichica.

Anche l’aspetto relativo al numero di utenti è stato chiarito. Infatti per aziende che hanno fino a 15 addetti è possibile impiegare 1 utente. Tra le 16 e le 20 unità è possibile impiegare fino a 2 soggetti mentre per aziende con un numero più elevato di dipendenti deve essere rispettato il parametro del 10% massimo di utenti di agricoltura sociale. Le prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali possono essere realizzate anche attraverso forme di inserimento indiretto, quali tirocini, borse lavoro, attività formative, orientamento per le categorie svantaggiate o altre modalità disciplinate dalla normativa vigente. Inoltre fanno parte delle attività di agricoltura sociale anche quelle che si tengono a distanza dal fondo agricolo ma inerenti l’attività aziendale. Pensiamo ad esempio all’attività di vendita diretta.

Per la “bontà” del servizio erogato è richiesta la presenza di figure professionali preposte all’erogazione di tali servizi. La presenza delle figure professionali potrà essere dimostrata mediante collaborazioni o convenzioni. Tali requisiti possono essere assolti anche attraverso la stipula di accordi di collaborazione. Pensiamo ad esempio all’utilizzo di animali negli interventi assistiti per migliorare le condizioni di salute, le funzioni sociali, emotive e cognitive delle persone coinvolte.

Anche gli orti sociali, condotti da soggetti riconosciuti per l’erogazione di servizi di agricoltura sociale trovano spazio nel decreto. Inoltre vengono ulteriormente riconosciuti gli agriasilo. La regolamentazione delle fattorie didattiche invece viene demandata alle normative regionali. Infine un articolo del decreto si preoccupa di definire le strutture in cui viene svolta l’attività sottolineando come debbano essere adempiuti tutti gli obblighi di legge per l’accoglienza, la somministrazione di cibo e bevande demandando, anche qui, alcuni aspetti alle norme regionali.

Nel nostro Paese ci sono migliaia di realtà molto diversificate che avranno finalmente un punto di riferimento per le proprie attività in ambito sociale persone con problemi di dipendenza (droga e alcool in particolare), orto-terapia, ippoterapia e altre attività con disabili fisici e psichici di diversa gravità. Inoltre, ci sono realtà che seguono il reinserimento sociale e lavorativo di persone emarginate (minori a rischio, disoccupati di lunga durata, ecc.), che puntano allo sviluppo di un’attività agricola volta al miglioramento del benessere e della socialità, oppure alla creazione di agri-asili. Il Decreto chiarisce finalmente che le aziende agricole in forma singola o associata e le cooperative sociali, il cui reddito da attività agricola debba essere superiore al 30% del totale, possano essere riconosciute come soggetti che erogano servizi di agricoltura sociale.

A 21 “Benemeriti della Vitivinicoltura Italiana” il premio Angelo Betti

A 21 “Benemeriti della Vitivinicoltura Italiana” il premio Angelo Betti

 Intitolato ad Angelo Betti, ideatore di Vinitaly, il Premio “Benemeriti della Vitivinicoltura Italiana” viene assegnato fin dal 1973 ai grandi interpreti del mondo enologico italiano, su segnalazione degli Assessorati regionali all’agricoltura regionali. A loro spetta infatti il compito di indicare coloro che, con la propria attività professionale o imprenditoriale, hanno contribuito e sostenuto il progresso qualitativo della produzione viticola ed enologica della propria regione e del proprio Paese.

Per il 53° Vinitaly, le insegne del Premio Angelo Betti vengono attribuite a: Francesca Margiotta (Abruzzo); Paride Leone (Basilicata); Ciro Giordano (Campania); Roberto Ceraudo (Calabria); Pierluigi Sciolette (Emilia-Romagna); Manlio Collavini (Friuli Venezia Giulia); Giovanni Terenzi (Lazio); Viticoltori Ingauni Societa’ Agricola Cooperativa (Liguria); Luca Formentini (Lombardia); Adriano Lorenzi (Marche); Azienda Vitivinicola Terresacre (Molise); Vincenzo Gerbi (Piemonte); Franz Pratzner (Provincia Autonoma Di Bolzano); Enrico Zanoni (Provincia Autonoma Di Trento); Giuseppe Baldassarre (Puglia); Giovanna Chessa (Sardegna); Nino Caravaglio (Sicilia); Ferdinando Guicciardini (Toscana); Roberto Di Filippo (Umbria); Agostino Buillas (Valle D’aosta); Armando De Zan (Veneto).

I nomi di questi professionisti ed imprenditori vanno ad arricchire un Albo d’Oro composto da personalità che hanno fortemente contribuito alla crescita del sistema viticolo ed enologico italiano, tanto da farne un modello di riferimento internazionale.

Il riconoscimento viene tradizionalmente consegnato il giorno dell’inaugurazione di Vinitaly.

Auguri al Breganze

Auguri al Breganze

L’Associazione nazionale Città del Vino, che conta tra i suoi Comuni un gran numero di  città legate ai disciplinari delle denominazioni storiche,  vuole celebrare i 50 anni dei vini che hanno ottenuto la certificazione nel 1969 con articoli, eventi e approfondimenti. Iniziamo proponendo una scheda con le caratteristiche e gli abbinamenti di queste DOC (alcune delle quali sono nel frattempo diventate DOCG).

BREGANZE  

Disciplinare: approvato DOC con Dpr 18.07.69 (G.U. 225 -04.09.69)

Regione: Veneto

Provincia/e: Vicenza

Città del Vino: Breganze

Tipologie: Breganze Bianco, Rosso, Tai (da Tocai friulano), Pinot bianco, Pinot grigio, Torcolato (da uve passite Vespaiola), Chardonnay, Sauvignon, Pinot nero, Marzemino, Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet, anche nelle tipologie Superiore e Riserva. B. Vespaiolo anche Spumante.

Vitigni: Tocai friulano 50-100%, Altre varietà a bacca bianca non aromatiche 0-50% (Bianco), Merlot 50-100%, Altre varietà a bacca rossa non aromatiche 0-50% (Rosso), Uve provenienti dai corrispondenti vitigni 85-100% per le altre tipologie.

Cenni storici e/o geografici:  Presente in epoca preistorica e durante la dominazione romana, qui la vite trova le prime testimonianze nel 1200, quando il Podestà di Vicenza decretò il disboscamento della zona a favore delle vigne. Il clima mite e asciutto e i terreni vulcanici esaltano le doti dei vitigni, ma le caratteristiche qualitative di questi vini sono dovute all’epidemia di fillossera che verso la seconda metà dell’800 distrusse gran parte dei vitigni e costrinse i viticoltori ad  impiantare nuove varietà con ottimi risultati.

