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Isera, le vigne eccellenti della Vallagarina

Isera, le vigne eccellenti della Vallagarina

Isera, città dalla forte impronta architettonica lasciata dalla dominazione veneziana, non si distingue solo per essere la “capitale” del Marzemino, ma anche e soprattutto per l’impegno che da anni  l’amministrazione pone nel rispetto per l’ambiente e la preservazione del territorio. Attualmente, infatti, Isera è l’unico esempio in Europa di Comune modello per la produzione di energia rinnovabile e sostenibile, grazie a due progetti già avviati:  la barriera fotovoltaica ed antirumore sull’A22 del Brennero  e l’ impianto per la generazione dell’idrogeno prodotto con energia fotovoltaica. Ogni anno torna “La vigna eccellente”, un premio dedicato non al prodotto finale, il vino, ma al singolo vigneto e soprattutto al lavoro del viticoltore.  Il Marzemino è un vitigno autoctono italiano, comparso in Italia nel XV secolo nella zona di Brescia, Padova e in Friuli e oggi particolarmente coltivato anche in Trentino (varietà Marzemino Gentile), nel territorio di Isera, dove ha trovato l’habitat ideale sugli scuri terreni basaltici,  e di Volano.  Qui nasce il vino Trentino Marzemino DOC, il più tipico della Vallagarina, e qui la vigna diventa allo stesso tempo scenario e risorsa di un ambiente in cui l’uomo, grazie alle attente cure dedicate alla produzione di uva di qualità, lascia una traccia significativa, ottenendo come risultato un miglioramento collettivo e una rivalutazione dell’intero paesaggio.

Isera si trova in provincia di Trento ed è situata in Vallagarina, costellata di vigneti e castelli, protagonista della storia trentina. Tra le principali attrattive di interesse culturale il M.A.R.T, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea. Diversamente interessante il Museo Storico Italiano della Guerra al Castello di Rovereto, che da più di ottant’anni raccoglie e conserva reperti e documenti relativi alla Prima guerra mondiale. Sul Monte Zugna, lo straordinario ritrovamento delle piste dei dinosauri, ben visibili in un costone roccioso. Le colline circostanti della Vallgarina sono punteggiate di castelli: tra i più spettacolari vi è certamente Castel Beseno, che domina la piana di Besenello, poi Castel Noarna, Castello di Castellano, Castel Pietra, il già citato Castello di Rovereto, il Castello di Sabbionara d’Avio e nel Comune di Isera Castel Corno. Curioso il Museo della cartolina di Isera e del collezionismo minore. In mostra oltre 35.000 cartoline di diverso genere, in particolare delle zone di Rovereto, del Trentino-Alto Adige, a tema militare, pubblicitarie e disegnate da illustratori famosi; una biblioteca con circa 5.000 volumi, di cui 500 a carattere specialistico, e una raccolta di erinnofili, piccoli francobolli utilizzati in passato per chiudere le lettere.

 Info:  Comune di  Isera , Via Ravagni, 8 – 38060 Isera (Tn)-  Tel. 0464.433792

Roma, un vigneto a Trinità dei Monti

Roma, un vigneto a Trinità dei Monti

Le vigne in città

I giardini del Convento Francese del Sacro Cuore di Trinità dei Monti ospitano un piccolo vigneto da cui da qualche anno si ricava il “Vino Gallico” (un centinaio di bottiglie nel 2008), grazie ad un accordo di collaborazione tra i Comuni di Roma e Narbonne (città di origini romane), l’Associazione Nazionale Città del Vino, l’Ambasciata francese presso la Santa Sede  e il contributo degli studenti dell’Istituto Agrario Emilio Sereni. I ragazzi hanno curato impianto, potature, vendemmia e trattamenti sanitari delle circa ottanta barbatelle di vitigni nativi della Languedoc (Carignan Nero, Syrah, Grenache nero, Picpoul, Moscato di Alessandria, Mourvèdre) messe a dimora da una rappresentanza di viticoltori di Narbonne.

Chiesa e Convento furono costruiti, a partire dal 1502,  su un’area che fino ai primi del VI secolo era un enorme vigneto, donato dal re di Francia Carlo VIII a un ordine di frati. Anche l’adiacente  Villa Medici, che dal 1803 ospita l’Accademia di Francia, sorge sulla collina del Pincio nello spazio occupato nell’antichità dagli Horti Luculliani. Quando, nel 1564, il cardinale Giovanni Ricci di Montepulciano acquistò la Casina Crescenzi, all’epoca l’unico fabbricato “civile”, il podere comprendeva un’azienda agricola in mezzo a terreni coltivati a vigne.

