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È online il nuovo libro sui Paesaggi Terrazzati

È online il nuovo libro sui Paesaggi Terrazzati

Il volume, dal titolo “Paesaggi terrazzati: scelte per il futuro/Terraced Landscapes: choosing the future”, è il resoconto delle dieci giornate congressuali e degli esiti prodotti dal Terzo Incontro Mondiale sui Paesaggi Terrazzati svoltosi tra Venezia e Padova e in dieci diverse aree terrazzate della penisola italiana dal 6 al 15 ottobre 2016.
La pubblicazione raccoglie inoltre i contributi scientifici dei relatori all’Incontro, offrendo una importante panoramica sullo stato dell’arte e gli studi sui paesaggi terrazzati delle regioni italiane e dei paesi dell’area europea ed extraeuropea.
Scopo del volume è promuovere una conoscenza diffusa e più consapevole del patrimonio terrazzato mondiale, con finalità educativo-didattiche e di supporto alle politiche di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale, paesaggistico, economico, sociale e storico che i terrazzamenti rappresentano.

Dei miei vini estremi. Un ebbro viaggio in Italia

Dei miei vini estremi. Un ebbro viaggio in Italia

A cinquant’anni dai viaggi di Mario Soldati e Paolo Monelli, Camillo Langone si rimette alla ricerca dei territori e dei miracoli naturali, della bellezza, della grazia, della sincerità del vino italiano. Storie di donne e uomini dietro piccole e grandi imprese enologiche, territori, etichette più o meno famose, ma sempre irregolari, eccentriche, talvolta irriverenti.

Cosa ci fa un lambruschista a Barbaresco? E un autoctonista con una bottiglia di Sassicaia? Il viaggio di Langone sulle strade del vino italiano parte da una provocazione e uno spiazzamento, è racconto esilarante, poco sensibile ai sentieri battuti ma affascinato dalla vera cultura della terra e della tradizione. Agli occhi di un devoto eterodosso e non riconciliato come l’autore, di fronte a una bottiglia di vino il degustatore di oggi ha come unico interesse la «trasparenza» delle etichette e l’«onestà» delle certificazioni biologiche. Sprovvisto di acume filosofico (o di fede), indifferente al suo stesso gusto, continua ad approcciarsi alla bevanda che mette in contatto uomini e dèi come un sonnambulo, inconsapevole di quanta verità e bellezza si dissipi tra finti supertuscans e barrique omologanti. Contro l’appiattimento del palato, la retorica stantia e le false promesse, in questo excursus tra prodotti e protagonisti della più umana e struggente delle culture Langone attraversa il paese con il rispetto religioso dell’appassionato, insofferente ai miti farlocchi del made in Italy e del «prodotto naturale» (con la consapevolezza che «l’unico vino davvero naturale è l’aceto»). L’autore di Bengodi e dei Pensieri del lambrusco disegna così una geografia dell’Italia eccentrica ed eterodossa, in cui accanto alle cantine più nobili e celebrate si trovano storie di vini eroici, rarissimi o comunissimi, comunque estremi.

Camillo Langone vive a Parma dopo avere collezionato un buon numero di città (Potenza, Vicenza, Verona, Caserta, Viterbo, Pisa, Bologna, Reggio Emilia, Trani). Scrive su Il Foglio e su Il Giornale, occupandosi in particolar modo di letteratura, architettura, arte, enogastronomia e religione. Per Marsilio ha pubblicato Il collezionista di città (2006), La vera religione spiegata alle ragazze (2007), Bengodi. I piaceri dell’autarchia (2011), Eccellenti pittori. Gli artisti italiani di oggi da conoscere, ammirare, collezionare (2013) ePensieri del lambrusco. Contro l’invasione (2016).

“Italia Contadina – Dall’esodo rurale al ritorno alla campagna”

“Italia Contadina – Dall’esodo rurale al ritorno alla campagna”

Italia Contadina – Dall’esodo rurale al ritorno alla campagna” di Rossano Pazzagli

Aracne Editrice – Luglio 2018; pagine 152; € 10,00; distribuzione: www.aracneeditrice.it

La storia e l’evoluzione del comparto agricolo italiano potrebbero virtualmente scindersi tra un prima e un dopo e la metà del ‘900 è lo spartiacque di questa divisione potenziale. Fino alla prima metà del ‘900 il nostro è ancora in gran parte un Paese contadino. Poi, nell’arco di un quindicennio, l’Italia muta il suo volto e da paese prevalentemente agricolo divenne un paese industriale, con un progressivo spostamento verso i centri cittadini e le periferie, con stili di vita sempre più centrati sulle città e l’urbanizzazione.

Per le campagne italiane questo ha significato una progressiva perdita di lavoratori, imprese, peso economico, superficie coltivata, dignità sociale e valori culturali. In questo senso la storia delle campagne italiane nel secondo ‘900 può essere sintetizzata in un lungo addio al mondo rurale, cioè un processo nel quale Il modello industriale basato sulla crescita dei consumi e della produzione e il modello sociale centrato sul welfare urbano avrebbe preso il sopravvento.