Descrizione: Colore giallo paglierino, odore vinoso, delicatamente intenso e sapore asciutto, rotondo, fresco, di corpo, titolo alcol. minimo 11% (Bianco). Colore rosso rubino vivo, odore vinoso, caratteristico e sapore armonico, di corpo, asciutto, robusto, giustamente tannico con o senza presenza gradevole di legno, titolo alcol. minimo 11% (Rosso). Colore che va dal giallo oro al giallo ambrato carico, profumo intenso, caratteristico di miele e di uva passita, sapore abboccato, dolce, armonico, vellutato, deciso, titolo alcol. minimo 14% (Torcolato). Abbinamenti: Antipasti magri, risotti, minestre, uova, verdure, pesci di mare e d’acqua dolce bolliti o con salse delicate (Bianco), arrosti di carni bianche e rosse, pollame nobile e formaggi piccanti (Rosso), fegato d’oca, formaggi erborinati, pasticceria secca, creme con uva passa e miele (Torcolato).

Prodotto SOPRESSA VICENTINA

Disciplinare: Reg. CE n. 492 del 18.03.03 (GUCE L 73 del 19.03.03)

Cenni storici e/o geografici: Tipico di tutta la regione ma più marcatamente del vicentino e del trevigiano, questo grosso e profumato insaccato veneto pretende di essere tagliato in fette alte mezzo dito da un coltellaccio affilatissimo altrimenti, nonostante la lunga maturazione, si sfalda. Il peculiare gusto e aroma della sopressa vicentina è strettamente legato al clima e alle caratteristiche dell’aria di questa zona geografica, contornata dalle Piccole Dolomiti, dai Colli Berici e dall’Altopiano di Asiago.

Descrizione:  Si ricava dalle parti più pregiate  del maiale (prosciutti, coppa, spalla, pancetta, grasso di gola, lombo), condite con aglio, pepe ed altre spezie finemente macinate. La legatura in verticale e in orizzontale con uno spago di canapa impedisce la presenza di aria all’interno del macinato, eventualmente eliminata punzecchiando il budello con un apposito punteruolo (la spunciarola). Segue la stagionatura, dai 60 ai 120 giorni e oltre in funzione della pezzatura. La pasta,  tenera e compatta, si presenta al taglio rosata e  di grana medio grossa, con grasso e magro distribuiti in modo da lasciarla  morbida anche dopo lunghi tempi di stagionatura. Il profumo è speziato, con eventuale fragranza di erbe aromatiche. Il sapore è delicato, leggermente dolce e pepato o di aglio. Si accompagna, a merenda, a un pane bianco ma casareccio e ricco di mollica. A tavola si può mangiare scottata alla griglia con polenta e radicchio oppure insieme a  qualche verdura sotto aceto o con una fetta di polenta abbrustolita coperta da un velo di formaggio Asiago o di Morlacco.

 

Piatto  BACCALÀ ALLA VICENTINA

Cenni storici e/o geografici: Quasi ogni famiglia utilizza una o più piccole varianti,  gelosamente custodite, di questa ricetta tramandata di generazione in generazione. Risale ai tempi di Carlo Magno l’uso, diffuso nei Mari del Nord, di essiccare il merluzzo per conservarlo. Fu il capitano veneziano Pietro Querini naufragato in Norvegia nel 1432 a portarlo nel Triveneto, dove è tuttora chiamato baccalà.

Descrizione: Ingredienti (per 10 persone): 1 kg di stoccafisso già ammollato e pulito, 500 gr di cipolle; 1 l di olio evo, 3-4 acciughe dissalate e diliscate, ½ l di latte, farina bianca, 50 gr di  grana grattugiato, un ciuffo di prezzemolo tritato, sale e pepe.

Preparazione: Rosolate le cipolle finemente affettate con un bicchiere d’olio, aggiungete le acciughe a pezzetti e per ultimo, a fuoco spento, il prezzemolo tritato. Tagliate lo stoccafisso a pezzi quadrati possibilmente uguali, infarinateli e disponeteli in un tegame di cotto o di alluminio oppure in una pirofila (sul cui fondo si sarà versata qualche cucchiaiata di soffritto). Ricoprite con il resto del soffritto, aggiungendo anche latte, formaggio, sale e pepe. Unite quanto rimane dell’olio, fino a ricoprire tutti i pezzi, livellandoli. Cuocete a fuoco molto dolce per circa 4 ore e mezzo, muovendo ogni tanto il recipiente in senso rotatorio, senza mai mescolare. La durata di questa fase della cottura (“pipare”, in vicentino) dipende dalla  consistenza. Servite ben caldo con fette di polenta. E’ ottimo anche dopo un riposo di 12-24 ore.

Alta formazione per manager del paesaggio agrario

Alta formazione per manager del paesaggio agrario

E’ partito lo scorso 15 gennaio a Firenze il primo master al mondo sugli Agricultural heritage systems del programma GIAHS della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Istituito sulla base di un protocollo d’intesa tra FAO e Governo Italiano, grazie anche alle esperienze dell’Osservatorio nazionale del paesaggio rurale, il corso della durata di sei mesi è supportato da Regione Toscana, Convention on Biological Diversity, World Bank, Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e Università di Firenze.

Dal 2015 GIAHS è il programma mondiale della Fao per l’individuazione, la tutela, lo sviluppo e la valorizzazione di sistemi agricoli ritenuti patrimonio dell’umanità, capaci di coniugare qualità agroalimentare, biodiversità, valori culturali e paesaggistici, proponendo un nuovo modello di sviluppo per aree agricole di particolare valore. Attualmente sono 57 i siti Giahs in 26 paesi del mondo, e l’Italia ne conta due: la fascia degli oliveti da Assisi a Spoleto e i vigneti tradizionali del Soave, iscritti nel corso del 2018.

Il master formerà i futuri esperti, che saranno in grado di ideare modelli gestionali del territorio agricolo e di progettare strategie che implementano pratiche sostenibili, che preservano i prodotti agricoli di alta qualità, i valori bioculturali legati al paesaggio, promuovendo sistemi a basso input energetico in grado di mitigare il riscaldamento climatico, le conoscenze delle popolazioni locali per l’adattamento ai cambiamenti climatici e minimizzare il rischio idrogeologico. Inoltre, avranno le competenze per migliorare le condizioni economiche delle comunità rurali- La gestione del patrimonio agricolo è, e diventerà sempre di più, una disciplina chiave per un modello auspicabile di sviluppo globale: i sistemi GIAHS, attraverso un’ottica sostenibile, preservano il paesaggio, la diversità biologica e culturale, migliorando la qualità del suolo e delle acque, proprio perché fanno riferimento a sistemi tradizionali resilienti, che si sono sviluppati nel corso dei secoli.

