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ENOREGIONI ITALIANE: COSTA NORD OCCIDENTALE

ENOREGIONI ITALIANE: COSTA NORD OCCIDENTALE

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italianeNella Regione Sardegna è possibile individuare sei enoregioni: Gallura, Costa Nord Occidentale, Costa Centro  Occidentale, Sulcis e Campidano, Cagliaritano, Sardegna Centrale.

 

COSTA NORD OCCIDENTALE

L’area comprende alcuni tra i più bei litorali della Sardegna settentrionale, con lunghi tratti di coste basse e spiagge sabbiose che si alternano ad alte falesie a strapiombo sul mare: la Riviera del Corallo, l’area marina protetta di Capo Caccia, l’Argentiera che fa parte del Parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna, il Parco Nazionale dell’Asinara. La viticoltura è presente sulle dune terrazzate affacciate sul Golfo degli Aranci (prevalentemente vigneti di cannonau), sui terreni argillosi del sassarese (moscato e vermentino) e sopra Alghero, sui rilievi di bassa collina e sulle piane di origine alluvionale ricavate dalla bonifica dei terreni paludosi e che ospitano anche frutteti e coltivazioni cerealicole. Dai vitigni torbato e vermentino nascono vini bianchi freschi, dal cannonau vini rossi morbidi e rotondi, dal vermentino e moscato vini fragranti e ricchi di aromi. Come in tutta la  Sardegna, la coltivazione della vite ha origini antichissime nella Romangia, una regione storica composta dai comuni di Sorso e Sennori e da una piccola parte del territorio del comune di Sassari: lo suggerisce il nome stesso, di derivazione romanica, e lo testimoniano diversi studi archeologici, con reperti e ritrovamenti di vinaccioli carbonizzati, roncole per la potatura e per la vendemmia, boccali di ceramiche usati per bere il vino e vasi vinari.

Vini locali. Con diverse uve tra autoctone e internazionali si produce la doc Alghero, dalle numerose varianti che prendono il nome dal vitigno prevalente: Torbato, Sauvignon, Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Franc o Carmenère, Sangiovese, Cagniulari o Cagnulari, Vermentino. Il Bianco  (anche Frizzante, Spumante e Passito)  deve avere colore giallo paglierino tenue, profumo delicato, gradevole, sapore sapido e armonico, da degustare insieme a  primi piatti regionali, zuppa di pesce, pesce alla griglia e pecorino sardo. Il Rosato (anche Frizzante), che bene si sposa con  minestre di farro e caciottine fresche, ha colore rosato, odore vinoso, delicato, gradevole, sapore armonico, asciutto o morbido. Il Rosso (anche Novello, Spumante e Liquoroso), dalle tinte rubino tendenti al granato con l’invecchiamento, presenta note olfattive  gradevoli e caratteristiche, sapore asciutto e corposo, piacevolmente tannico, ottimo con  ravioli e pecorino sardo. Particolarmente interessanti il Torbato (anche Spumante), dai profumi intensi e leggermente aromatici e retrogusto leggermente amarognolo, e il Cagnulari (anche Riserva), dal colore brillante, eleganti profumi di frutti di bosco e confetture con delicate note balsamiche, caldo e  morbido al palato.        Prende il nome dai due omonimi comuni della Romangia un particolare tipo di vino dolce, il Moscato di Sorso-Sennori doc, prodotto da uve di moscato bianco in purezza nelle versioni Bianco, Liquoroso, Passito e Spumante. In tutte le tipologie si riscontrano aromi floreali e fruttati tipici della cultivar di base, e con note, in particolare nelle prime tre, di miele, mandorle e frutta secca. Consigliato da fine pasto per accompagnare pasticceria delicata e a torte di frutta e, nel tipo Liquoroso, anche pasticceria a base di mandorle, crostate alla frutta gialla o formaggi piccanti.