Contemporaneamente, la letteratura, l’arte e il cinema cominciavano a celebrare, anche quando ne parlavano in positivo, il bel mondo perduto e la malinconia per qualcosa che se ne stava andando. Il ‘900 è un secolo cominciato con l’agricoltura come settore prevalente dell’economia e della società e si è chiuso con le campagne abbandonate, ripiegate su se stesse, trascurate o aggredite, molto spesso ferite e talvolta derise. “Sembrava, appunto, un addio, un tramonto definitivo del mondo agricolo e della ruralità italiana. Invece negli ultimi decenni la fine del mito del progresso e della crescita illimitata, il peggioramento della qualità della vita nelle città più grandi e l’emergere della questione ambientale hanno spinto verso una rivalutazione del mondo rurale, prima di carattere culturale e poi anche a livello pratico con l’instaurarsi di processi di ritorno, legati alla multifunzionalità dell’agricoltura, alle produzioni tipiche, all’agriturismo, alla ricerca di nuovi stili di vita e alla ricostruzione del rapporto città-campagna”.

Il libro si presenta come una lucida sintesi del declino del settore agricolo, che tanto ha regalato all’Italia in termini di ricchezza dell’alimentazione, di bellezza del paesaggio e crescita economica fino alla prima metà del ‘900, e che apre uno spiraglio sulle possibilità di ritorno al mondo agricolo e di rinascita del settore primario, su quella che è stata euforicamente denominata “la rivincita delle campagne”.

Il libro è stato scritto sulla base di una ricerca che riguarda essenzialmente la seconda metà del Novecento e i primi anni Duemila e ripropone in appendice alcuni scritti di Emilio Sereni, uno dei massimi protagonisti della storia e della politica agricola italiana del Novecento, colui che ha legato più di ogni altro il suo nome alla storia del paesaggio agrario inteso come specchio dell’identità nazionale: uno specchio poliedrico di risorse territoriali, lavoro, culture, politiche, fallimenti e speranze, che conferma il contributo portato dai contadini italiani alla vita democratica del Paese, oggi anch’essa in condizioni precarie e bisognosa di una rivitalizzazione. È infine l’invito a un nuovo protagonismo e a una ritrovata dignità dell’Italia rurale, come afferma l’autore del libro Rossano Pazzagli.

 Scheda libro

XIV Edizione Codice della Vite e del Vino

XIV Edizione Codice della Vite e del Vino

La legislazione vitivinicola è in continua evoluzione e, per seguire la dinamicità dei mercati, necessita di ritocchi o all’occorrenza profonde innovazioni così da poter rispondere in modo puntuale e preciso alle esigenze del mondo produttivo. Per fornire agli addetti ai lavori uno strumento aggiornato e completo utile a facilitare la consultazione dell’elevato numero di norme nazionali ed europee che regolano il settore, come ogni anno, Unione Italiana vini ha dato alle stampe il nuovo “Codice della Vite e del Vino”, giunto alla quattordicesima edizione, curato da Antonio Rossi (responsabile del Servizio giuridico di UIV).

All’interno delle oltre 2000 pagine, suddivise in diciotto capitoli, il volume contiene la rielaborazione e l’aggiornamento dell’intero panorama legislativo nazionale, significativamente mutato dopo l’emanazione del Testo Unico del Vino (legge n. 238 del 12 dicembre 2016) e l’approvazione di gran parte dei corrispettivi decreti attuativi. Sono altresì presenti le disposizioni nazionali che disciplinano l’attività di produzione e commercializzazione delle bevande, anch’esse parte della complessa realtà legislativa nella quale si inserisce il lavoro quotidiano degli operatori vitivinicoli.

Nelle sezioni dedicate alle normative europee, sono riportati anche i nuovi regolamenti Ue di esecuzione n. 273 del 2018 e delegato n. 274 del 2018, che hanno sostituito e aggiornando le precedenti norme del sistema autorizzativo degli impianti viticoli, dello schedario viticolo, dei documenti di accompagnamento e della certificazione, del registro delle entrate e delle uscite e delle dichiarazioni obbligatorie. Inoltre, sono illustrati i regolamenti comunitari collegati all’OCM Vino (reg. 1149/16 e 1150/16) e tutte le disposizioni statali applicative collegate alle misure di sostegno.

Nel testo viene poi dato ampio spazio alla disciplina italiana e comunitaria in materia di sistema autorizzativo degli impianti vitati, in particolare ai recenti aggiornamenti al decreto attuativo nazionale e le relative circolari interpretative.

Il “Codice della Vite e del Vino” è frutto di un notevole sforzo editoriale che Unione Italiana Vini porta avanti dal 1977, attraverso il proprio Servizio giuridico-normativo, con l’obiettivo di raccogliere tutte le leggi europee e nazionali di settore, comprese anche le circolari inedite e poco conosciute che, spesso, forniscono indispensabili elementi interpretativi.

Accanto al volume, UIV mette a disposizione il servizio di consultazione legislativo online e la newsletter legislativa, strumenti forniti all’operatore professionale per ricevere tempestivamente le ultime news sulla pubblicazione di nuovi provvedimenti nazionali ed europei.