Info: www.fao.org/giahs/en/

La ‘Città Europea del Vino 2019’ parte da Montecitorio

La ‘Città Europea del Vino 2019’ parte da Montecitorio

Mercoledì 12 dicembre alla Camera dei Deputati a Roma saranno presentate le linee guida e gli obiettivi del progetto ‘Sannio Falanghina’, premiato con l’importante nomina assegnata da Recevin, la Rete comunitaria delle 800 Città del Vino. Si tratta di un concorso unico nel suo genere, che si pone l’obiettivo di mettere in risalto l’influenza della cultura enologica ed enoturistica nella società, nel paesaggio, nell’economia, nella gastronomia e nel patrimonio e il suo valore per l’Unione Europea.

In particolare, nel corso dell’appuntamento romano si avrà la possibilità di presentare alla stampa, ai parlamentari e ai rappresentanti del Governo nazionale il contenuto del ricco dossier che coinvolge venti realtà comunali, tra queste anche la città capoluogo, che prevede oltre 120 azioni ed attività da realizzare nel corso del prossimo anno, delle quali un’alta percentuale saranno destinate ad avere effetti nel tempo. Si tratta di un’azione ad ampio raggio, che mira a rafforzare le attività di sensibilizzazione per la cultura e la tradizione del vino, coinvolgendo le imprese, i cittadini e l’intero territorio in attività di promozione della risorsa vino. Azione che si pone anche l’obiettivo di preservare le risorse naturali e paesaggistiche attraverso uno sviluppo sostenibile del territorio.

L’appuntamento in programma alla Camera dei Deputati, organizzato grazie all’interessamento della deputata sannita Angela Ianaro(componente della XIV Commissione – Politiche dell’Unione Europea), prevede due distinti momenti. Alle 14.30, nella Sala stampa di Montecitorio, ci sarà una conferenza che sarà anche trasmessa in diretta web-tv. Dalle ore 12.00 alle ore 15.00, lo spazio antistante la buvette del Palazzo della Camera ospiterà un banco di degustazione con vini ottenuti da uve falanghina. Al banco si potranno degustare le etichette ‘Falanghina del Sannio Dop’ o ‘Beneventano Falanghina Igp’ delle aziende dei cinque comuni che hanno dato vita al progetto ‘Sannio Falanghina’.

«L’evento presso la Camera dei Deputati – dichiarano i cinque sindaci di ‘Sannio Falanghina’ –  non vuole essere una semplice passerella. Saremo a Roma per spiegare il vero obiettivo dell’iniziativa, che non è quello di vivere intensamente un anno di eventi. Al contrario, siamo fermamente convinti che la rete che si è messa all’opera per giungere all’importante riconoscimento di  ‘Città Europea del Vino’ dovrà essere capace di dare il via, nel corso di quest’anno, ad un percorso che si prefigge importanti obiettivi a medio e lungo termine. Il compito sarà quello di stimolare una cultura dell’accoglienza, intesa nell’accezione più ampia. Il Sannio è un territorio suggestivo, con una grande storia che ha lasciato testimonianze importanti, con un patrimonio unico di ricchezze.
Con il lavoro di tutti dobbiamo renderlo appetibile come meta turistica, sfruttando tutti quei canali di comunicazione che permettono di stimolare la curiosità e l’interesse verso il nostro territorio. Dobbiamo mettere in piedi una rete che sia capace di attirare l’attenzione dei “viaggiatori del territorio”, di quei turisti che intendono il viaggio come occasione di crescita e di arricchimento delle proprie conoscenze, della propria cultura. Dobbiamo essere bravi non solo a far conoscere le nostre ricchezze enologiche e le tradizioni gastronomiche; dobbiamo aprire le porte del nostro territorio, coccolare i visitatori, facendoli sentire accolti in una comunità che vuole comunicare loro i propri valori, la propria cultura, il proprio stile di vita. Solo operando in questo modo – concludono i primi cittadini – il 2019 potrà rappresentare un anno di svolta per il Sannio, per il suo sviluppo anche in termini turistici».

AICIG diventa Origin Italia, svolta storica nel mondo dei consorzi di tutela

AICIG diventa Origin Italia, svolta storica nel mondo dei consorzi di tutela

Una svolta storica, per il mondo dei Consorzi di Tutela delle DOP e IGP italiane: l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche AICIG – che fino ad oggi li ha rappresentati a livello nazionale e sovranazionale – cambia volto, per dar vita ad una nuova aggregazione che avrà come punti saldi il coinvolgimento tra i soci non più solo singole realtà consortili ma anche Associazioni dei Consorzi relativi a segmenti di prodotti a denominazione specifici. Su questi presupposti si sviluppa il progetto ORIGIN ITALIA, che nasce per allinearsi ancora di più alla prospettiva internazionale e per essere in rete con le Indicazioni Geografiche sotto lo stesso ombrello OriGIn Europa, alla cui nascita le realtà consortili italiane hanno incisivamente contribuito.

La presentazione ufficiale del nuovo organismo si è tenuta questa mattina al MiPAAFT con una conferenza stampa dal titolo “Da AICIG ad ORIGIN ITALIA, il significato di una svolta” – che si è tenuta a margine dell’Assemblea Straordinaria dei Soci – cui sono intervenuti, tra gli altri, il Primo Vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, onorevole Paolo De Castro, il Capo Dipartimento DIQPAI Andrea Comacchio, Il Capo Dipartimento ICQRF Stefano Vaccari, il Presidente di AICIG Nicola Cesare Baldrighi, il Presidente di Afidop Domenico Raimondo, il Presidente di Isit Lorenzo Beretta ed il Direttore di OriGIn Massimo Vittori.