Piatti e Prodotti tipici. In Sardegna del tonno, come per il maiale, non si butta via niente e con l’aiuto del sale marino se ne conservano il cuore, il lattume (il seme del maschio), le uova (la preziosa bottarga), i vari tagli di polpa. Dalla parte migliore del filetto si ottiene una splendida carne secca (simile al musciamme della tradizione ligure, oggi vietato perché originariamente fatto con il delfino) chiamata anche bresaola di tonno, da gustare affettata sottilissima con olio e limone. Il particolare sapore del pecorino sardo dop deriva dalle essenze che crescono nei pascoli dell’Isola: a pasta semicotta, può essere dolce e di breve maturazione (20-60 giorni) o maturo (5-6 mesi), da grattugiare. Il casu becciu è pecorino “invermato”, cioè lasciato marcire con l’acaro del formaggio. A tavola: capunara (antipasto a base di crostacei, acciughe, uova sode e frutti di mare), minestra cun basolu tundu (zuppa di ceci e finocchietto selvatico), favata (zuppa di fave, cavolfiori, salsicce e piedini di maiale), tacculas (tordi al mirto), razza in agliata (cioè lessata e servita con una salsetta  di pomodoro, prezzemolo e aglio), carciofi in pinzimonio o al tegame ripieni di pane e prezzemolo, cioga minuta alla sassarese (lumachine al pomodoro), llagosta a l’antiga (insalata di aragosta, cipolle rosse dolci, pomodori e gallette), i fragranti biscotti ripieni di una leggera crema di latte e limone e le sebadas pasquali: rotondi ravioloni di semola di grano duro, farciti con scorza di arancia finemente tritata, succo di limone, zucchero e provoletta (o peretta o panedda), formaggio  dolce e aromatico a pasta filata dalla tipica forma a pera, ricavato dal latte intero di mucche alimentate esclusivamente a pascolo e fieno sulle prime pendici del Monte Limbara. Cotte al forno o fritte (meglio se nell’olio d’oliva sardo dal caratteristico aroma di cardo), si servono ricoperte di zucchero, miele di arancia o miele di corbezzolo, la pianta sempreverde che da novembre a febbraio si copre di vellutate palline giallo-rosso e delicate campanelline bianche. Di colore bruno scuro e dal sapore amarognolo, è un ingrediente tipico della pasticceria e cucina sarda, nonché ottimo accompagnamento del pecorino e della ricotta. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

DENOMINAZIONI:

DOC: Alghero, Cannonau di Sardegna, Monica di Sardegna, Moscato di Sardegna, Moscato di Sorso-Sennori o Moscato di Sorso o Moscato di Sennori, Sardegna Semidano, Vermentino di Sardegna

IGT: Isola dei Nuraghi, Nurra, Romangia

Vermentino di Sardegna doc (Cherchi)

Alghero doc

Moscato di Sorso-Sennori doc

Cannonau di Sardegna doc (Cherchi)

Monica di Sardegna doc

Moscato di Sardegna doc

Sardegna Semidano doc

 

Isola dei Nuraghi igt_cagnulari (Cherchi)

Nurra igt (Cherchi)

Romangia igt_cannonau

Enoregioni italiane: Gallura

Enoregioni italiane: Gallura

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italianeNella Regione Sardegna è possibile individuare sei enoregioni: Gallura, Costa Nord Occidentale, Costa Centro  Occidentale, Sulcis e Campidano, Cagliaritano, Sardegna Centrale.

 

GALLURA

Coincide con la provincia di Olbia-Tempio questa enoregione caratterizzata da un paesaggio molto vario di rocce scolpite dal vento, dolci colline a pascolo, nuraghi e chiese medievali, splendide spiagge e sugherete, boschi di lecci e piante profumate come il mirto, le ginestre, i ginepri, i corbezzoli, i lentischi e l’erica. Grazie alla matrice granitica – che impedisce di avere produzioni elevate ma  permette di ottenere vini con buona gradazione alcolica e acidità e ottima presenza di frutto – e alle peculiarità climatiche che la distinguono dalle altre zone confinanti – lunghe estati calde, forti escursioni termiche tra il giorno e la notte e presenza del Maestrale che limita l’insorgere delle muffe – ha qui trovato il suo habitat di elezione il vermentino, tra le quattro varietà di uva maggiormente prodotte nell’Isola. Contrariamente ad altre colture vitivinicole locali, il sa fermentino ha una tradizione recente: passando probabilmente dalla Spagna e poi attraverso Francia, Liguria e Corsica, solo a metà Ottocento sarebbe comparso nella Sardegna settentrionale, dove ha dato origini a due celebri vini, il Vermentino di Sardegna doc (prodotto in tutta la Regione) e il Vermentino di Gallura, unica denominazione di origine controllata e garantita  sarda, oggi valorizzata dall’omonima strada del vino.

