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“Pressoi litici fra preistoria e tarda antichità”

“Pressoi litici fra preistoria e tarda antichità”

“Pressoi litici in Sardegna tra preistoria e tarda antichità”, opera vincitrice della quinta edizione del concorso “Fecit te”, è un viaggio nel cuore della Sardegna, alla scoperta del ricco patrimonio storico e archeologico relativo alla produzione del vino e dell’olio. L’autrice del libro Cinzia Loi – Dottore in archeologia presso l’Università degli Studi di Sassari (Scuola di dottorato “Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo” XXVIII Ciclo) con un progetto di ricerca dal titolo “I pressoi litici fra classificazione tipologica e indagine sperimentale” – ha partecipato a numerose campagne di scavo in Italia e all’estero in collaborazione con Università ed Enti preposti alla tutela del patrimonio culturale. Alcuni suoi interessanti interventi sono statai riportati sul nostro sito, come “SOS LACOS DE CATZIGARE: I PALMENTI DELLA SARDEGNA CENTRALE”.

I pressoi litici costituiscono una parte fondamentale della filiera produttiva e un documento di estremo interesse da un punto di vista storico-archeologico. Considerati reperti meno nobili di altri, questi manufatti hanno goduto fino ad oggi nell’isola di scarso interesse presso gli studiosi. Inoltre gli esemplari giunti fino a noi, il più delle volte lacunosi e scollegati dal contesto di provenienza, pongono notevoli difficoltà di interpretazione tipologica e di datazione. Per tentare di fare chiarezza su questo argomento, è nata l’idea di allestire questo progetto di ricerca volto principalmente alla definizione di un repertorio tipologico-funzionale dei pressoi litici attraverso i metodi di indagine quali l’archeologia sperimentale, l’etnoarcheologia e l’archeologia della produzione in linea con l’approccio multidisciplinare proprio dell’Archeologia dei Paesaggi. Per quanto concerne i manufatti correlati alla produzione del vino, i cosiddetti palmenti, ne sono stati censiti 103 impianti rupestri fissi così ripartiti: 12 all’interno del territorio del Guilcer e 91 nel territorio del Barigadu; a ciò si aggiungano 53 vasche mobili pertinenti ad almeno altri 30 impianti. Per quanto riguarda la produzione dell’olio, i risultati della presente indagine ampliano notevolmente il panorama delle conoscenze sui metodi di produzione dell’olio nell’antichità. Tali metodologie sono testimoniate soprattutto dalla presenza delle cosiddette arae, basi in pietra per torchi del tipo a leva. Il rinvenimento di oltre 50 arae testimonia un’intensa attività produttiva destinata al mercato locale. Per quanto concerne la cronologia, è opportuno segnalare come gli indicatori della produzione siano molto diffusi in quei siti con frequentazione di lunga durata, dall’epoca nuragica all’età tardo-medievale.

INDICE

RINGRAZIAMENTI

TABULA GRATULATORIA

ATTUALITÀ ED IMPORTANZA DELLO STUDIO DEI PALMENTI IN ITALIA: IL CASO DEI LACOS DI ARDAULI di Attilio Scienza

PRESENTAZIONE di Attilio Mastino

PRESENTAZIONE di Piero Pruneti

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA

  1. IL PROGETTO – METODOLOGIE DI RICERCA

Premessa

1.1. Metodo e strategia applicati

1.2. La raccolta dei dati

  1. IL TERRITORIO DI INDAGINE

2.1. I settori paesaggistici: Barigadu e Guilcer. Inquadramento geo-morfologico e ambientale

I settori paesaggistici o habitat

2.2. Le testimonianze archeologiche

Settore I

Analisi territoriale

Settore II

Analisi territoriale

III. GLI IMPIANTI DI PRODUZIONE DEL VINO

3.1. Viticoltura nell’antichità

3.2. Le tecniche di vinificazione nell’antichità

3.3. Il vino in Sardegna nell’antichità

3.4. Gli impianti di produzione

3.5. Impianti rupestri nella Sardegna centro-occidentale: i dati del censimento

3.6. Analisi strutturale degli impianti

Aree di deposito temporaneo

L’area di pigiatura

Area di spremitura e sistemi utilizzati

Le vasche di raccolta

Sulla base dei dati raccolti si è giunti a classificare 5 tipi diversi di impianti rupestri fissi:

TIPO I

TIPO II

TIPO III

TIPO IV

TIPO V

Rapporto fra geologia, pedologia, altimetria, idrografia e impianti fissi

Analisi dei palmenti in rapporto al sito archeologico di pertinenza

Analisi dei palmenti in rapporto al tipo cui appartengono

Impianti mobili

Conclusioni

  1. ORIGINI DELL’OLIVICOLTURA E PRIMI IMPIANTI DI PRODUZIONE DELL’OLIO

4.1. Olivicoltura nell’antichità

4.2. La coltivazione in Sardegna

4.3. Il processo produttivo dell’olio

4.4. Impianti produttivi nella Sardegna centro-occidentale: i dati del censimento

4.5. Analisi strutturale degli impianti

TIPO I

TIPO II

Rapporto fra geologia, pedologia, altimetria, idrografia e arae

Analisi delle arae in rapporto al sito archeologico di pertinenza

Analisi delle arae in rapporto al tipo cui appartengono

Conclusioni

  1. LA SPERIMENTAZIONE ARCHEOLOGICA

Premessa

5.1. I palmenti rupestri: il processo sperimentale

La lavorazione del lino

La concia naturale delle pelli

L’olio di lentisco

Metodi di produzione

5.2. Le arae. Proposte di metodologie di studio

Le tracce d’uso

Sui meccanismi tribologici delle abrasioni

Tracce adesive

Tracce da affaticamento

Tracce da abrasione

Tracce da usura tribochimica

Descrizione delle tracce d’uso

Osservazione a basso ingrandimento

Tracce lineari

Politura (Polish) o lucentezza

Livellamento

Cavità (pits) ed estrazione di grani

Fratture

Arrotondamento degli spigoli dei grani

Osservazioni ad alto ingrandimento

Tecniche per la documentazione fotografica a basso ingrandimento

Osservazioni sulle tracce d’uso a basso ingrandimento prodotte sperimentalmente

Sistemi di forza applicati alle tre diverse superfici d’uso

Conclusioni

BIBLIOGRAFIA

PARTE SECONDA

SEZIONE I – I palmenti

SEZIONE II – Le arae

 

L’AUTRICE

Il suo principale interesse è legato allo studio della cultura materiale e all’etnografia. Dal 2005 si occupa di archeologia sperimentale sia con progetti di ricerca sia di divulgazione attraverso percorsi di didattica per le scuole. È autrice di numerose pubblicazioni relative alla regione storica del Barigadu (Sardegna centrale) ricca di importanti testimonianze di epoca preistorica e protostorica. Tira con l’arco preistorico ed è presidente dell’associazione Paleoworking Sardegna (www.paleoworkingsargdegna.org). 

PRESSOI LITICI IN SARDEGNA TRA PREISTORIA E TARDA ANTICHITÀ

F.to 17×24, Brossura filorefe, pp. 352, Ill. a colori – www.scienzeelettere.it/book/49643.html

Il Lambrusco si racconta a Vinitaly 2018

Il Lambrusco si racconta a Vinitaly 2018

Un vitigno, un vino ma ancor prima un territorio. Stiamo parlando del Lambrusco uno dei vini italiani più conosciuti, apprezzati e acquistati al mondo che sarà protagonista a Vinitaly, il salone internazionale del vino e dei distillati in programma a Verona dal 15 al 18 aprile prossimi, non solo per quanto riguarda la degustazione. Domenica 15 aprile alle 11, presso l’Area Eventi del Padiglione 1 Emilia Romagna, sarà infatti presentata la nuova edizione del volume “La Viticoltura nelle Terre dei Lambruschi”, edita dal Consorzio per la Tutela del Lambrusco di Modena e dal Consorzio per la Tutela e la promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa.