In sostanza, come spiega il Presidente di AICIG Cesare Baldrighi“occorre essere sempre più uniti per aumentare la conoscenza del valore delle denominazioni e allo stesso tempo sensibilizzare i consumatori su temi di stretta attualità sulla tutela dei prodotti. I Consorzi di Tutela che gestiscono i prodotti DOP, IGP ed STG hanno a più riprese fatto capire di voler fare sistema. La svolta verso cui stiamo virando con la trasformazione da AICIG a ORIGIN ITALIA è rappresentata soprattutto dal fatto che anche le Associazioni dei Consorzi di Tutela per le varie categorie merceologiche,- con Afidop in primis per i formaggi DOP e Isit per i salumi sia DOP che IGP – hanno convenuto sulla necessità di dare origine ad una nuova realtà associativa, un nuovo punto di riferimento per aggregare gli organismi dei prodotti definiti nella politica di qualità UE con le Indicazioni Geografiche. Se oggi ci rendiamo protagonisti di questo importante cambiamento – ha aggiunto Baldrighi – è perché insieme crediamo di poter costruire un confronto sempre più incisivo con le istituzioni sia nazionali che sovranazionali”.

Tale operazione si contestualizza in un quadro di riferimento in continua evoluzione: il sistema delle DOP, IGP ed STG italiane, detiene il primato nella UE sia come numero di denominazioni, sia come valore e quantità prodotta . Assumendo il nome di ORIGIN ITALIA, si è inteso rendere evidente il fatto di essere parte del mondo che riunisce i produttori delle Indicazioni Geografiche non solo nell’Unione Europea ma in tutto il globo. Il Primo Vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, onorevole Paolo De Castro ha affermato:

“Legare le caratteristiche organolettiche dei prodotti e la loro origine geografica, costruendo a partire da questo filiere tutelate, è una grande conquista dell’Unione europea. Gli italiani, seguiti dagli altri produttori mediterranei, primeggiano nell’applicazione di questo concetto di qualità legato all’unicità, al gusto e al territorio. L’export agroalimentare Made in Italy ha concluso il 2017 con il record di 41 miliardi di euro con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente e sono certo che la nuova aggregazione che oggi si costituisce non potrà che aumentare le possibilità di sviluppo dei consorzi, garantendo ai nostri prodotti una tutela se possibile, maggiore di quella ad oggi garantita”.

Al fine di comprendere meglio il passaggio da AICIG ad ORIGIN ITALIA, è utile sottolineare come i risultati ottenuti nel riconoscimento delle Indicazioni Geografiche a livello internazionale sia dovuto in maniera importante proprio alle azioni ed alla presenza dell’Italia nelle trattative che hanno condotto agli accordi internazionali sulla tutela di esse. Dalla Conferenza di Stresa del 1951 -primo accordo a tutela delle denominazioni di origine e tipiche dei formaggi che ha condotto nel 1954 alla prima legge nazionale e al riconoscimento dei Consorzi con attività di vigilanza su produzione e commercio – al Regolamento CEE 2081 e 2082 del 1992 che ha sancito il riconoscimento delle DOP, IGP ed STG a livello di Comunità Europea, allora composta da 12 Paesi. L’Italia ha avuto un ruolO di primo piano anche nel 2003 quando, con l’obiettivo di riunire i produttori delle IG anche di altri continenti, nasce di fatto la rete OriGIn, che nel 2018 ha poi trovato terreno fertile affinché si sviluppasse una omologa realtà anche a livello europeo prima ed italiano poi.

DICHIARAZIONI

Dichiarazione Onorevole Filippo Gallinella, Presidente Commissione Agricoltura Camera dei Deputati

“È un piacere essere presente oggi a questo importante momento che certifica l’attività di salvaguardia, tutela e certificazione del made in Italy agroalimentare nel mondo. Il passaggio da AICIG alla nuova denominazione dell’associazione Origin Italia, è testimone della volontà di rivolgere la tutela e informazione dei nostri prodotti in un contesto internazionale. Stiamo lavorando bene e per il futuro la chiave vincente sarà trasmettere anche il valore della sostenibilità dei nostri prodotti certificati”

Direttore di OriGin Europa Massimo Vittori 

“I Consorzi e le Associazioni di Consorzi italiani hanno giocato un ruolo importante nella creazione di oriGIn prima, e più recentemente di oriGIn Europa. Se nel 2003, anno di creazioni della rete mondiale oriGIn, i Consorzi facevano ancora fatica ad essere incisivi ai principali tavoli negoziali, oggi non c’è trattativa e dibattito internazionale dove le indicazioni geografiche non siano protagoniste, non solo a livello di tutela, ma anche in merito a temi come la sostenibilità, cruciali per il futuro della nostra società. Siamo quindi orgogliosi che AICIG e i suoi soci, protagonisti di questa evoluzione insieme ad oriGIn, abbiano deciso di continuare il percorso intrapreso ponendo l’accento sull’importanza di presentarsi alle istituzioni nazionali, regionali e mondiali con una “denominazione” comune. Siamo certi che questa decisione contribuirà a rafforzare l’unità e la forza del messaggio in favore delle indicazioni geografiche”.

Presidente di Isit, Lorenzo Beretta 

“Oggi è una giornata importante per il sistema delle Indicazioni Geografiche, poiché segna un ulteriore passo per lo sviluppo di un ancor più coordinato e coeso comparto, che deve essere unito nell’affrontare le sfide che i mercati ci presentano ogni giorno e nel dare il proprio contributo e sostegno alle Istituzioni per lo sviluppo di una politica di qualità delle IG che le tuteli e le valorizzi in maniera sempre più incisiva. La nascita di Origin Italia – continua Beretta- rappresenta in particolare l’opportunità di avere un confronto sempre più puntuale, democratico e strutturato tra Consorzi, loro Associazioni e Istituzioni, senza mai dimenticare di ascoltare anche la voce delle aziende produttrici, che io rappresento e che – sul mercato italiano ed estero – lottano ogni giorno per affermare il nostro Made in Italy.Noi come ISIT continueremo a rappresentare i nostri Consorzi e le nostre aziende della salumeria tutelata, svolgendo iniziative specifiche di supporto, ma potremo ora – grazie all’accesso diretto in Origin Italia – svolgere un confronto davvero costruttivo sulle questioni trasversali del comparto delle IG. Auspichiamo in tempi brevi di presentare la nostra formale adesione”.