Vini locali. Di colore giallo paglierino con leggeri riflessi verdognoli, il  Vermentino di Gallura  docg (anche Superiore) ha profumi intensi e fini di fiori, agrumi e piante aromatiche e un sapore alcolico e morbido con retrogusto leggermente amarognolo. E’ un vino da bere giovane, entro il terzo anno dalla vendemmia, consigliato come aperitivo o in abbinamento a minestre vellutate di pollo o  funghi, risotti e paste con sughi marinari, pesce arrosto, crostacei, molluschi e frutti di mare, frittate, pecorino sardo dolce. Il Vermentino di Sardegna doc, con una resa maggiore per ettaro, ha eleganti aromi floreali (che si esaltano dopo un breve periodo di affinamento) e gusto fresco che accompagna zuppe di pesce e cucina di mare. Si producono in Gallura le due denominazioni geografiche tradizionali “Tempio Pausania” o “Tempio” e “Gallura” di un’altra doc regionale, il Moscato di Sardegna, ottenuto per il 90% da uve di moscato bianco, uno dei vitigni più anticamente coltivati in Sardegna e apprezzato fin dai tempi dei Romani per la dolcezza dei suoi acini. E’ disponibile nelle tipologie Bianco, Passito, Da uve stramature e Spumante: si presenta dal giallo dorato all’ambrato, con una discreta persistenza aromatica e un sapore dolce e vellutato che con la spumantizzazione acquista note fruttate. Ideale con gli amaretti sardi e piccola pasticceria secca, ma anche  frutta, torte di pandispagna con la panna  e dolci a pasta non lievitata con uva passa e canditi.

Piatti e Prodotti tipici. Qui si trovano i prodotti più noti della tradizione sarda, dall’agnello igp al carciofo spinoso dop. L’elenco dei piatti tipici è lunghissimo: li pulicioni gadduresi (ravioli di semola di grano duro,  farciti  con ricotta di pecora, uova,  un pizzico  di zucchero e scorza di limone), sùppa  cuata (“lasagne” di pane,  provola chiamata panedda, pecorino grattugiato, erbe aromatiche e pomodoro secco), cartocci di pesce fritto, trippa di vitello con i fagioli o al pomodoro. Per fare i maccarones furriados l’impasto di semola, uova, olio e zafferano viene avvolto intorno ad un ferro da calza piuttosto grande (su ferritu) e poi condito con olio e pecorino fuso. Piatto tipico delle feste che tra aprile e luglio si celebrano sul sagrato delle chiesette campestri del ‘600 è la zuppa berchiddese, preparata versando su una spianata di pane sardo duro (tipo Ozieri) del brodo di pecora bollente, pecorino fresco a pezzi e grattugiato, prezzemolo e pepe e mescolando per qualche minuto, sino a quando la massa degli ingredienti ha completamente assorbito il brodo; si serve ben calda con un ragù di carne di pecora. Per dessert: la ricotta con abbamele (budino tipico ottenuto da una particolare lavorazione del miele residuo nella cera dei favi, bollito più volte in acqua e impastato con la ricotta), li acciuliddi (treccine fritte di pasta con lo strutto) e i brugnolus del Carnevale: palline di farina di grano duro e bianca, formaggio grezzo finemente macinato, uova, buccia di limone grattugiata, lievito e miele oppure più semplicemente di patate lessate e ridotte a purea, farina, uova e limone, fritte nell’olio bollente e avvolte nel miele o nello zucchero. La zona è famosa anche per le tiliccas (sfoglie di farina e strutto, con i bordi rialzati, ripiene di miele, mandorle, noci e sapa) e per la produzione di frutta candita, torroni, sospiri, confetture (di pesca, more, mandaranci, mirto e ribes), marroni canditi e pasticceria secca. E come digestivo il liquore di mirto, fatto in casa lasciando le bacche mature in infusione nell’alcol puro, diluendo il liquido filtrato con sciroppo fatto con zucchero e acqua di fonte  e lasciandolo invecchiare per almeno un anno. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