La pubblicazione, curata da Anselmo Montermini, Claudio Corradi, Rolando Valli e Stefano Meglioraldi, rappresenta un vero e proprio excursus tecnico sui processi produttivi, consueti e innovativi, che permettono di far arrivare sulle nostre tavole, e quelle di milioni di consumatori nel mondo, un prodotto di altissima qualità.

Sono diverse le novità di questa riedizione, tra cui l’utilizzo di foto completamente inedite e l’introduzione di una sinossi in inglese per ciascun capitolo: una scelta volta a sottolineare come il Lambrusco sia un vino in grado di presentarsi e farsi apprezzare da un pubblico sempre più internazionale”, commenta Claudio Corradi, co-autore del testo.

Tra i nuovi capitoli inseriti nella riedizione ce n’è uno dedicato alla sostenibilità ambientale nella viticoltura – racconta Claudio Biondi, Presidente del Consorzio Tutela del Lambrusco di ModenaDa anni nella terra dei Lambruschi si fa lotta integrata e oggi stiamo cercando di raggiungere un importante obiettivo: la certificazione di Territorio Viticolo Sostenibile, forti di poter contare su tutte le imprese della filiera vitivinicola, a cominciare dai produttori.

Raggiungere questo obiettivo – aggiunge Davide Frascari, presidente del Consorzio Tutela e promozione Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossasignificherebbe rafforzare ulteriormente l’immagine del territorio di origine del Lambrusco, dietro al quale si nascondono capacità, impegno e competenza di oltre 5.000 produttori. Questo volume vuole essere un’ulteriore guida proprio per loro, che ogni giorno danno il meglio di sé per curare le uve in vigna e per garantire il miglior prodotto possibile ai consumatori”.

Con la riedizione de “La Viticoltura nella Terra dei Lambruschi” si conferma la fattiva collaborazione tra il Consorzio per la Tutela del Lambrusco di Modena e il Consorzio per la Tutela e la promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e di Canossa per favorire la valorizzazione del territorio e la sostenibilità ambientale. Del resto, le province di Modena e Reggio Emilia si presentano praticamente speculari nei numeri del Lambrusco, pur conservando una specifica identità nelle produzioni. Entrambe, infatti, annoverano oggi 8.300 ettari a testa di superficie allevata a vigneto, con una produzione annuale di uve per Lambrusco di 1.600.000 quintali.

AgriCulture. Tutela e valorizzazione del patrimonio rurale nel Lazio

AgriCulture. Tutela e valorizzazione del patrimonio rurale nel Lazio

E’ disponibile online, visibile open access a chiunque voglia esserne un lettore, il volume dal titolo “AgriCulture. Tutela e valorizzazione del patrimonio rurale nel Lazio”, curato dall’architetto Giorgia De Pasquale insieme alla geografa Sara Carallo.

I progetti e le ricerche contenute nel volume sottolineano un processo culturale contemporaneo che vede la trasformazione del concetto di “tutela del paesaggio”, intesa non più come un travasamento di vincoli sul territorio, quanto piuttosto una tutela finalizzata all’individuazione di nuove modalità di gestione, valorizzazione, promozione delle forme e delle attività identitarie che regolano i paesaggi.

In questo senso i paesaggi rurali rappresentano una categoria interessante di paesaggio culturale perché la loro sopravvivenza è legata a doppio filo con il loro utilizzo, con il mantenimento delle pratiche agricole, con la presenza attiva delle comunità locali.

I contributi, già presentati nel convegno omonimo dello scorso 12 giugno, afferiscono a diverse discipline, sottolineando la necessità di un approccio multidisciplinare al tema della tutela del paesaggio e l’urgenza di un approfondimento delle attività di analisi e di progettazione rivolte agli spazi rurali.

Ecco il link di riferimento per poter scaricare il volume: http://romatrepress.uniroma3.it/ojs/index.php/agriculture

Per ordinare copie a stampa : redazione RomaTrE-Press: –  serena.mancinetti@uniroma3.it

La bellezza del paesaggio rurale

La bellezza del paesaggio rurale

La valorizzazione dei comprensori agricoli di pregio, in particolare di quelli viti-vinicoli, non può prescindere dalla corretta analisi delle componenti “naturali” del paesaggio (rilievo, suoli e sottostante geolitologia, clima) che, interagendo tra di loro e con la gestione antropica, determinano le potenzialità produttive e le limitazioni d’uso dei predetti comprensori, oltre ad influenzarne l’aspetto estetico. Tali componenti rappresentano, pertanto, gli elementi fondamentali da considerare nella pianificazione del territorio fondata sull’equilibrio tra validità agronomica e qualità paesaggistica, sviluppo sostenibile e valorizzazione delle aree urbane e rurali.