Grappa e Cioccolato: Giuseppe Vaccarini racconta storia, segreti e abbinamenti firmati da grandi chef

Grappa e Cioccolato: Giuseppe Vaccarini racconta storia, segreti e abbinamenti firmati da grandi chef

Grappa e cioccolato sono i protagonisti a cui Giuseppe Vaccarini, presidente ASPI – Associazione della Sommellerie Professionale Italiana, ha dedicato due prestigiose pubblicazioni, pensate per gli appassionati di cibo e distillati.

IL GRANDE LIBRO DELLA GRAPPA” (Hoepli, 2018), realizzato a quattro mani con Cesare Pillon, celebre giornalista gastronomico, è un viaggio che ripercorre la storia della più famosa acquavite italiana, partendo dalle umili origini popolari fino alla sua ascesa all’olimpo dei distillati. Un accurato lavoro storico e di ricerca sul campo, supportato da un notevole apparato fotografico e arricchito da un gustoso capitolo dedicato a brillanti abbinamenti tra grappa ed esclusive ricette create ad hoc da grandi chef. Nata come la Cenerentola degli spiriti, la grappa ha ormai raggiunto la pienezza del suo fascino fino a rivelarsi come la più aristocratica delle essenze. Per questo motivo, Giuseppe Vaccarini e Cesare Pillon, due delle più influenti voci nel panorama enologico italiano – il primo fondatore e presidente di ASPI – Associazione della Sommellerie Professionale Italiana nonché vincitore del concorso “Miglior Sommelier del Mondo ASI” (1978), il secondo da oltre 35 anni affermato giornalista gastronomico-, hanno deciso di dedicarle un vero e proprio manuale che racchiude, nelle sue oltre 240 pagine, l’essenza dell’unico distillato esclusivamente italiano. Il volume è frutto di un approfondito e meticoloso lavoro di ricerca, interviste e confronto con realtà storiche del territorio italiano legate alla creazione dell’acquavite d’uva per costruire un autentico manuale per la conoscenza della storia della Grappa, da come è nata a come si è evoluta fino ad arrivare al giorno d’oggi.

In assenza di un disciplinare rigoroso che ne tuteli la produzione e la trasparenza in etichetta, gli autori di questa preziosa guida si mettono in gioco per fornire al consumatore gli strumenti per orientarsi autonomamente nella varietà delle bottiglie presenti sul mercato: la prima parte dell’opera si configura quindi come un affascinante racconto storico che va dalla semi-clandestinità della grappa contadina all’evoluzione dei moderni processi produttivi; mentre nella seconda, i profumi e i sapori della grappa entrano in scena attraverso l’analisi dettagliata della tecnica e arte della degustazione, dando vita ad un racconto avvincente e stuzzicante che prosegue con un accurato elenco delle distillerie presenti in Italia e dei loro prodotti. In conclusione, un gustoso ultimo capitolo dedicato agli abbinamenti tra grappa e una serie di esclusive ricette preparate ad hoc da grandi chef, come i fratelli Cerea, Davide Oldani e il maestro Gualtiero Marchesi, sfidando lo stereotipo della grappa intesa solo come bevanda da fine pasto. Ma non solo: per i lettori più appassionati vi è infine la possibilità di aiutarsi nella conoscenza della grappa attraverso un’apposita scheda di valutazione.

CIOCCOLATO CODEX NERO FONDENTE” (Hoepli, 2018) è invece un libro-tributo dedicato al ‘cibo prediletto degli dei’, frutto della collaborazione tra Perugina® Nero®, il Centro di Eccellenza del Cioccolato a Broc in Svizzera e grandi chef che hanno svelato alcuni dei loro più preziosi segreti: il risultato è un goloso viaggio nella storia del cioccolato che ne individua principi e criteri necessari ad una perfetta degustazione e propone un’approfondita analisi sensoriale. Un libro-tributo agli infiniti modi di degustare il nero fondente ma anche il manifesto di una generazione sempre più attenta all’origine, alla qualità delle materie prime e all’autenticità dei sapori. Per creare questa vera e propria guida del cioccolato ci sono voluti oltre due anni di ricerca e il coinvolgimento di autorevoli esperti, tra cui il Centro di Eccellenza del cioccolato a Broc, nonché tutta l’esperienza dei Maestri della Scuola del Cioccolato Perugina®. Dalla storia centenaria del cacao alle ricette di chi ha fatto della cucina un’arte, il volume risponde alle necessità di quella che può essere definita a tutti gli effetti la generazione dei “Fondentisti”, per i quali Perugina®Nero® ha innovato il mondo del cioccolato fondente con lo scopo di soddisfare i palati più esigenti e avanguardisti.

La cura di questo manifesto gastro-letterario è di Giuseppe Vaccarini, che nella sua lunga e prestigiosa carriera può vantare il titolo di “Miglior Sommelier del Mondo” conquistatonel 1978 e la direzione del ristorante “Gualtiero Marchesi”. Docente accademico di Sommellerie, ha fondato nel 2007 l’ASPI, l’Associazione della Sommellerie Professionale Italiana. Il volume esplora dunque la storia del cioccolato, individua i principi e i criteri necessari a una perfetta degustazione e propone un’attenta e approfondita analisi sensoriale. Un ampio spazio è dedicato ai tanti e molto spesso poco noti abbinamenti con gli alimenti più sorprendenti come ad esempio pane, frutta, acqua, tè, caffè, birra, vino, cocktail, distillati e liquori.Non solo, il libro raccoglie anche i segreti creativi in cucina con ricette esclusive firmate da grandi chef come Enrico e Roberto Cerea, Anthony Genovese, Pietro Leeman, Marcello Trentini, Lina Fischetti, Claudio Sadler, Manuel Baima Besquet, Paolo Morresi.