Presidente Afidop Domenico Raimondo

“Abbiamo vissuto un cambio di prospettiva verso il nostro futuro. La scelta di oggi è il consolidamento della nostra radice comune, rafforza la spinta a stare insieme, all’unità. Non è una strada facile, ma è obbligata dai tempi che viviamo, dagli obiettivi che perseguiamo, dal lavoro sinergico già avviato e che ora ribadiamo. Occorre un rinnovato senso di responsabilità per permettere all’intero comparto delle Dop e Igp di continuare senza intoppi nella direzione della crescita e dello sviluppo. Una crescita che deve avere come caposaldo i giovani. Le nostre denominazioni, così come i Consorzi, hanno bisogno di investire nella formazione dei ragazzi. Non si cresce – continua il Presidente Raimondo- senza una adeguata cultura e competenza delle nuove generazioni, senza la messa a punto di percorsi nuovi di specializzazione. Loro sono la nostra grande risorsa e scommessa. Bisogna guardare ai giovani con uno sguardo nuovo e una prospettiva condivisa. L’obiettivo comune è da un lato creare cultura intorno alle Dop e Igp e dall’altro avere manager, comunicatori, dirigenti che nel prossimo futuro proseguano il grande lavoro realizzato fino ad oggi, che ha portato le nostre eccellenze ad essere apprezzate in tutto il mondo, generando economia e orgoglio per l’Italia”.

XVI edizione BergamoScienza

XVI edizione BergamoScienza

Dopo il successo di pubblico della scorsa edizione con 153.141 presenze, il festival di divulgazione scientificaBergamoScienza inaugurerà la sua XVI edizione sabato 6 ottobree proseguirà, per 16 giornate, fino al 21 ottobreIdeata e organizzata dall’Associazione BergamoScienza, la rassegnapropone anche quest’anno conferenze, laboratori interattivi, spettacoli, mostre – più di 160 incontri tutti gratuiti –­con scienziati di fama internazionale, tra cui il Premio Nobel per la Medicina 2006 Craig Cameron Mello.

Protagonista assoluta la scienza, affrontata come sempre con un linguaggio accessibile a tutti, in tutte le sue diverse componenti: dalla fisica, alla chimica, dalla tecnologiaalle neuroscienze,dalla medicina alla biologia, ma anche musica, teatro e letteratura. Grandi scoperte, incontri ed emozioni creeranno un intreccio di sapere e spettacolo per promuovere e diffondere la cultura scientifica in un pubblico ampio. 

Alcune anticipazioni del programma on line sul sito www.bergamoscienza.it 

il premio nobel BergamoScienza, che ogni anno annovera tra i suoi ospiti Premi Nobel, per l’edizione 2018 ha scelto di invitare Craig Cameron Mello, professore presso la University of Massachusetts Medical Schoole Premio Nobel per la Medicina 2006 per aver scoperto il meccanismo RNA interference, capace di silenziare le informazioni contenute in alcuni geni permettendo così di identificarne il ruolo. La scoperta di Mello e la sua applicazione in campo terapeutico hanno rappresentato un cambiamento importante per la storia della ricerca biomedica. Al festival terrà un incontro dal titolo Zittire i geni. Una storia da Nobel. 

neuroscienze L’apertura della XVI edizione del festival, sabato 6 ottobre, sarà affidata a due personaggi d’eccezione: lo scrittore e sceneggiatore inglese Ian Russell McEwane il neuroscienziatoRay Dolan. McEwan è autore di romanzi come EspiazioneMiele e L’amore fatale, per citarne solo alcuni, nei quali emerge una mirabile capacità di indagarela mente umana.Dolan, graditissimo ritorno al festival, guida il gruppo di ricerca sul rapporto tra cognizione, emozioni e disturbi psichiatrici presso lo University College di Londra. Insieme saranno protagonisti diLe emozioni tra scienza, cervello e letteratura, un dialogo lungo il confine netto, eppure incredibilmente poroso tra scienza e letteratura.  

ambiente e biologia Jurassic Park e le sue rappresentazioni cinematografiche hanno plasmato il nostro modo di vedere i dinosauri e l’ideache abbiamo sul loro aspetto, sulle loro abitudini e sul loro comportamento. Cosa c’è di esatto e cosa di sbagliato in quella rappresentazione? Ne parlerà in Riscoprire i dinosauri il paleontologo statunitense Jack Horner, uno dei massimi esperti di dinosauri. A Horner è ispirato il personaggio di Alan Grant, paleontologo interpretato da Sam Neil nel film di Steven Spielberg Jurassic Park, di cui fu anche consulente scientifico. Spiegherà quali sono gli errori e come nelle successive versioni, ad esempio inJurassic World,siano stati corretti e cosa invece di sbagliato è rimasto per soddisfare il criterio di spettacolarità. La parte più affascinante delle piante è la metà nascosta alla vista: le radici. Malcom Bennett dell’Università di Notthingam guiderà ilpubblico in un viaggio alla scoperta dell’Intelligenza delle piante. Attraverso lo studiodelle radici con l’ausilio di moderne tecniche di imaging e rendering 3D è emerso come le piante raccolgano informazioni dall’ambiente e attuino strategie che non possiamo che definire intelligenti, come la loro capacità di trovare l’acqua nel terreno circostante anche a distanza. Paolo Galluzzi, direttore del Museo Galileo di Firenze e membro dell’Accademia Reale delle Scienze di Stoccolma e Socio Nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei, racconterà un lato inedito di Leonardo da Vinci. In pochisanno che Da Vinci è stato tra i primi a intuire, sulla base di alcune semplici osservazioni e deduzioni, la lunga storia geologica della Terra, segnata da continue trasformazioni,e a chiedersi se in futuro queste trasformazionipotrebbero creare condizioni incompatibili con la vita degli uomini e degli animali. 

spazio e astronomia Nell’incontro Lo strano mondo dei buchi neri insieme al direttore del Dipartimento di Fisica Teorica del CERN Gian Francesco Giudice, autore del libro Odissea nello Zeptospazio, si andrà alla scoperta dei corpi celestipiù misteriosi: i buchi neri, conosciuti dai più perché hanno stimolato racconti e film di fantascienza. Lo studio dei buchi neri, anche grazie alle intuizioni e al prezioso lavoro di ricerca diStephen Hawking, apre nuove frontiere del sapereutili a comprendere le leggi fondamentali dell’universo. Si parlerà di spazio e di rifiuti spaziali nell’incontro Immondizia spaziale. La sfidadi uno Spazio pulito con la fisica Luisa Innocenti, a capo del Clean Space Office dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), che si soffermerà sull’importanza di preservare la salute dell’ambiente, anche di quello spaziale. È necessario infatti progettare missioni spaziali a minimo impatto e rimuovere i rifiuti spaziali già abbandonati, che oggi minacciano la possibilità stessa di usare le preziose orbite che circondano il nostro pianeta. La Nasa ha lanciato la missione Osiris-Rex con l’obiettivo di prelevare campioni dall’asteroide Bennu e riportarli sulla Terra: una sfida che potrebbe svelarci molte cose sull’origine dell’universo e del nostro sistema solare.Nell’incontro Dagli asteroidi alla terra ascolteremo le ultime notizie sulla missione dalla viva voce dei tre scienziati italiani coinvolti direttamente nel progetto, John BrucatoElisabetta Dotto e Maurizio Pajola, per meglio comprendere la natura degli asteroidi, della loro composizione e della loro storia. Ma cosa possiamo davvero sapere sull’universo? L’astrofisico Amedeo Balbi farà luce sui limiti fondamentali alla nostra comprensione del cosmo, come l’esistenza di orizzonti, la presenza di componenti oscure e l’assenza di un quadro fisico affidabile per interpretare il comportamento dell’universo primordiale, riflettendo sulla possibilità di aggirare questi limiti.