Per offrire alle Amministrazioni locali uno strumento urbanistico multidisciplinare attento a questi obiettivi, a partire dal 1996 l’Associazione Nazionale delle Città del Vino si è impegnata nell’individuazione di alcune linee guida metodologiche per la valorizzazione dei comprensori vitivinicoli di qualità nella disciplina territoriale e urbanistica.

Alle linee guida proposte dalle Città del Vino ha fatto riferimento Castelvenere (BN), il Comune più vitato della Campania (circa il 67% del territorio comunale è occupato da vigneti) per la realizzazione del suo Piano Urbanistico Comunale.

Il lavoro (disponibile alla sezione Studi e Ricerche del sito  cittadelvino.it) è firmato da Antonio Leone, Primo Ricercatore Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo, e costituisce un capitolo del volume “LA BELLEZZA DEL PAESAGGIO RURALE. SOSTENIBILITÀ E BUONE PRASSI PER LA VALORIZZAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE RURALI”,  di prossima pubblicazione ad opera della Regione Campania. Curatori: Rossella Del Prete, Antonio Leone e Carmine Nardone. Autori: Paolo Benvenuti, Filippo Cannata, Giovanni Cantilena, Antonio Castellucci, Melania Cermola, Agostino Di Lorenzo, Antonio Di Gennaro, Mario Festa, Imma Florio, Fulvio Fragnito, Eleonora Ghezzi, Antonio Iadicicco, Guido Leone, Natalia Leone, Rossana Maglione, Paolo Magliulo, Donato Matassino, Francesco Nardone, Mario Pedicini, Serafino Piteo, Massimo Visone

Denominazioni d’origine e turismo del vino

Denominazioni d’origine e turismo del vino

E’ uscito presso la Franco Angeli Editore il volume “Successful Paths. Designations of Origin, Food and Wine Itineraries, and Territorial Development“, firmato da Silvia Gatti, ricercatrice presso il Dipartimento Scienze Statistiche dell’Università di Bologna.

Il libro, che raccoglie una serie di lavori dell’Autrice su denominazioni d’origine e turismo del vino, contiene anche contiene il paper “A profile of wine tourists in some Italian region vineyards: an application of the multiple correspondence analysis” presentato al Colloque della Vineyard Data Quantification Society (VDQS) Oenometrics XI, a Dijon nel maggio 2004, che riassume i risultati dell’indagine svolta insieme all’Osservatorio sul Turismo del Vino dell’Associazione Nazionale delle Città del Vino.

Silvia Gatti, economista che ha conseguito la sua formazione presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Modena negli anni ’80, è attualmente professore ordinario di Politica economica presso la Facoltà di Economia, Management e Statistica dell’Università di Bologna, dove insegna Economia sanitaria ed economia ambientale. È membro della American Economic Association e della American Association of Wine Economists.

“Le viti americane e asiatiche. Ibridi portinnesti e varietali”

“Le viti americane e asiatiche. Ibridi portinnesti e varietali”

L’Associazione Nazionale Città del Vino è lieta di annunciare la presentazione dell’ultimo libro del prof. Mario Fregoni dal titolo “Le viti americane e asiatiche. Ibridi portinnesti e varietali” edito da Ci.Vin srl, che si terrà in occasione della prossima edizione del Vinitaly di Verona il giorno lunedi 16 aprile, alle ore 15, presso la Sala Respighi (primo piano del Palaexpo).