CIOCCOLATO CODEX NERO FONDENTE

“Cioccolato Codex Nero Fondente” è anche la rappresentazione più evidente di quella che è una nuova tribù che si colloca tra le fila dei cosiddetti ‘puristi del cibo’, intenditori sempre alla ricerca dell’essenza autentica del gusto. Attenti all’origine e alla qualità degli ingredienti, e dunque all’etichetta dei prodotti che consumano, i ‘Fondentisti’ sono l’avanguardia consapevole e informata nel mondo del cioccolato, apprezzano il gusto forte, i sapori intensi e perseguono esperienze multisensoriali attraverso la degustazione di quello che definiscono “l’unico e vero cioccolato”.

Ecco perché Perugina®Nero® ha voluto dedicare ai ‘fondentisti’ non solo il primo manuale completo e approfondito sul nero fondente, ma anche una nuova gamma pensata e studiata soprattutto per loro, che affonda le sue radici nel 1907, quando Luisa Spagnoli intuì ed elaborò il metodo per una sapiente tostatura di pregiate fave di cacao fino a ottenere il Fondente Luisa®, un cioccolato di alta qualità, oggi alla base di Perugina®Nero®, che si caratterizza per un gusto puro e intenso, persistente e che si scioglie in bocca. I profili sensoriali dei prodotti Perugina®Nero® sono stati studiati presso il Centro di Sviluppo Nestlé di Broc in Svizzera, il Centro di Eccellenza del Cioccolato. 

ASPI – Associazione della Sommellerie Professionale Italiana. Si propone come punto di riferimento per la Sommellerie professionale, con l’obiettivo di offrire opportunità di crescita ed affermazione ai Sommelier. Dal 2007, anno della sua nascita, è il solo membro per l’Italia dell’Association de la SommellerieInternationale, A.S.I. I principali obiettivi di ASPI sono la formazione, a livello professionale, e la diffusione della cultura sul mondo del cibo e delle bevande. ASPI è presente, sul territorio nazionale, con corsi ed attività.

 

Guida Oro I Vini di Veronelli 2019: ecco i migliori vini d’Italia

Guida Oro I Vini di Veronelli 2019: ecco i migliori vini d’Italia

All’interno del meraviglioso Cenacolo Palladiano di Fondazione Giorgio Cini, sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, il Seminario Permanente Luigi Veronelli ha presentato, in anteprima sull’uscita in libreria, la Guida Oro I Vini di Veronelli 2019, volume erede degli storici cataloghi firmati, sin dagli anni Cinquanta, dal padre della critica enologica italiana.

Nell’antico monastero benedettino che oggi ospita anche la sede dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli, luogo di pensiero e di formazione dedicato al sapere della terra e della tavola, sono stati svelati i dettagli della nuova edizione che conta ben 16.256 etichette recensite per un totale di 2.038 produttori descritti.

Grande era l’attesa per i Sole, premi speciali assegnati dalla Redazione ad altrettanti “racconti in forma di vino” rappresentativi della competenza, della creatività e dell’impegno dei vignaioli italiani. Ad aggiudicarseli sono stati, quest’anno, il Dolcetto di Diano d’Alba Superiore Sorì Pradurent 2016 di Claudio Alario (Diano d’Alba, CN), la Cuvée Maria Vittoria Rosé Nature 2012 di Rainoldi (Chiuro, SO), l’Alto Adige Vernatsch Alte Reben Gschleier 2016 di Cantina Girlan (Appiano-Eppan, BZ), il Romagna Sangiovese Modigliana Riserva I Probi di Papiano 2015 di Villa Papiano(Modigliana, FC), il Colli di Luni Bianco Permano 2016 di Terenzuola (Fosdinovo, MS), l’Orvieto Classico Superiore Campo del Guardiano 2016 di Palazzone (Orvieto, TR), l’Habemus Etichetta Rossa Lazio Rosso 2015 di San Giovenale (Blera, VT), l’Aglianico del Vulture Quarta Generazione 2015 di Quarta Generazione (Barile, PZ), il Terre di Cosenza Colline del Crati Magliocco Riserva Vigna Savuco 2014 di Serracavallo (Bisignano, CS) e l’Occhio di Terra Malvasia Secca Salina 2017 di Antonino Caravaglio (Malfa, ME).

A conquistare le Super Tre Stelle, in ragione d’un punteggio uguale o superiore a 94/100 assegnato dai curatori Gigi Brozzoni, Marco Magnoli e Alessandra Piubello, sono stati, invece, 338 vini, circa il 2% dei campioni degustati, con la regione Toscana che si afferma come vera fuoriclasse, registrando ben 116 “super stellati”. Al secondo posto si è attestato il Piemonte, con 58 vini premiati, penalizzato da annate difficili per le sue prestigiose denominazioni. Seguono, poi, il Veneto (23), l’Alto Adige-Südtirol (19) e la Sicilia (16), regione leader dell’Italia Meridionale.