fisica,chimica e tecnologia In Il mistero della massa. Storia di un concetto scientifico il fisico Giulio Peruzzidell’Università di Padova, partendo dai contributi di Galileo fino ad arrivare alle moderne teorie del ‘900, prima fra tutte la teoria della relatività di Einstein, si addentrerà in uno dei concetti fisici più complessi e sfuggenti, la materia che circonda l’uomo. La scienza e la cucina sono due mondi sempre più in dialogo tra loro. Tutte le ricette – passate, presenti e future – rispettano gli stessi principi chimici e fisici, econoscerli oltre che curioso è utile per interpretarle al meglio e per sperimentare nuove varianti. Ne parlerà il chimico e divulgatore scientifico Dario Bressanini nell’incontro La Scienza della carne. Cosa significa realmente che un prodotto agroalimentare è prodotto in modo biologico? Esiste una distinzione tra artificiale e naturale? Quali sono le reali conseguenze dell’uso di erbicidi e disinfestanti? Le tecniche di coltivazione del passato sarebbero in grado di soddisfare il fabbisogno calorico di 8 miliardi di persone?Alberto Guidorzi e Luigi Mariani discuteranno di verità e bugie del mondo della produzione “biologica” nell’incontroBIO o non BIO?. Nell’incontro La religione secondo Isaac Newton Robert Iliffe dell’Università di Oxford ci guiderà in un viaggio alla scoperta dell’enigmatica figuradi un gigante intellettualequale è stato Isaac Newton, un vero genio, autore di opere rivoluzionarie, appassionato cultore di discipline scientifiche diverse, che perònutriva convinzioni religiose che lo mettevano in conflitto con la legge e la società e, che se rivelate, avrebbero minacciato non solo il suo sostentamento, ma anche la sua vita. La ricerca scientifica per il futuro dell’Europaè un evento per presentare la ricerca di eccellenza di tre giovani scienziati italiani-Matteo Iannaconedell’IRCCS Ospedale San Raffaele, Domenica Buetidella Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati e Giulia Lanzara dell’Università di Rome Tre– e spiegare l’importanza del ruolo dell’Europa nel sostenere menti che daranno un contributo importante allo sviluppo del nostro continente. Tra avveniristiche tecnologie in grado di mostrarci la dinamica delle cellule nel nostro corpo allo studio della percezione del tempo nel nostro cervello, fino alla messa a punto di super materiali ispirati al mondo naturale. Tre esempi di come scienza e tecnologia possono migliorare il mondo in cui viviamo e dell’importanza di sostenerle, tutti insieme. 

intelligenza artificiale L’Intelligenza Artificiale è una delle questioni tecnologiche che nel millennio digitale pone le maggiori sfide e solleva le domande più controverse. L’AI sta infatti già rivoluzionando il modo in cui viviamo, lavoriamo e prendiamo decisioni, ed è ormai ampiamente accettato che nei prossimi decenni questa supererà l’efficienza e la produttività umana mettendo a rischio molti lavori e aprendone di nuovi, oggi sconosciuti.Ne parlerà a BergamoScienza Alfredo Canziani del New York UniversityCourant Institute on Mathematical Sciences nell’incontro Ridefinire l’insegnamentonell’era dell’Intelligenza Artificiale, soffermandosi sulla necessità di ripensare il nostro sistema educativo per preparare le future generazioni a trarre vantaggio da queste tecnologie e minimizzare i rischi. In campo medico per esempio l’utilizzo di tecnologie avanzate, molte delle quali robotiche, consente al chirurgo di lavorare in modo mini-invasivo, preciso e veloce, e di sostituire parti del corpo umano con macchine intelligenti. Ma cosa ci riserva il futuro? Proverà a rispondere a questa domanda, nell’incontro Il futuro della robotica in medicina, Alon Wolf, fondatore del Medrobotics Corporatione delBiorobotics and Biomechanics Lab al Technion I.I.T. (Israel Institute of Technology) dove svilupparobot per scopi medico-chirurgici.

salute e medicina Bambini geneticamente modificati sarà un viaggio nel futuro della medicina e delle terapie avanzate insieme a due scienziati italiani, pionieri nel campo della medicina rigenerativa Michele De Luca del Centro di Medicina Rigenerativa Ferrari dell’Università di Modena e Reggio Emilia e Luigi Naldini, Direttore del San Raffaele Telethon Institute for Gene Therapy (TIGET) all’IRCCS Ospedale San Raffaele. Utilizzare virus disattivati e resi innocui come cavalli di Troia, capaci di inserire in cellule malate gli strumenti necessari a curare il loro DNA difettoso e restituire poi le cellule al pazienteper produrre tessuti sani e funzionanti. Sembrava fantascienza ma oggi è una realtà clinica per alcune malattie monogeniche e le sperimentazioni continuano su molte altre patologie. Il famoso Johns Hopkins di Baltimora è stato il primo centro di ricerca a riaprire lo studio sugli effetti delle sostanze psichedeliche sull’uomo e su un loro possibile ruolo terapeutico, dopo la loro messa al bando negli anni 70. Matthew W. Johnson, della Johns HopkinsUniversity School of Medicine, esperto di sostanze psichedeliche, illustrerà i risultatidelle ultime ricerche condotte nell’istituto a scopo medico, che hannodimostrato la capacità di queste sostanzedi incidere in modo significativo sulla dipendenza da tabacco e da altre sostanze e di ridurre lo stato d’ansia e depressione legati ad esempio ad una diagnosi di cancro. Cosa accomuna il traffico cittadino e la diffusione delle metastasi in un corpo attaccato dalla malattia? Stefania Bandini di IFOM (Istituto FIRC di OncologiaMolecolare) e Giorgio Scita della Facoltà di Chirurgia e Medicina dell’Università di Milano spiegheranno come algoritmi, intelligenza artificiale e tecnologie di imagingpossano svelare regolarità e segreti dei fenomeni di spostamento collettivi e di come, comprendendoli, si possa migliorare l’efficienza di questi flussi o al contrario ostacolarlie illustreranno la loro possibile applicazione anche in campo terapeutico. Il processo di separazione delle coppie di cromosomi durante la divisione cellulare, detta mitosi, è essenziale per la vita ed è stato uno dei problemi irrisolti più importanti della biologia cellulare degli ultimi 100 anni. Nell’incontro Il segreto della vita. I misteri della duplicazione cellulare il biochimico Kim Ashley Nasmyth, dell’Università di Oxford, illustrerà la sua scoperta del meccanismo di segregazione cromosomica durante la mitosi e delle profonde implicazioni per la nostra comprensione della vita stessa e di molte patologie, come alcune forme di cancro o malattie genetiche. 