Interverranno:

Paolo Benvenuti, Direttore generale Associazione Nazionale Città del Vino

Floriano Zambon, Presidente Associazione Nazionale Città del Vino

Mario Fregoni, autore del libro

Presentazione di Luigi Bavaresco, Docente di Viticoltura – Università Cattolica Piacenza

Interventi di:

Dr.ssa Dora Marchi – Enosis srl

Dr. Lorenzo Gallo – Green Has Italia

Dr. Gaetano Conte – Vitis Rauscedo

Dr. Ennio Arba, Sindaco di Urzulei

Dr. Andrea Cabiddu, Agris – Dipartimento per la Ricerca nelle Produzioni Animali

“Federico Martinotti, oltre il Metodo”

“Federico Martinotti, oltre il Metodo”

L’Editore Appunti  dedica a Federico Martinotti, padre del metodo di spumantizzazione in autoclave, il libro “Federico Martinotti, oltre il Metodo”. Realizzata nel 2013 con il supporto dell’Associazione Donne del Vino e la partecipazione di Regione Piemonte, Consorzio Tutela dell’Asti e Consorzio Tutela Vini d’Acqui, la pubblicazione contribuisce a far riscoprire il famoso agronomo ed enologo, scienziato e divulgatore, rigoroso ed integerrimo funzionario di Stato, già direttore dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti.

Il metodo di spumantizzazione in grandi contenitori è stato inventato dall’italiano Federico Martinotti con brevetto depositato a Torino nel 1895, cioè ben 12 anni prima che il francese Eugene Charmat ne riprendesse l’idea originaria e trovasse migliori condizioni per la sua commercializzazione e diffusione.

Federico Martinotti fu anche un importante personaggio della storia della grande viticoltura ed enologia italiana tant’è che dal 2013, in occasione delle celebrazioni del Cinquantenario della legge delle DOC vinicole italiane, ovvero il D.P.R. 930 del 12 luglio del 1963 approvato al Senato con relatore e prima firmatario Paolo Desana, fu inserito tra i “Quattro Moschettieri della DOC”, dopo il grande agronomo, giornalista ed editore Giuseppe Antonio Ottavi originario della Corsica, seguito dal politico, giornalista, cooperatore ed enologo Arturo Marescalchi originario di Baricella (Bologna) e dal monferrino Paolo Desana che riuscì a far approvare la citata legge delle DOC, da cui la garanzia per produttori e consumatori dell’origine e della provenienza geografica delle produzioni.

 Introduzione
 Introduzione2
 Il metodo martinotti
 Prefazione

Pubblicità del cibo e modelli sociali

Pubblicità del cibo e modelli sociali

Come sarebbe il mondo – noioso e retrogrado – se davvero assomigliasse a quello che la pubblicità del cibo ci descrive? Come sarebbero le nostre relazioni sociali, le nostre psicologie individuali? In quale tipo di società cresceremmo i nostri figli e quali questioni di genere fronteggeremmo tutti i giorni?

A questi e altri interrogativi risponde con ironia Cinzia Scaffidi nel libro “Che mondo sarebbe. Pubblicità del cibo e modelli sociali”, per i tipi di Slow Food Editore, appena arrivato in libreria.

La comunicazione commerciale narra un mondo che non esiste, ma lo fa da talmente tanto tempo e così bene che spesso non vediamo più i paradossi, le follie, i nonsense che ci vengono suggeriti come se fossero desiderabili. Forse un po’ di ironia può aiutarci a recuperare quella consapevolezza di cittadini-consumatori, senza la quale nessun cambiamento qualitativo può avvenire nell’ambito di un sistema alimentare dominante, che oggi si sta rivelando il responsabile di tanti problemi economici, ambientali, di salute pubblica.

«Sugli acquisti stiamo prendendo coscienza, perché crescono le quote di consumatori attenti, consapevoli, critici e competenti che finiscono non solo per scegliere meglio il cibo, ma anche per comprarne meno. Rispetto ai modelli sociali trasmessi invece siamo culturalmente meno attrezzati. Se da un lato siamo coscienti che quelle famiglie, quelle mogli, quei mariti, quelle situazioni non ci assomigliano, dall’altro ne subiamo il fascino e, in una qualche misura, permettiamo a quella comunicazione di orientare, se non i nostri comportamenti, quantomeno i nostri desideri», commenta l’autrice.