Diciassette, inoltre, sono i vini che hanno ottenuto il titolo di Grande Esordio avendo raggiunto o superato la soglia dei 94/100 alla loro prima apparizione in Guida.

Cinque, per definizione, i Migliori Assaggi, ovvero i vini che, nella rispettiva tipologia, hanno conseguito il più elevato giudizio in centesimi. Si tratta, in particolare, del Franciacorta Extra Brut Rosé Riserva Annamaria Clementi 2008 di Ca’ del Bosco (Miglior Vino Spumante, con una valutazione di 98/100), dell’Alto Adige Terlaner I Grande Cuvée 2015 di Cantina Terlano (Miglior Vino Bianco, 98/100), del Cerasuolo d’Abruzzo Piè delle Vigne 2016 di Cataldi Madonna Luigi (Miglior Vino Rosato, 93/100), del Barolo Bussia Riserva Granbussia 2009 dei Poderi Aldo Conterno (Miglior Vino Rosso, premiato con l’eccezionale punteggio di 100/100) e del Romagna Albana Passito Riserva AR Selections des Grains Nobles 2014 di Fattoria Zerbina (Miglior Vino Dolce o da Meditazione, 97/100).

«Le pagine della Guida Oro I Vini di Veronelli 2019 non racchiudono soltanto mesi di lavoro della Redazione e un intero anno di degustazioni dei curatori Gigi Brozzoni, Marco Magnoli e Alessandra Piubello. Veri protagonisti del volume sono i vini prodotti dalle migliori aziende vitivinicole italiane, valutati secondo una chiara scala in centesimi e comunicati attraverso una dettagliata simbologia. Con questo nuovo passo del lungo cammino compiuto dal Seminario Veronelli a fianco del settore vitivinicolo ci auguriamo di aver colto, a beneficio del Lettore professionista come del semplice appassionato, quanto di meglio i vignaioli italiani hanno prodotto» ha dichiarato Andrea Bonini, Direttore dell’associazione senza scopo di lucro che da oltre trent’anni anni promuove la cultura gastronomica “secondo Veronelli”.

Al termine della presentazione, i partecipanti all’anteprima veneziana hanno potuto degustare i dieci Sole 2019 accompagnati da alcune specialità proposte da selezionate aziende alimentari: Acqua Bracca, fonte bergamasca partner e fornitore ufficiale del Seminario Permanente Luigi Veronelli, I love Ostrica, specialista in catering e degustazioni di ostriche, cruditées e pesce fresco, Luigi Guffanti 1876, formaggi per tradizione, Antica Pasticceria Muzzi, artigiani dell’arte dolciaria dal 1795, Figulì, azienda specializzata nella panificazione biologica. L’evento si è avvalso, inoltre, della preziosa collaborazione di Banca Generali Private e di GraphicScalve – Oltre la stampa.

Si rinnova, inoltre, la collaborazione tra Seminario Veronelli e Fondazione ACRA, organizzazione non governativa senza scopo di lucro, laica e indipendente, impegnata nel rimuovere le povertà attraverso soluzioni sostenibili, innovative e partecipate. L’Associazione sostiene, in particolare, il progetto «Food Relations» che valorizza le filiere del cibo come strumento di educazione alla cittadinanza globale e di dialogo interculturale. Per farlo, il Seminario Veronelli ha donato ad ACRA, per il quinto anno consecutivo, le “seconde bottiglie” non necessarie alla Redazione della Guida Oro affinché vengano utilizzate per eventi di sensibilizzazione e campagne di raccolta fondi.

Alla presentazione hanno partecipato Andrea Bonini, Direttore del Seminario Permanente Luigi Veronelli, Emilio Quintè, Direttore Marketing e Comunicazione di Fondazione Giorgio Cini, Andrea Alpi, Redattore, Gigi BrozzoniMarco Magnoli e Alessandra Piubello, Curatori della Guida Oro I Vini di Veronelli 2019 e Simonetta Lorigliola, Responsabile culturale dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli.

Slow Wine 2019

Slow Wine 2019

Tutti possono scrivere di vino? Questa la domanda con cui si apre la presentazione della nona edizione della guida al mondo del vino di Slow Food Editore. Carlo Bogliotti, direttore editoriale di Slow Food Editore, lancia il tema di oggi: «Il dibattito sarà una bella sfida, visto che come casa editrice produciamo molta carta!».«Ormai non possiamo esimerci dal modo di comunicare diretto dei social, che dà a tutti la possibilità di scrivere di vino, critica compresa. La nostra guida va in direzione ostinata e contraria: crediamo nell’importanza del ruolo della critica in un mondo complesso come il vino, che racconti davvero il mondo dei produttori», fanno eco Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, curatori di Slow Wine.