arte e scienza La riflessione fra arte e scienza continua quest’anno, in collaborazione con MERU Art* Science Research Program, con tre conferenze di approfondimento sul tema al centro della mostra Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile,in programma alla GAMeC dal 4 ottobre al 6 gennaio 2019. 

spettacoli Sono molti gli eventi che in questi sedici anni hanno reso BergamoScienza un evento speciale in cui la cultura scientifica si intreccia in perfetta sintonia con musica, spettacolo e arte creando un’atmosfera unica. Ormai consolidata è la collaborazione con la rassegna Contaminazioni Contemporanee, che continua a portare in città grandi nomi della musica internazionale per esibizioni e concerti. In programma quest’anno il concerto di Eleni Karaindrou, considerata la più grande compositrice greca, e di SokratisSinopoulos, uno dei più importanti suonatori di lira nel panorama internazionale, che saranno accompagnati dalla straordinaria voce di Savina Yannatou. Nel concerto che si terrà domenica 14 ottobre nella Basilica di Santa Maria Maggiore ad esecuzioni di brani tratti da Medea si alterneranno brani inediti del SokratisSinopoiulos Quartet ispirati alla musica sacra e profana bizantina. Attesissimo quest’anno anche il musicista EgbertoGismonti che si esibirà in un concerto di piano e chitarre portando sul palco di BergamoScienza la profondità della sua melodia e le sue invenzioni soliste capaci di sorprendere il pubblico dalla prima all’ultima nota. Geniale inventore di un mondo musicale originale con una capacità fuori dal comune di interpretare qualsiasi “idea” associata a qualsiasi strumentoe con un’insondabile fantasia musicale in grado di elaborare stili e infiniti organici in un intreccio straordinario di stili musicali. Parole, musica e immagini saranno le protagoniste di Racconto Cosmico.Spazio, materia e gravità nell’evoluzione dell’universo, un viaggio tra scienza e spettacolo nei più affascinanti misteri della fisica contemporanea. Guidati dal carisma di Neri Marcorè, tre scienziati d’eccellenza, Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Antonio Masiero, vicepresidente dell’INFN, e Viviana Fafone, ricercatrice della collaborazione internazionale VIRGO, ripercorreranno l’intera evoluzione dell’universo facendo luce sulla storia e la natura del cosmo. Il dialogo sarà intervallato da letture dell’attrice Maria Giulia Scarcella, dalle animazioni disegnate dal vignettista Luca Ralli e dalle note jazz del pianoforte di Umberto Petrin. 

laboratori Fin dalla sua nascita, BergamoScienza ha avuto come obiettivo prioritario il coinvolgimento delle scuole, per far appassionare i più giovani all’universo scientifico. Moltissimi gli istituti che negli anni hanno partecipato al festival ideando e realizzando laboratori e veri e propri giochi scientifici, capaci di svelare il lato divertente e sorprendente della scienza e far scoprire il valore della collaborazione. Dalle 4 scuole presenti all’edizione del 2005 si è arrivati a 58 nel 2017 e quest’anno il dato sale ancora: 64 scuole di Bergamo e provincia di ogni ordine e grado presenteranno 114 laboratori. Alcune di queste scuole – l’Istituto Comprensivo Solari di Albino, l’IC Trescore Balneario, l’ISIS Oscar Romero di Albino e l’ITIS Paleocapa – sono già state premiate con somme in denaro per l’originalità e la ricchezza di contenuti dei progetti presentati per la XVI edizione. 

la scuola in piazza Durante il primo weekend del festival, sabato 6 ottobre e domenica 7 ottobre sul Sentieronesarà dato un assaggio dei molti laboratori interattivi che nelle due settimane successive coinvolgeranno i passanti nel centro della città bassa. È il momento della consueta fiera scientifica on the road La Scuola in Piazza che quest’anno vedrà l’esposizione di stand di ben 42 istituti scolastici ai quali si affiancano, anche quest’anno per la prima volta, quelli delle forze dell’ordine di Guardia di Finanza, Accademia della Guardia di Finanza, Polizia e Carabinieri, lo Stato Maggiore della Difesa che mostreranno a tutti le caratteristiche del loro essenziale lavoro. BergamoScienza sarà anticipato quest’anno da una novità: la prima Maker Faire di Bergamo. Da venerdì 28 a domenica 30 settembre al BergamoScienceCenter, studenti-inventori degli Istituti Tecnici e Professionali della Provincia mostreranno le loro innovative creazioni in campo scientifico e tecnologico. 

Il programma integrale è disponibile sul sito www.bergamoscienza.it. 

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Vendemmia 2018: si prospettano ottimi risultati

Vendemmia 2018: si prospettano ottimi risultati

L’Italia vitivinicola si prepara alla vendemmia 2018 che, dalle prime indagini dell’Osservatorio del Vino (UIV e Ismea), si prospetta decisamente migliore rispetto a quella dello scorso anno. È certamente prematuro parlare di numeri, ma si può ragionevolmente stimare la produzione in una forbice di 47-49 milioni di ettolitri. Sarà decisivo l’andamento climatico del mese di agosto per determinare volumi e qualità. Dati, questi, di cui parleremo in dettaglio durante il consueto appuntamento con le ‘previsioni vendemmiali’, che l’Osservatorio del Vino organizza il 4 settembre in sala Cavour del Ministero delle Politiche Agricole alle ore 10.30”. Con queste parole Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini, presenta le prime riflessioni sul trend del vigneto Italia alle porte della vendemmia 2018, commentando le indagini dell’Osservatorio del Vino.