L’evoluzione per allontanarsi dai modelli sociali e relazionali che il mercato propone si deve nutrire di tante e diverse capacità: osservare, ascoltare il non detto, interpretare i tanti segnali che le narrazioni commerciali ci offrono, fino a vedere quel che davvero abbiamo davanti agli occhi, imparando a riderne.

Patrizio Roversi nella sua prefazione ci invita a leggere il libro, «poi proviamo a risalire a monte di tutte le cose che racconta […] guardiamoci allo specchio, guardiamo la realtà, guardiamoci dentro, guardiamo cosa c’è sotto, guardiamo oltre… Poi possiamo persino guardare la pubblicità, ma con occhi diversi».

Cinzia Scaffidi è nata a Gioiosa Marea (Messina) nel 1964 e vive a Bra (Cuneo) dal 1965. Laureata in Filosofia, dal 1992 al 2015 ha fatto parte dello staff di Slow Food, di cui ha diretto il centro studi per dieci anni. Oggi opera come free lance nell’ambito del giornalismo e della formazione. Insegna Interdisciplinarità della Gastronomia presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Con Slow Food Editore ha pubblicato Guarda che mare. Come salvare una risorsa (2007, con Silvio Greco), Sementi e diritti. Grammatiche di libertà (2008, con Stefano Masini) e Mangia come parli. Come è cambiato il vocabolario del cibo (2014).

La Costa dei Trabocchi

La Costa dei Trabocchi

Codice Citra, la più grande realtà produttiva vitivinicola d’Abruzzo, ha chiuso il 2017 con un fatturato di vini imbottigliati di circa 35 milioni di euro, +11% rispetto all’anno precedente e +45% negli ultimi 5 anni.

Codice Citra è diventata ormai a tutti gli effetti una realtà “Glocal” che guarda all’espansione estera, lo testimoniano l’aumento della quota export +12% e del fatturato vini imbottigliati +11% rispetto al 2016, ma con i piedi ben piantati nella nostra Regione – afferma Valentino Di Campli, Presidente Codice CitraCrediamo che la promozione del territorio sia fondamentale per lo sviluppo del settore vitivinicolo e dell’economia locale. Infatti, negli ultimi anni abbiamo intrapreso vari progetti per “raccontare” le bellezze locali e farle conoscere nel mondo: dal portare un vero trabocco al nostro stand di Vinitaly fino alla pubblicazione del volume “La Costa dei Trabocchi”, realizzato da Carsa Edizioni insieme a Paesaggi d’Abruzzo. Un racconto speciale composto da 250 immagini straordinarie e parole che profumano di mare e di vino, per descrivere uno dei luoghi più suggestivi della nostra Regione e che ospiterà una della piste ciclabili più belle d’Europa da Ortona a Vasto, proprio a ridosso dei vigneti della provincia di Chieti. Il 2017, appena concluso, è stato un anno molto importante per la nostra azienda: lo testimoniano i risultati raggiunti, i nuovi progetti e le sfide messe in atto, con cui vogliamo misurarci e, soprattutto, migliorarci. Siamo convinti che Codice Citra sia la dimostrazione di quanto la cooperazione vitivinicola in Abruzzo sia importante e possa crescere orientando le proprie scelte verso la qualità e la valorizzazione dei vitigni autoctoni e del territorio.”

La crescita più importante si registra nell’aumento delle esportazioni di vini imbottigliati +12% rispetto al 2016, e +33% rispetto agli ultimi 5 anni. In particolare, in Europa, l’Inghilterra diventa il mercato principale con +40%, seguita Germania, Svezia e Belgio. Nel resto del mondo crescono i mercati asiatici +15%. Il trend positivo si attesta anche in Italia con +12% del canale GD e +12% del canale HORECA. La classifica dei vini più venduti vede ai primi posti i due bianchi più “pop” del momento: Passerina (+39%) e Pecorino (+33%), in crescita anche nella versione spumante, per arrivare all’immancabile Montepulciano d’Abruzzo (+12%) e Trebbiano d’Abruzzo (+4%).