DENOMINAZIONI:

DOCG: Vermentino di Gallura

DOC: Cannonau di Sardegna, Monica di Sardegna, Moscato di Sardegna, Sardegna Semidano, Vermentino di Sardegna

IGT: Colli del Limbara, Isola dei Nuraghi

Vermentino di Gallura docg_francobollo

Cannonau di Sardegna doc (Cherchi)

Monica di Sardegna doc

Moscato di Sardegna doc

 

Sardegna Semidano doc_Monti (OT)

Vermentino di Sardegna doc (Cherchi)

Colli del Limbara igt (Tondini)

Isola dei Nuraghi igt_cagnulari (Cherchi)

Contadini volanti: l’agricoltura eroica

Contadini volanti: l’agricoltura eroica

Giovedì 8 febbraio alle ore 18,  Moby Dick biblioteca hub culturale di Roma ospiterà la presentazione del Progetto fotografico “CONTADINI VOLANTI” di Flavia Amabile.

Interverranno:

Francesca Rocchi, vicepresidente nazionale di Slowfood

Luciana Sabino, titolare della Antiche Cantine Migliaccio di Ponza

Flavia Amabile, giornalista de La Stampa

Carlo Hausmann, assessore agricoltura, caccia e pesca della Regione Lazio

Si chiamano Giggino, Antonio, Alì. Sono italiani ma anche tunisini, ucraini e di tante altre nazionalità. Sono contadini ma soprattutto sono i custodi della bellezza italiana. Coltivano le terre di Pantelleria, Costiera Amalfitana, Cinque Terre, Ponza, ma anche di Visso a pochi passi dall’epicentro o di Castelluccio di Norcia, duramente colpita dal terremoto ma con una speranza di salvarsi soltanto grazie alla tenacia dei contadini che, agli inizi di aprile, hanno sfidato rischi di ogni genere per salire su uno degli altopiani più belli del mondo e seminare le loro lenticchie.

Producono eccellenze gastronomiche uniche al mondo. La loro è un’agricoltura eroica per le difficoltà particolari creata dal clima, dall’altezza, dalla natura impervia del terreno che impedisce nella gran parte dei casi l’uso di macchinari rendendo il lavoro più costoso e complesso ma nessuno finora lo ha riconosciuto in modo ufficiale.

La loro sopravvivenza, si basa sulla buona volontà – e sull’eroismo – di chi decide di andare avanti comunque, anche se deve competere con concorrenti che partono da una condizione di evidente vantaggio economico e anche se sta svolgendo un ruolo di pubblica utilità evitando che alcuni dei territori più belli d’Italia vengano abbandonati aumentando il rischio di frane o incendi.

Sono i produttori di eccellenze italiane uniche al mondo come il limone sfusato di Amalfi, il passito di Pantelleria, lo Sciacchetrà.

La loro è un’agricoltura eroica per le difficoltà particolari creata dal clima, dall’altezza, dalla natura impervia del terreno che impedisce nella gran parte dei casi l’uso di macchinari rendendo il lavoro più costoso e complesso ma nessuno finora lo ha riconosciuto in modo ufficiale. In realtà non esiste nemmeno una definizione univoca dell’agricoltura eroica. Il loro destino, e la loro sopravvivenza, si basa sulla buona volontà – e sull’eroismo – di chi decide di andare avanti comunque, anche se deve competere con concorrenti che partono da una condizione di evidente vantaggio economico e anche se sta svolgendo un ruolo di pubblica utilità evitando che alcuni dei territori più belli d’Italia vengano abbandonati aumentando il rischio di frane o incendi.