Anche quest’anno il clima ci ha riservato non poche sorprese – continua Paolo Castellettialternando gelate, grandine e forti piogge. L’attenzione dei nostri viticoltori verso i vigneti è riuscita a contenere insidiosi attacchi di peronospora e oidio. Ora il clima farà la differenza per la regolare maturazione delle uve, determinando volumi, grado zuccherino, quadro acidico e aromatico”.

Ad oggi, in alcune delle regioni vitivinicole più significative abbiamo andamenti differenti. In Veneto, nonostante qualche grandinata e la piovosità intermittente, i vigneti sembrano essere in ottimo stato. In Piemonte il freddo primaverile, l’elevata piovosità da aprile a giugno e alcune grandinate di forte intensità hanno reso difficoltosa la gestione del vigneto, ma le calde giornate di giugno hanno fatto segnare un recupero ottimo vegetativo. In Sicilia pioggia, maltempo e grandinate hanno colpito soprattutto la parte occidentale dell’Isola e hanno portato peronospora e oidio, che potrebbero aver compromesso parzialmente quantità e qualità delle uve. Sul versante etneo, invece, i vigneti si presentano rigogliosi. In Trentino Alto Adige l’andamento stagionale è stato finora molto favorevole. Il germogliamento uniforme, la fioritura e l’allegagione, avvenute in condizioni ideali, hanno determinato una buona carica produttiva su tutte le varietà. In Friuli Venezia Giulia la stagione vitivinicola è iniziata con leggero ritardo, ma nel migliore dei modi. Qualche grandinata ha colpito a macchia di leopardo il territorio senza arrecare gravi danni alle vigne. Ad oggi si può parlare di vendemmia più abbondante, rispetto allo scorso anno, con una qualità ottima. In Emilia Romagna pochi danni da gelate con una fioritura regolare e abbondante crescita della vegetazione. Nonostante qualche attacco di peronospora, in questo momento l’uva si presenta molto bella e in regola con il calendario di maturazione. In Toscana si prevede un deciso aumento rispetto al 2017, anche se sulla vendemmia 2018 incideranno i problemi causati lo scorso anno sia dalle gelate sia dalla siccità. In Abruzzo si prospettano volumi superiori allo scorso anno, ma con condizioni fitosanitarie non ottimali a causa di un clima poco favorevole e di piogge persistenti che, in alcune zone, hanno favorito l’insorgere di peronospora e, in alcuni casi, oidio. In Puglia, si registra un’annata anomala, in cui il susseguirsi delle piogge non ha permesso di trattare i filari in modo idoneo. Qualche preoccupazione persiste sulla gradazione delle uve, che potrebbe non essere ottimale. Si attende però la fine di agosto per fare bilanci.

Report completo di Ismea: www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8852

Maggiora vince a… Maggiora

Maggiora vince a… Maggiora

L’ottava tappa del Palio Nazionale delle Botti delle Città del Vino incorona Maggiora che domenica 22 luglio ha vinto la gara disputata proprio nella Città del Vino in provincia di Novara. La vittoria è giunta dopo che la squadra di Maggiora si era qualificata in pole position nel corso delle prove cronometrate del mattino; partendo dal primo posto, ha mantenuto la testa aumentando di metro in metro il vantaggio sugli insegutori.

Al secondo posto si è classificata la squadra di Vittorio Veneto che sul traguardo ha superato d’un soffio la rappresentativa di Avio. Al quarto posto si è classificato il Comune di Sizzano e al quinto Boca.

Foto tratta da La Stampa.it cronaca di Novara

Filari di viti anche a Parigi, Reims e Londra

Filari di viti anche a Parigi, Reims e Londra

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Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta degli appezzamenti di varie dimensioni coltivati a vite in molte municipalità italiane ed europee, dalle grandi metropoli ai piccoli centri abitati. Vigne che testimoniano una parte importante della cultura e della storia cittadina e sono spesso preziosi custodi di biodiversità, in alcuni casi di biotipi rarissimi.

Le Vignoble de Montmartre

Si trovano a Montmartre, sulla “butte” (collina) a nord della città, le ultime vigne di PARIGI. All’angolo tra rue des Saules e rue de Saint Vincent, le Clos Montmartre con i suoi giardini Rockwall ed i filari di vite scendono giù per la collina. La storia della vigna di Montmartre risale probabilmente all’epoca Gallo-Romana, anche se i primi documenti ufficiali sono datati 944 (“Annales du Chanoine Flodoard”). La produzione di vino conobbe un notevole aumento fino alla fine del XVIII secolo, grazie anche alle badesse dell’Abbazia di Montmartre, che affittavano il terreno solo a condizione che vi si coltivasse uva in modo da poter percepire una rendita dal torchio. Alla metà del XIX secolo alcuni progetti edili minacciarono la zona, finché nel 1933 la tradizione vinicola fu recuperata da gruppo di amici che vi reimpiantarono Gamay Beaujolais, Pinot Noir, Seibel, Couderc, Seyve, Villard blancs et noirs ed altri vitigni di diversa provenienza (Riesling, Muscat, Perle de Csaba, etc.). Da allora ogni anno il primo sabato di ottobre, giorno in cui si tiene il bando della vendemmia, è occasione di grandi festeggiamenti. Il vino viene venduto all’asta e il ricavato donato in beneficenza.

Sempre in Francia, a REIMS, il “Clos Pompadour” di proprietà della Maison Pommery è un piccolo vigneto urbano, dove si coltiva quasi solo Chardonnay.

Da qualche anno, a LONDRA, i soci della piccola realtà imprenditoriale The Urban Wine Company realizzano e vendono lo Chateau Tooting a 9 pounds la bottiglia: un discreto rosè dai profumi di lampone e fragola che prende il nome all’omonima zona della città dove vengono convogliate le uve che durante l’anno sono coltivate nei giardini, orti, balconi e pocket parks (le piccole aree verdi che il Comune concede in gestione al quartiere). La vinificazione è affidata alla Bookers Vineyard del West Sussex. Il risultato (poco più di mille bottiglie l’anno) viene in parte destinato a una ventina tra bar e caffetterie specializzate in aperitivi e wine-shop indipendenti, e in parte diviso tra tutti coloro che hanno preso parte alla vendemmia. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

Vigneti urbani e cinture verdi per una riqualificazione

Continua il viaggio tra i vigneti in città

Vigne in città tra chiostri e conventi

Passeggiando per le vie delle vigne in città

Vigneti urbani antichi e modernida Frascati a Pompei

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