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Le vie dei palmenti

Le vie del vino

I palmenti, generalmente di forma rettangolare o circolare, sono costituiti da vasche scavate nel banco tufaceo o in blocchi di roccia, in molti casi vulcanica. Il nome deriva dal latino palmes palmitis, tralcio di vite, o da paumentum, l’atto di battere, pigiare. Utilizzati sia per la pigiatura dell’uva sia per la fermentazione dei mosti, ne esistono di vari tipi: alcuni a vasca singola, altri a doppia vasca comunicante, altri ancora (ma sono più rari) a tre vasche. Come attestano fonti storiche, il termine palmentum si trova in numerosi documenti medievali del IX e X secolo dell’Italia meridionale, accanto a quello di trapetum, suo omologo per l’estrazione dell’olio.

Questa particolare categoria di evidenze legate ai processi di lavorazione delle uve è presente in molti Paesi dell’area del Mediterraneo (Armenia, Bulgaria, Cipro, Corsica, Francia, Italia, Malta, Spagna, Israele, Mauritania) e rappresenta una preziosa testimonianza delle trasformazioni virtuose dei paesaggi agrari ad opera dell’uomo. I palmenti raccontano la storia della civiltà contadina e pastorale, legata ad una cultura trasmessa oralmente che non ha lasciato testimonianze scritte; illustrano il lavoro e le tecniche di trasformazione dell’uva, dall’età protostorica sino ai nostri giorni, contribuendo alla riscoperta di vitigni di antica origine.  

Tali manufatti sono stati individuati in gran parte dell’Italia: dalla Liguria (San Lorenzo, Ventimiglia, IM), all’Emilia Romagna (zone appenniniche), alle Marche (San Leo, PU), alla Toscana (Sansepolcro, AR; Abbadia San Salvatore, SI; Vitozza, GR; Isola del Giglio, GR; Isola d’Elba, LI; Isola di Capraia, LI), al Lazio (molte località delle Province di Viterbo e di Roma), alla Campania (Isola di Ischia), alla Basilicata (Pietragalla, PZ), alla Calabria (Ferruzzano, RC; Bruzzano, RC; Caraffa del Bianco, RC; S. Agata, RC; Casignana, RC) e alla Sicilia (Montalbano Elicona, ME; Camastra, AG; Motta, ME;  Moio Alcantara, ME).

La via Flaminia in Umbria

La strada attraversa vari centri, divenuti poi municipi romani. L’itinerario comprende le aree archeologiche di Otricoli e Carsulae poi Narni, Massa Martana, Bevagna, Nocera Umbra, Sigillo, Spoleto e Trevi. Da non perdere, poi, i resti della villa di Plinio con annesse strutture per la lavorazione e lo stoccaggio del vino nel comune di San Giustino Umbro.

Via Cassia (171 a.C.)

Via Cassia (171 a.C.)

 Le vie del vino

 

La grande via che collegava Roma alla Liguria, attraverso l’Etruria interna, offre al visitatore la possibilità di un compiere un viaggio nel tempo, dalla Roma repubblicana ed imperiale alla Toscana medievale e rinascimentale, attraversando zone di rinomata tradizione vitivinicola come il Lago di Bolsena con Montefiascone la Val d’Orcia, il Chianti e le colline della Maremma Grossetana. 

 La prima parte del percorso, che iniziava dalla Porta Fontanalis delle Mura Serviane, era comune con la via Flaminia, da cui si separa dopo Ponte Milvio, e con la via Clodia, da cui si separava invece al IX miglio, all’altezza dall’attuale “La Storta”.  All’inizio della via, verso il decimo chilometro, si trova la Tomba di Nerone, così chiamata nonostante il sarcofago sul ciglio della strada contenga in realtà i resti di Publio Vibio Mariano. Uscita da Roma la Cassia attraversava il territorio di Veio e quello di Sutri e Forum Cassi (oggi Vetralla). Per poi proseguire nella Tuscia toccando il Castrum Viterbii (Viterbo), il lago di Bolsena, la cittadina etrusca di Velzna (la romana Volsinii Novi), Clusium (Chiusi), Cortona e Arretium (Arezzo).

Ad un primo prolungamento, che verso la fine del II secolo a.C. la portò fino a Florentia (Firenze), ne seguì un altro che, passando per Pistoria (Pistoia) e Luca (Lucca),  che, valicando il Monte Magno per raggiungere prima Campus Maior (Camaiore) poi Pietrasanta, proseguiva fino alla città di Luni dove la Cassia si ricongiungeva con l’Aurelia.

A partire dal 774, quando i Franchi sconfissero i Longobardi, il percorso coincise con un tratto della Via Francigena, essendo particolarmente usato dai pellegrini che si recavano a Roma. In epoca medievale le spartizioni di territorio toscano tra Bizantini, Longobardi e Franchi unitamente all’impaludamento della Valdichiana modificarono il tratto dopo il lago di Bolsena deviandolo verso Radicofani, San Quirico d’Orcia, Siena Monteriggioni, Poggibonsi e San Gimignano.

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