«La risposta è sì, tutti possono scrivere di vino, o meglio, di tutto», esordisce Armando Castagno critico enoico e storico dell’arte. «Il problema è la comunicazione distorta per incompetenza, non quella bislacca e originale che ha cittadinanza in quanto opinione e che non deve essere silenziata. I social non sono il male in sé ma fa la differenza il modo in cui si usano: il guaio è quando millantano competenza che non c’è, ottenendo credito da altrettanti incompetenti. Nel mondo del vino c’è l’esigenza di formare culturalmente il lettore, cosa che non succede sempre. Quando si parla di crisi delle guide si generalizza un fenomeno: in realtà sono in crisi le guide noiose, non aggiornate e fuori tempo. Quelle riconosciute da un lettore smaliziato in lasciva promiscuità con il mondo della produzione, che dovrebbe essere il giudicato e non l’azionista», continua Castagno. Insomma, «imprecisione, dilettantismo e mancanza di autorevolezza sono il problema, non lo strumento in cui si trovano, che sia una rivista pregiata o un blog. L’autorevolezza dipende da serietà e competenza che sono da ottenere con pazienza e fatica. Essere onesti e curare ogni testo, anche la semplice opinione su un vino come se fosse un’opera destinata a tutto il mondo può servire a far incontrare critica e mondo della produzione», Jacopo Cossater giornalista e wine blogger, si collega a Castagno tornando sul tema dell’autorevolezza e dell’educazione del lettore, che «comunque premia sempre la qualità».

«Chi fa il nostro mestiere e scrive una guida dovrebbe proprio svolgere una funzione di supporto, di spunto per approfondire un argomento piuttosto che un altro, aiutando a scoprire un territorio per volta, per confrontarsi con una denominazione o con un vitigno in particolare. Ci piace pensare che Slow Wine possa essere un mezzo per interpretare il momento storico che viviamo, il famoso corpo intermedio di cui sopra così tanto in crisi nel mondo contemporaneo, una sorta di mediatore culturale tra le varie istanze che travolgono il vino propinando una verità piuttosto che un’altra», aggiungono i curatori.

Slow Wine sempre di più si connota per il rigore nel segnalare e premiare esclusivamente vini e cantine che lavorano la vigna senza cercare scorciatoie. Se dovessimo riassumere in uno slogan la filosofia della guida potremmo dire “meno marketing e più viticoltura”. Anche per questo motivo l’interesse dei lettori è in crescita, dimostrando grande vicinanza alle tematiche care a Slow Food, nel declinare la qualità di ogni prodotto non solo in base al risultato nel bicchiere ma indagando tutte le fasi della filiera produttiva. Slow Wine è l’unica guida a visitare ogni anno tutti i produttori recensiti, grazie a un numero di collaboratori che ormai sfiora le 300 persone. Una mappatura del territorio che non ha pari e che permette di segnalare agli addetti ai lavori e ai semplici appassionati sempre nuove aziende e realtà enologiche.

Per la prima volta Slow Wine assegna tre premi speciali ai viticoltori presenti in guida. Negli ultimi anni è cresciuto un orgoglio dei nuovi vignaioli che ora affermano con onore il loro mestiere. Ecco perché si è istituito il riconoscimento al Giovane vignaiolo che va adAlessandro Fedrizzi, emiliano che a 14 anni invece del solito motorino ha chiesto in regalo un ettaro di vigna e che a 24 anni è già alla sua undicesima vendemmia. Con la sua passione oggi conduce con intraprendenza un’azienda di 11 ettari, e si sta imponendo come uno dei vignaioli più promettenti dei Colli Bolognesi, precisamente a Valsamoggia (Bo). Alessandro Fenino riceve invece il premio alla Viticoltura sostenibile. La conduzione agricola biologica e biodinamica di Cantina Pievalta a Maiolati Spontini (An) nelle Marche, praticata senza esasperati ideologismi, ha permesso di ottenere vini di spiccata personalità nel rispetto dell’identità varietale dell’uva. Da quest’anno, inoltre, la pratica del sovescio si esercita senza sfalciare il favino, ma stendendolo fino a formare una sorta di tappeto protettivo del terreno. «Arconvert assegna il premio Viticoltura Sostenibile alla Cantina Pievalta per la sensibilità ambientale dimostrata nel restyle dell’etichetta del suo Perlugo, il cui progetto grafico è stato affidato all’agenzia SGA Wine Design. L’etichetta è stata realizzata su Baltic Wood prodotta da Arconvert, una finissima lastra di vero legno di betulla adesivizzata. Il legno proviene da foreste certificate e gestite responsabilmente, dove si pratica la riforestazione nel rispetto di rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Una scelta consapevolmente sostenibile nel segno della coerenza con cui Pievalta porta avanti la propria filosofia aziendale e che Baltic Wood, con le sue delicate venature, ha permesso di valorizzare e di tradurre in un’etichetta davvero unica e irripetibile», dichiara Chiara Tomasi, Marketing & Communications Manager di ArconvertAmpelio Bucci, dell’azienda Villa Bucci di Ostra Vetere (An) ha fatto la storia del Verdicchio di alta qualità creando vini in grado di sfidare il tempo che passa. Inoltre, dieci anni fa è stato tra i fondatori dei Vignaioli Indipendenti, dimostrando di voler non solo interessarsi della propria azienda ma anche della collettività dei produttori italiani. Ecco perché oggi riceve il Premio alla carriera.