Da tre anni sto girando l’Italia per fotografarli e filmare i loro gesti, le tecniche, il loro ‘fare’ antico ma anche molto all’avanguardia in un’epoca in cui l’uso della terra deve essere sempre più consapevole. Li ho definiti ‘Contadini volanti’ perché in Costiera Amalfitana salgono sui pergolati, anche a tre metri di altezza, per piegare i rami dei limoni durante la potatura, e sembra di vederli volare sugli alberi. Li ho incontrati mentre erano al lavoro, provando a documentare le varie stagioni della loro attività, dalla potatura, al raccolto, dalla stesura delle reti alla posa dei tronchi dei pergolati, sapendo che solo una parte di questo mondo sopravviverà, soprattutto se continuerà quest’indifferenza delle istituzioni“. (Flavia Amabile)

Da questi tre anni di incontri con i contadini sono nati una mostra di foto in bianco e nero, un libro sul lavoro dei contadini della Costiera Amalfitana, un progetto di videofumetti sui Contadini supereroi e un progetto di video di carattere documentario e numerosi articoli e foto pubblicati sulla Stampa.

Info: www.facebook.com/icontadinivolanti/ – www.facebook.com/MobyDickhubculturale/

Enoregioni italiane: Sicilia Orientale

Enoregioni italiane: Sicilia Orientale

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italianeNella Regione Sicilia è possibile individuare sei enoregioni: Sicilia Occidentale, Sicilia Occidentale Interna, Isole, Etna, Terre del Cerasuolo, Sicilia Orientale.

 

SICILIA ORIENTALE

L’enoregione comprende la punta più a nord e quella più a sud della costa orientale della Sicilia: da una parte i rilievi collinari e di bassa montagna  dei Monti Peloritani che si affacciano sullo Stretto di Messina tra il Tirreno e lo Ionio, costituiti da rocce scistose non calcaree e fortemente drenati, che danno tipicità e carattere ai vitigni a bacca nera; dall’altra le brulle colline e le pianure costiere del siracusano, con suoli calcarei e fertili che favoriscono una produzione enologica di qualità. Il clima costiero di tipo mediterraneo, generalmente mite da marzo fino all’autunno, registra precipitazioni maggiori e temperature più basse salendo di quota. Antichissima la vocazione vitivinicola, testimoniata dai tempi della colonizzazione greca: il Moscato di Siracusa viene identificato con il Pollio siracusano, il più vecchio vino d’Italia, così chiamato dal re dei Traci che qui governò nel VII sec. a.C. e nel ‘700 i vini di Avola dovevano essere assai rinomati se i viaggiatori stranieri si soffermano nella città per degustarne i vini. Due le strade del vino che guidano il visitatore tra enogastronomia, natura e cultura: quella della provincia di Messina con gli splendidi paesaggi della catena montuosa dei Peloritani e delle Isole Eolie e un ricco patrimonio storico, e quella del Val di Noto, con le eccezionali testimonianze d’arte e architettura barocca, le magnifiche spiagge e la riserva naturale di Vendicari, sentieri di montagna, borghi, castelli, grotte, rovine e santuari.