Siena, Senarum Vinea

Siena, Senarum Vinea

Le vigne in città

La città mantiene un profilo ancora fortemente caratterizzato dalla presenza di aree verdi nelle contrade all’interno e all’esterno della cinta muraria, con orti urbani e tracce di vigneti per produzioni di vino limitate all’autoconsumo. Interessante la tecnica di allevamento su tutore vivo, il ritrovamento di ceppi centenari e franchi di piede (quindi precedenti l’epidemia di fillossera, quando le viti venivano coltivate a contatto diretto con il suolo senza l’ausilio del portainnesto) e un certo numero di vigneti polivarietali, in cui vitigni differenti (ad esempio Gorgottesco, Sangioveto e Colorino) vengono associati all’interno di uno stesso filare per ottenere vini dall’aroma più deciso e profumato, sicuramente diverso da quello delle produzioni standardizzate.

Sono inoltre individuabili, oltre al già citato Gorgottesco (indicato nei bollettini ampelografici Ottocenteschi assieme al Sangioveto e al Canaiolo come uno tra i vitigni più coltivati nei comuni di Gaiole in Chianti, Asciano e Buonconvento), il Tenerone, il Mammolo, lo Zuccaccio, la Salamanna, varietà già iscritte e segnalate come rare e ad alto rischio di estinzione nella banca dati del Germoplasma Autoctono Toscano. Ci sono infine alcune piante che potrebbero conservare un proprio carattere di peculiarità, dal momento che non è stato possibile rilevare significative omologie con i vitigni autoctoni inseriti per il confronto genetico.

Agrigento, il vino della Valle dei Templi (Sicilia)

Nell’area del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi la vite viene coltivata a spalliera per la produzione di grappoli da vinificare. Dalle uve dei vigneti che si trovano sui terreni demaniali si ricava il Diodoros, imbottigliato e utilizzato a scopo promozionale per divulgare le qualità organolettiche di un prodotto tipico delle colture tradizionali del territorio agrigentino.

Info: www.parcovalledeitempli.it

Massa Marittima, città del vino nel cuore della California d’Italia

Massa Marittima, città del vino nel cuore della California d’Italia

C’è una Toscana che guarda il mare dall’alto, un territorio poco abitato, verde e fertile, dove la storia è antichissima, dove gli Etruschi scavavano i metalli più pregiati e dove l’Arte e la cultura sono fioriti molti secoli fa. Molti la definiscono la California d’Italia per il suo dolce clima e la bellezza del territorio. Un territorio che, proprio per la sua tipicità, quando è ben curato riesce a dare frutti speciali.

Questa nicchia di sostenibilità ambientale e sociale, dove il vivere è più facile e tranquillo, si presenta a pieno titolo tra i territori che rappresentano un’Italia di eccellenza, con persone capaci e creative che sanno proporre nel settore dell’agroalimentare prodotti di alta qualità. Ma qui c’è anche e, nel recente passato, soprattutto, l’anima di quello che da molti è stato definito il nuovo “Rinascimento” enologico toscano. E’ la terra dell’alta Maremma che vede da lontano le isole dell’Arcipelago, una difesa naturale dai venti freddi, e che dalle Colline Metallifere scende al Mare Tirreno incontrando sulla sua strada la splendida cittadina di Massa Marittima.

Massa Marittima è una città d’arte ricca di bellezze storiche, ambientali ed architettoniche, circondata dalla tipica vegetazione del luogo: dalla macchia fitta e bassa ai cespugli di alloro e ginestra fino ai fusti dei lecci e dei corbezzoli. Dal borgo medievale fino alla città nuova si possono percorrere i vicoli antichi e ripidi che si intrecciano nel centro storico e salgono fino alla parte alta del borgo; qui è facile trovare angoli suggestivi e caratteristici e punti panoramici che si affacciano a valle fino al mare. Molti dei luoghi più significativi sono racchiusi dalla piazza della città: la Cattedrale di San Cerbone il Palazzo Comunale le Fonti che cingono il famoso affresco dell’Abbondanza e il Palazzo del Podestà sede del museo archeologico. Salendo in Città Nuova si incontrano gli edifici risalenti al XIII secolo: il complesso di San Pietro all’Orto con il chiostro di Sant’Agostino la Torre del Candeliere e la Fortezza Senese.