Il padrone di casa, Giuseppe Bellandi, sindaco di Montecatini Terme, esprime il suo apprezzamento per la guida Slow Wine, considerata la vera guida turistica dell’Italia, e ringrazia per il lavoro di Slow Wine portato avanti sempre con amore. Porta un saluto anche Gian Marco Centinaio, Ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, che sottolinea l’importanza della tutela del patrimonio agroalimentare italiano e della lotta all’italian sounding, perché non si vedano più prodotti come il prosecco in polvere o l’asiago vegano venduti in giro per il mondo come prodotti italiani.

«È fondamentale ci impegniamo tutti in prima persona per lottare contro il cambiamento climatico che ormai minaccia tutti, voi produttori di vino in primis», aggiunge Massimo Bernacchini, esponente del Comitato esecutivo di Slow Food Italia, riallacciandosi all’attualità. Ecco allora che Food for Change, la campagna internazionale di sensibilizzazione sul rapporto tra cibo e cambiamento climatico si declina in Wine for Change. «Sappiamo tutti ormai che il principale responsabile del cambiamento climatico è il cibo e in questo il mondo del vino non può far finta di nulla. Anche il vino, infatti, non è esente dal fenomeno dell’inquinamento ambientale, a cui contribuisce ad esempio con l’uso abbondante di funghicidi che caratterizza gran parte del settore, – continua .- Molto spesso il mondo del vino è precursore per la ricerca di nuove buone pratiche che tutelano ambiente e territori. A  maggior ragione allora un cibo del cambiamento può e deve essere il vino».

E ora la parola a due partner storici della guida: «Siamo partner di Slow Food da anni e, nel tempo, abbiamo partecipato a numerosi progetti in quanto condividiamo gli stessi valori per un cibo buono, pulito, giusto e anche sano», afferma Laura Miotto, responsabile marketing e clienti internazionali di Verallia Italia.

«La Guida Slow Wine 2019 segna un altro capitolo della storica collaborazione tra FISAR e Slow Food, una storia a due voci che, con competenza e passione, tramanda al grande pubblico la cultura del mondo del vino, valorizzando le realtà che operano secondo i criteri del biologico e del biodinamico. – dichiara Graziella Cescon, Presidente Nazionale FISAR – Quest’anno più di un terzo dei degustatori della Guida sono Sommelier FISAR.  Una presenza importante e una sintonia di intenti tra FISAR e Slow Food che oggi si conferma – aggiunge Graziella Cescon – con il conferimento del titolo di Sommelier Onorario a Carlo Petrini presso la Banca del Vino Slow Food. Ultimo, ma non ultimo – conclude la Presidente Cescon – ci tengo a esprimere un sentito ringraziamento ai curatori della guida che per primi hanno creduto in questa collaborazione». Sono oltre 100 i sommelier FISAR coordinati da Massimo Marchi, consigliere nazionale.

«Ringraziando tutti i collaboratori di Slow Wine, oggi lanciamo anche gli Amici di Slow Wine, un’alleanza tra chi il vende il vino ogni giorno, le enoteche, le osterie, e chi fa da tramite tra produttore e consumatore. Per ribadire la nostra filosofia anche oltre le pagine della guida», concludono i curatori.

 

XI edizione del “Codice denominazioni d’origine dei vini”

XI edizione del “Codice denominazioni d’origine dei vini”

Dopo quattro anni dalla precedente pubblicazione, Unione Italiana Vini ha dato alle stampe l’undicesima edizione del “Codice denominazioni d’origine dei vini”. Il Volume, nelle sue 1.760 pagine, raccoglie i testi aggiornati dei disciplinari sui vigenti,sia dei provvedimenti approvati in sede nazionale che inviati alla Commissione dell’Unione europea in attesa di approvazione definitiva, ma che sono già applicabili in quanto è stato emanato l’apposito decreto Mipaaf di etichettatura transitoria.

Nel volume sono poi elencate tutte le principali disposizioni Ue e nazionali collegate alle DOP e IGP comprese le circolari ministeriali interpretative che sono consultabili online.

Il mondo delle denominazioni di origine dei vini costituisce la punta di diamante del settore ed è in continua crescita quantitativa come testimoniano i dati produttivi degli ultimi anni che hanno superato i 15 milioni di ettolitri annui per le DOP e insieme ai vini IGP aggiunge una percentuale complessiva superiore al 60% sull’intera produzione vinicola nazionale.

In totale, in Italia abbiamo 526 disciplinari di produzione suddivisi tra denominazioni di origine controllata e garantita (73), denominazioni di origine controllata (335) e indicazioni geografiche tipiche (118).

Il Codice denominazioni di origine dei vini, a cura di Antonio Rossi, è il risultato di uno sforzo editoriale compiuto dall’Unione Italiana Vini per offrire uno strumento semplice e utile in ogni azienda vitivinicola tenuta a conoscere i disciplinari di produzione e le disposizioni che governano la complessa materia delle denominazioni di origine dei vini.

 

Il Codice denominazioni di origine dei vini 2018 è in vendita al prezzo di euro 180,00 (Iva inclusa) e può essere richiesto all’Unione Italiana Vini, via G.B. de Rossi 15/A – 00161 Roma – Tel. 06/44235818 – aserviziogiuridico@uiv.it compilando l’allegato modulo d’ordine.