Un grande fermento ha caratterizzato il lavoro degli ultimi sei mesi del 2017, grazie all’attivazione di nuovi progetti enologici, come l’istituzione di protocolli di produzione volti ad un miglioramento continuo della filiera produttiva – dalla vigna alla bottiglia – e l’introduzione di importanti novità, tra cui la scelta del nuovo consulente enologico, dott. Riccardo Cotarella, la costituzione del Codice Citra Wine Team, che raggruppa 20 tecnici tra enologi e agronomi delle associate insieme agli enologi interni, e, non ultima, la qualità eccellente dei vini rossi registrata nella vendemmia 2017. Tutto questo a dimostrazione della forte dinamicità dell’azienda e delle importanti scelte decisionali fortemente orientate alla crescita qualitativa.

Codice Citra è la più grande realtà produttiva vitivinicola d’Abruzzo. Fondata nel 1973, raggruppa 3.000 famiglie di soci vignaioli, che coltivano 6000 ettari di vigneti, con una produzione complessiva annuale di oltre 20 milioni di bottiglie l’anno. Info: www.citra.it

Raccontare il viaggio: Laboratorio di scrittura a Roma

Raccontare il viaggio: Laboratorio di scrittura a Roma

Una giornata a caccia di storie da raccontare, un’esperienza da veri “predatori”. Sabato 20 gennaio, dalle ore 10 alle 17, presso la Libreria GRIOT di Roma, si terrà un laboratorio di scrittura intensivo, per gustare il sapore della scrittura e imparare come raccontare al  meglio i propri viaggi, sotto la guida di Guido Bosticco, docente di scrittura creativa all’Università di Pavia ealla Scuola del Viaggio.

Una giornata fra consigli utili, esercizi pratici nel cuore di Trastevere e letture e commenti del lavori.Dal racconto al reportage giornalistico, dal diario al blog: la scrittura è, ancora oggi, la forma più immediata e creativa per dare forma alle proprie esperienze del mondo.

Forti dell’esperienza decennale della Scuola del viaggio (www.scuoladelviaggio.it), questi laboratori sono il momento perfetto per trovare l’ispirazione all’attività di scrittura, che spesso è latente in ciascuno di noi, per questo motivo si compongono di parti teoriche e molte esercitazioni.

Dopo alcuni suggerimenti su come impostare un racconto, nella giornata del 20 gennaio, sarà protagonista la pratica: esercizi in aula e per le vie di Trastevere, alla caccia di personaggi, dialoghi, dettagli che possano far nascere una storia interessante, per un viaggio che si può svolgere anche sotto casa, se interpretato nel modo giusto.

Il costo di partecipazione è di 80 euro, per informazioni e iscrizioni: info@libreriagriot.it; www.libreriagriot.it

Guido Bosticco insegna scrittura all’Università di Pavia e alla Scuola del Viaggio, scrive di viaggi su diverse testate nazionali. È autore con Andrea Bocconi di “Raccontare il viaggio. 30 lezioni dalla scrittura all’immagine” (Touring).

La sera di venerdì 19, alle ore 18.30, sempre presso la Libreria GRIOT, Guido Bosticco, con il fotografo Vince Cammarata, presenteranno il volume“Raccontare il viaggio. 30 lezioni dalla scrittura all’immagine”, in una serata in cui il pubblico sarà chiamato a partecipare attivamente.

 

Programma del laboratorio

h 10.00-11.00

Partenza

Che cosa fa di un viaggio un “buon” viaggio

Come trasformare un luogo in una storia

Come prendere appunti in viaggio

Esercizi e commenti

h 12.00-13.00

Immersione

Descrizioni, personaggi, dialoghi

Testi e immagini, il connubio perfetto

Il viaggio dell’anima: come raccontarlo in modi diversi

Esercizi e commenti

h 13.00-14.00

Pranzo

h 14.00-15.30

Spedizione

A caccia di storie

Esercitazione per le vie di Trastevere

h 15.30-17.00

La factory (ovvero, la casa di correzione)

Letture dei lavori, correzioni, analisi, discussioni, suggerimenti

Consigli e trucchi del mestiere

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