Da non perdere è il Balestro del Girifalco, una delle maggiori rievocazioni storiche medievali della Toscana. Consiste in una gara di tiro al bersaglio (detto Corniolo o Tasso e fissato su un grande ritratto del Girifalco) con la Balestra antica all’italiana e  si svolge nella piazza del paese due volte all’anno: la quarta domenica del mese di maggio e la seconda domenica d’Agosto.

Fotogallery: Massa Marittima, città del vino nel cuore della California d’Italia

Film docu su Massa Marittima realizzato dal regista documentarista Piero Cannizzaro e andato in onda su Geo & Geo (RAI TRE)

Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa

Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa

Selinunte era una antica città greca sita sulla costa sud-occidentale della Sicilia. I ruderi della città si trovano sul territorio del comune di Castelvetrano, nella parte meridionale della provincia di Trapani e tutto il terreno interessato forma oggi un parco archeologico della dimensione di circa 40 ettari, il più grande d’Europa.

Sita presso la foce del fiume dove cresce ancora il prezzemolo selvatico (selinon) che diede il nome al corso d’acqua ed alla città, Selinunte si avvalse della sua felice posizione per esercitare i suoi fruttuosi commerci soprattutto con i Punici che vivevano nella parte più occidentale della Sicilia.


Fu fondata dai Megaresi di Sicilia nella seconda metà del VII secolo a.C. in prossimità di due porti-canali, oggi insabbiati, estremamente versatili per l’impianto di intensi commerci marittimi. Fu grazie a questa sapiente esaltazione del ruolo geografico di Selinunte che i loro abitanti, nell’arco di poco più di due secoli, raggiunsero una floridezza economica che ha pochi confronti nel mondo greco e siceliota/ magno-greco, costruendo una città di dimensioni grandiose, dotata di numerosi edifici di culto e di opere pubbliche di primissima qualità.

Info: Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa – Marinella di Selinunte, 91022 Castelvetrano (Tp) – Tel. 092446277 – Fax 092446540 – www.regione.sicilia.it – urp.parco.archeo.selinunte@regione.sicilia.it

Percorsi in Teverina (Lazio)

Percorsi in Teverina (Lazio)

Castiglione in Teverina (Città del Vino), Lubriano (Città della chianina), Bagnoregio (I borghi più belli d’Italia), Celleno (Città delle ciliegie), Civitella d’Agliano e Graffignano fanno parte della Strada del Vino della Teverina, Bagnoregio fa parte anche della Strada del Vino Alta Tuscia. Gli stessi Comuni, tutti in provincia di Viterbo, formano il Consorzio di Comuni denominato Consorzio Teverina. L’agricoltura e la vitivinicoltura da queste parti risalgono a tempi antichissimi e numerosissimi sono i documenti che attestano il gradimento del vino di questi luoghi durante i secoli passati. I sei comuni insistono sull’area nord-orientale della Tuscia viterbese attraversata dal fiume Tevere,  un comprensorio –  al confine tra Lazio, Umbria e Toscana –  antico nella sua conformazione geografica come nella sua storia. Il cuore dell’area, stretta tra il lago di Bolsena da un lato e dalla selva cimina dall’altro,  è rappresentato dalla Valle dei Calanchi che appartiene, territorialmente, a quattro dei sei Comuni del Consorzio Teverina ed è identificato con Decreto del Ministero dell’Ambiente 30/03/2009 quale Sito di Importanza Comunitaria (SIC) per la Regione Biogeografia Mediterranea in Italia ai sensi della Direttiva 92/43/CEE. Il sito è stato proposto alla Regione Lazio per il riconoscimento quale “Monumento Naturale”. Tutta l’area è costellata di evidenze archeologiche, castelli medioevali e insediamenti rinascimentali. A completare l’offerta del territorio un’ampia proposta agroalimentare con vino, olio e altri prodotti di qualità.