Vini locali. La Sicilia è terra di vini dolci e liquorosi che, nonostante la lunghissima storia, sono oggi sempre più rari da trovare, come il Moscato ottenuto interamente dall’omonimo vitigno (secondo la tradizione fu la dea della Terra Cerere a imprimere le caratteristiche punteggiature sui chicchi giallo oro) delle denominazioni Siracusa e Noto, disponibili anche nelle tipologie Spumante, Passito, Nero d’Avola, Syrah, Rosso e Bianco il primo; Spumante, Liquoroso, Passito, Rosso e Nero d’Avola, il secondo. Il Moscato di Noto, profumatissimo, ha un aroma di moscato delicato con sentori di frutta matura, sapore dolce ed equilibrato e un retrogusto con note di frutta candita, ideale anche come aperitivo. Il Moscato di Siracusa ha odore delicato caratteristico e sapore vellutato e gradevole, consigliato con piccola pasticceria e crostate di frutta bianca. I due disciplinari hanno da qualche anno provveduto a differenziare il tipo Passito, per valorizzare la tecnica tradizionale della zona che lasciava appassire i grappoli sulla pianta o dopo la raccolta per incrementarne la percentuale di zucchero a seguito della disidratazione, ottenendo una maggiore quantità di alcol e di estratti, rotondità, complessità aromatica e intensità di colore, variabile dal giallo dorato più o meno intenso all’ambrato.  Prende il nome dal fiume Eloro la doc prodotta (anche nella sottozona “Pachino”) con i vitigni autoctoni nero d’avola, frappato e pignatello nei tipi Rosso (vino robusto, con retrogusto gradevolmente asciutto e amarognolo, adatto a primi piatti saporiti, arrosti di agnello e selvaggina, formaggi semiduri o duri) e Rosato (fruttato e vellutato, leggermente acidulo, adatto a salumi, maccheroni con le sarde, carni bianche, frittate e torte di verdura). E’ prodotto esclusivamente nel comune di Messina con le uve di nerello mascalese, nocera, nerello cappuccio con l’eventuale aggiunta di quelle di calabrese, gaglioppo e sangiovese, il Faro doc, dal colore rosso rubino, odore delicato etereo e persistente, sapore secco e armonico, di medio corpo: si sposa bene a pasta con sugo di carne, formaggi stagionati come ragusano e pecorino siciliano, polpettone, braciole di vitello, capretto messinese e pesce stocco alla ghiotta.

Prodotti tipici. Tra le numerose produzioni caratteristiche, segnaliamo il celebre  pomodoro ciliegino di Pachino igp, la patata novella di Siracusa, la mandorla di Avola, il limone di Siracusa e il limone interdonato Messina (ibrido naturale tra un clone di cedro e un clone di limone, buccia fine e succo poco acido) entrambi igp, l’arancia rossa di Sicilia igp, la ricotta infornata  e gli oli extravergine di oliva Monti Iblei, Valdemone e Monte Etna dop. Salume tipico del paese di Sant’Angelo di Brolo, immerso nel verde dei Monti Nebrodi e affacciato sul mare delle isole Eolie, il  salame S.Angelo igp nasce solo dalle parti più nobili di maiali allevati ancora con prodotti genuini come ghiande, fave e crusca, tagliate “a punta di coltello” a grana grossa con aggiunta di sale e pepe nero e lasciate stagionare  in cantina per almeno dieci mesi. Secondo gli storici locali affonda le sue origini già intorno all’XI sec., quando la colonizzazione normanna introdusse nuove abitudini alimentari che privilegiavano il consumo della carne suina, che era stata invece abolita durante l’occupazione degli arabi. L’uso di mangiare la cuccìa il 13 dicembre, in segno di devozione a S. Lucia, sembra, invece, da collegare alla grave carestia che nel 1646 colpì Siracusa durante la dominazione spagnola, quando l’arrivo di una nave carica di frumento fu ritenuta un vero miracolo da ricordare ogni anno con questo dolce preparato con grano, pezzetti di cioccolato amaro e zuccata. Il nome forse deriva dal sostantivo cocciu, chicco, o dal verbo cucciari, cioè mangiare un chicco alla volta: la tradizione vuole, infatti, che sia distribuito a familiari, amici e vicini di casa, lasciando le briciole sui tetti per gli uccellini. A tavola: pescestocco ‘a ghiotta (cioè stoccafisso cucinato con cipolla, sedano, olive verdi salate, capperi, salsa di pomodoro e patate) da mangiare come piatto unico con abbondante pane casereccio o con la pasta, i pregiati frutti di mare del Lago Faro e di Ganzirri per fumanti spaghetti, zuppe di pesce o insalate di mare, la pignolata (bianca al profumo di limone e al cioccolato), braciole di pesce spada arrosto, polpette di melanzane, coniglio a stimpirata con capperi e olive, i cannoli di ricotta a Messina, le schiumette a Siracusa, cassate e granite di caffè, fragola o limone. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

DENOMINAZIONI:

DOC: Eloro, Faro, Mamertino di Milazzo o Mamertino, Noto, Sicilia, Siracusa

IGT: Avola, Terre Siciliane

Noto doc

Faro doc

Eloro doc_perricone

Sicilia doc

Siracusa doc

Avola igt_ nero d’avola

 

Terre Siciliane igt

Enoregioni italiane: Terre del Cerasuolo

Enoregioni italiane: Terre del Cerasuolo

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italianeNella Regione Sicilia è possibile individuare sei enoregioni: Sicilia Occidentale, Sicilia Occidentale Interna, Isole, Etna, Terre del Cerasuolo, Sicilia Orientale.