Il Piemonte agricolo tra memoria e futuro

Il Piemonte agricolo tra memoria e futuro

Il Piemonte, oggi, è una regione famosa, in Italia e nel mondo, per le qualità della sua agricoltura e delle sue produzioni agroalimentari. Ciò è il frutto di un processo virtuoso derivante da una serie di fattori, come la proverbiale serietà e laboriosità dei suoi produttori, il buon operato delle organizzazioni economiche e professionali, delle associazioni e delle istituzioni che hanno sostenuto tale processo anche con leggi e norme adeguate e all’avanguardia, specie nella tutela e valorizzazione. Qualità coltivate e sviluppate con la tutela del paesaggio agrario e rurale, la difesa della biodiversità animale e vegetale, l’adozione di sistemi di coltivazione e produzione rispettosi dell’ambiente, del benessere degli animali da allevamento, la diffusione dei sistemi per garantire salubrità e qualità attraverso certificazioni, marchi, denominazioni. Da tutto ciò ha avuto origine un gran numero di produzioni agricole, agroalimentari e zootecniche, conosciute e apprezzate in tutto il mondo; prodotti che sono persino diventati simboli e oggetti di culto, sinonimo di bontà, genuinità, tradizioni, apoteosi del gusto, espressione dei territori che li producono e li propongono. Questo libro ne ricostruisce la storia, ne descrive la straordinaria evoluzione, traccia il profilo e l’opera di tantissimi uomini e donne che, come singoli produttori e rappresentanti di enti, associazioni, consorzi, organizzazioni e istituzioni, hanno contribuito a creare la grande storia del Piemonte agricolo. Un libro ricco di dati, valori, fatti, avvenimenti che danno subito il senso e le dimensioni particolari e complessive del Piemonte agricolo e del suo contesto economico-sociale, storico, civile, culturale. L’autore, con un affinato stile narrativo e con la chiarezza, la concisione, la “verità”, il “sentimento” (che in uno scrittore possono solo derivare dall’aver visto, sentito, vissuto le cose di cui parla), ci fa scoprire e riscoprire questa grande storia del Piemonte agricolo, in una dimensione, appunto, tra memoria e futuro.

Locandina il piemonte

“Liberi di bere: per goderti il vino senza pensieri”

“Liberi di bere: per goderti il vino senza pensieri”

Non date retta a chiunque cerchi di spiegarvi quale vino vi dovrebbe piacere e quale no. L’intenditore è chi si lascia guidare dal proprio gusto”: ipse dixit Leon D. Adams, il decano dei wine writer statunitense, autore di “Liberi di bere: per goderti il vino senza pensieri”, un grande classico della letteratura enoica internazionale che invita ad scire dai rigidi schemi del mondo del vino per riscoprirne il piacere, che da oggi arriva in Italia in tutte le librerie, tradotto per la prima volta in italiano e presentato da Tannico, l’enoteca digitale di vini italiani più grande al mondo (a firma della brand manager Juliette E. Bellavita), per Mondadori Electa (con la nota introduttiva del giornalista Jacopo Cossater).

Il vino è una bevanda antica come il mondo, ha una valenza sacra, simbolica, romantica. È frutto di grande sapienza ma è al tempo stesso una cosa semplice, che ha a che fare con la convivialità, per cui va gustata senza condizionamenti e seguendo il proprio gusto. Sono questi alcuni dei messaggi più potenti e innovativi di “The Commonsense Book of Wine” di Leon D. Adams, il maggiore esperto di vini americano (1905-1995), fondatore della Wine Institute, l’associazione dei produttori di vino californiani e tra le cui opere più note figurano, oltre a questa (Mondadori Electa, 192 pp., prezzo di copertina 16,90 €), “The Commonsense Book of Drinking” e l’enciclopedico “The Wines of America”, guida uscita nel 1973 e ristampata più volte negli anni successivi che riassume la storia della viticoltura statunitense attraverso le zone di produzione, le cantine, i vini più importanti. “The Commonsense Book of Wine” è un libro che si rivela più attuale che mai, nonostante la sua prima edizione risalga addirittura al 1958, aggiornata innumerevoli volte con il passare del tempo e fino agli anni Novanta. “Sono un instancabile crociato del vino”, ha affermato in diverse occasioni Adams. Tra le sue battaglie più note quella a favore del suo utilizzo quotidiano: un approccio che deve molto agli usi europei e che vede il vino protagonista della tavola, consumato con moderazione durante i pasti e capace di valorizzare i piatti a cui viene abbinato. Buona parte della sua opera di divulgazione guarda quindi nella direzione della semplicità, con l’intento di fornire a un pubblico ampio di appassionati le conoscenze di base per gustare la bevanda con spontaneità, senza avvalersi necessariamente dell’intermediazione degli esperti in materia e “demistificando” la sacralità del servizio.

Il libro di Leon Adams per noi è come se fosse scritto da un bambino che osserva il mondo con i suoi occhi e non è ancora incasellato negli schemi rigidi del mondo adulto (e vecchio) – spiega Juliette E. Bellavitaed è proprio da qui che vogliamo ripartire per rivoluzionare la percezione del vino e l’esperienza di consumo di chiunque voglia spingersi oltre gettando via le inutili e ingombranti etichette. Addio étiquette da sommelier, benvenuta spontaneità”.

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