Lazio, Castiglione in Teverina  (Vt): MUVIS – Museo del vino e delle scienze agroalimentari

Lazio, Lubriano (Vt): Museo naturalistico

Le isole del vento

Le isole del vento

Le Isole Eolie sono un arcipelago di origine vulcanica, situato nel Mar Tirreno a nord della costa sicula. Secondo la mitologia greca, Eolo riparò su queste terre e diede loro nome, grazie alla sua fama di domatore dei venti.  L’arcipelago – che comprende ben – è composto dalle isole Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea e Salina e ben due vulcani attivi, Stromboli e Vulcano.  

Nell’anno 2000 le Eolie sono state nominate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Destinazione turistica sempre più popolare, oggi registra fino a 300.000 visitatori annuali.

Particolarmente importante la produzione della Malvasia delle Lipari che è un vino dolce liquoroso che viene prodotto, da un particolare vitigno autoctono, nell’isola di Lipari.

Info: www.regione.sicilia.it/beniculturali/museolipari

Tiberina, il lungo viaggio del Tevere

Tiberina, il lungo viaggio del Tevere

Il bacino idrografico del Tevere è uno spazio geografico di 17.375 km quadrati che interessa principalmente il Lazio, l’Umbria, la Toscana e l’Abruzzo; secondariamente le Marche e l’Emilia Romagna, dove il fiume nasce da una piccolissima sorgente sul Monte Fumaiolo, nel Comune di Verghereto.

Nel corso del suo viaggio il “fiume di Roma incontra città storiche, città d’arte, grandi siti archeologici romani ed etruschi (Roma e Città del Vaticano, Ostia Antica, Tivoli, Perugia, Viterbo, etc); centri medio-piccoli di grande bellezza (Sansepolcro, Anghiari, Chiusi della Verna, Monterchi, Città di Castello, Gubbio, Montepulciano, Castiglione del Lago, Assisi, Orvieto, Spoleto, Todi, Baschi, San Gemini, Trevi, Spello, Bevagna, Visso, Norcia, Cascia, Bagnoregio, Calcata, Greccio, Grottaferrata, Frascati, Tagliacozzo, …);  caratteristici borghi; testimonianze d’arte diffuse un po’ ovunque, soprattutto a tema religioso, nei luoghi di nascita e di vita di artisti quali Michelangelo, Pintoricchio, Piero della Francesca; eremi, conventi, chiese, luoghi di meditazione; stazioni termali, laghi, parchi, riserve, monumenti naturali, aree protette; la media valle del Tevere, cerniera e frontiera fra Etruschi e Umbri; artigianato caratteristico e “patrimonio immateriale” di tradizioni popolari e naturalmente una concentrazione eccezionale di prodotti enogastronomici – vini, olii, pani, frutti, etc. – e ricette d’eccellenza.

Info: www.unpontesultevere.com

I Palmenti dell’area ionio-reggina meridionale

Fin dal III secolo a.C. nelle vallate del Bruzzano e del Buonamico era praticata la viticoltura per la produzione di vini di qualità destinati all’esportazione. Tale area collinare è caratterizzata da terreni sciolti, con terrazzamenti contenuti da muri a secco, talvolta costruiti con pietre irregolari di grande pezzatura e di forma triangolare, secondo l’uso pelasgico.

Il palmento tipo era costituito da due vasche scavate nella roccia arenaria, una superiore ed una inferiore, comunicanti attraverso un foro. In assenza di roccia friabile, il palmento veniva costruito in muratura, impermeabilizzando le vasche con uno stato di intonaco di circa 3 cm, costituito da sabbia e calce mista a coccio pestato come collante. Alcuni palmenti presentano graffiti a forma di croce, a testimonianza della dominazione bizantina e armena, riconoscibile dalla semisfera con cui termina il braccio verticale dell’incisione. Le croci potrebbero essere state incise dai Bizantini su palmenti di epoche anteriori, che vennero utilizzati nella loro fiorente attività vitivinicola.

I resti di anfore vinarie, provenienti dalla Calabria ionica meridionale, testimoniano la straordinaria vitalità dell’economia di questo territorio, ben attestata dai floridi commerci in tutto il bacino del Mediterraneo. L’esistenza, poi, di una scuola di scalpellini, di maestri d’ascia e di argagnari-figulini, in grado di realizzare sul posto i contenitori per lo stoccaggio e il trasporto del vino, sembrano testimoniare la presenza di popolazioni dedite a tale attività già in epoca romana.

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