 

TERRE DEL CERASUOLO

L’enoregione comprende ripiani, rilievi e terrazzamenti che dall’altopiano degli Iblei degradano verso il mare a nord-ovest di Ragusa, con suoli caratterizzati  prevalentemente da formazioni calcaree e sedimenti marini argillosi, clima di tipo mediterraneo subtropicale e vigneti a filare. La Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria attraversa un paesaggio contemporaneamente dolce e aspro, con antiche masserie e pascoli delimitati da ampi recinti di bianchi muretti a secco, scogliere e dune sabbiose, chiese e palazzi delle città tardo barocche della Val di Noto (Patrimonio Mondiale dell’Unesco). Negli ultimi anni la produzione della docg Cerasuolo di Vittoria (da uve nero d’Avola e frappato), della più recente doc Riesi (da ansonica, chardonnay, cabernet sauvignon e nero d’Avola) e delle varietà da tavola ha rilanciato la coltivazione della vite, che ha qui origini assai remote tanto da essere stata disciplinata da una prima regolamentazione già nel periodo arabo-normanno.  Il Cerasuolo di Vittoria nella sua tipologia attuale nasce nel 1606, quando fu fondata l’omonima città: la sua fondatrice Vittoria Colonna Enriquez regalò infatti in quell’anno ai primi 75 coloni un ettaro di terreno a condizione che ne coltivassero un altro a vigneto. Oggi è il vino di spicco della provincia di Ragusa, insieme ad alcuni comuni di Caltanissetta e Catania, l’unico a denominazione d’origine controllata e garantita siciliano.

Vini locali. Dal caratteristico colore rosso ciliegia, il  Cerasuolo di Vittoria docg ha un delicato profumo fragrante e vinoso da floreale a fruttato di ciliegia e sapore secco, caldo e rotondo, adatto a peperoni e melanzane ripieni di carne, caponata, arancine di riso, arrosti di carni bianche e rosse. Nel tipo Classico, sottoposto ad un più lungo invecchiamento anche in legno, i riflessi virano al granato e l’odore acquista note sensoriali di prugna secca, cioccolato, cuoio, tabacco. Consigliato l’abbinamento con agnello alla brace e formaggi stagionati e piccanti. Numerose le tipologie della doc Riesi (Rosso, Novello, Rosato, Bianco, Spumante, Vendemmia Tardiva, Superiore anche Riserva), che può essere seguita da una delle seguenti specificazioni di vitigno: Insolia, Chardonnay, Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah. Il Bianco ha un colore paglierino più o meno intenso, talvolta con riflessi verdognoli, odore fine ed elegante e gusto armonico, delicato e sapido, ottimo con molluschi, crostacei e cozze.  Il Rosso, dal profumo gradevole e vinoso e  sapore asciutto e armonico, bene si sposa con formaggi tipici siciliani e carni rosse e, nel tipo Superiore o Riserva, anche braciole di vitello e involtini con carciofi. Il Rosato, fresco e fruttato, accompagna antipasti di mare, primi piatti con le sarde o con le melanzane. Lo Spumante, dal caratteristico profumo fruttato, è ideale come aperitivo o insieme ad antipasti a base di crostacei e molluschi. Si esalta infine con formaggi erborinati e piccola pasticceria il sapore dolce e vellutato della Vendemmia Tardiva, dal colore giallo intenso tendente all’ambrato e profumo intenso e persistente.

Piatti e prodotti tipici. Il territorio offre una vasta gamma di prestigiose produzioni, dai formaggi noti in tutto il mondo come la provola ragusana e il Ragusano dop alle carrube di Pozzallo, dalle carote novelle di Ispica all’olio extravergine di oliva Monti Iblei dop. Antichissimo formaggio a pasta filata esportato fin dal Trecento oltre i confini del Regno di Sicilia, il cosacavaddu rausano è un caciocavallo cagliato con presame d’agnello o capretto, ottenuto da latte intero crudo delle vacche modicane che pascolano nell’altopiano ibleo e che oggi rischiano l’estinzione: dalla storica forma a parallelepipedo ad angoli smussati, di mezzo metro di lunghezza e peso variabile tra i sei e i sedici chili, ha un sapore dolce e aromatico con note floreali  e tendente al piccante solo a stagionatura molto avanzata. La stagionatura, dai quattro mesi fino ai due anni e oltre, si svolge nei maizzè, locali freschi, umidi e ventilati a volte interrati, a volte cantine e grotte naturali, dove i formaggi legati a coppia con funi di liama o corde di cannu, di zammarra o di cotone sono appesi a cavaddu di una trave di legno. Da non mancare le tante eccellenze della cucina, come pasta alla norma, pasta ‘ncasciata, zucchine alla nissena (fritte e aromatizzate con aceto e menta), pesce in umido, trippa all’olivetana (parmigiana al forno che alterna melanzane grigliate, trippa al sugo di pomodoro, uova sode tagliate a rondelle, vastedda del Belice a fettine, pecorino grattugiato e uovo fresco sbattuto), la torta di San Chiara,  il torrone (che in realtà è un croccante di mandorle), la cassata ‘o furnu (pasta frolla riempita di ricotta, pan di spagna e canditi, cotta al forno e spolverizzata di zucchero a velo), pupi di zucchero, cuccìa, mustazzola, granite e gelati. E naturalmente quella che fu definita da Sciascia cioccolata dell’assoluto, archetipo di prodotto dolciario impossibile da uguagliare; in Sicilia esiste una grande tradizione di pasticceria al cioccolato che a Modica trova il suo apice: il cacao, dalla caratteristica consistenza “polverosa”, viene lavorato a freddo e totalmente a mano, e variamente aromatizzato (alla vaniglia, alla cannella, …) seguendo ricette e lavorazioni dalle origini antichissime. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

DENOMINAZIONI:

DOCG: Cerasuolo di Vittoria

DOC: Riesi, Sicilia,Vittoria

IGT: Terre Siciliane

Vittoria doc

Sicilia doc

Terre Siciliane igt

Riesi doc_nerello mascalese

Enoregioni italiane: Etna

Enoregioni italiane: Etna

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italianeNella Regione Sicilia è possibile individuare sei enoregioni: Sicilia Occidentale, Sicilia Occidentale Interna, Isole, Etna, Terre del Cerasuolo, Sicilia Orientale.

ETNA

Compresa nell’area del Parco dell’Etna, che con i suoi 59mila ettari protegge un ambiente naturale unico, l’enoregione forma un semicerchio che da Randazzo a Ragalna ricama le pendici orientali del vulcano attivo più alto d’Europa di neri muretti a secco in pietra lavica e filari interrotti dal tradizionale sistema  ad alberello. Le colate meno recenti hanno creato terreno fertile per una flora molto varia: vigneti, noccioleti, querce, pometi e castagni nei piani più bassi, dove un tempo c’erano i lecci; faggio e betulla sopra i 2000 metri. La Strada del Vino dell’Etna tocca terrazze a picco sul mare, boschi, chiese e castelli, in un paesaggio a volte desertico e reso ancora più affascinante dalle “viterelle” di carricante e nerello mascalese, apparentemente deboli ma in grado di produrre i grappoli più turgidi e i sapori più intensi. La vitivinicoltura ha qui origini  remote (già nel III sec. a.C. si parla di grandi vigneti alle falde dell’Etna e oltre i 1000 metri sono visibili resti di antichi palmenti), ma per secoli si è limitata all’esportazione dell’uva da taglio nelle cantine francesi e del nord Italia; solo nel secondo dopoguerra è iniziato un deciso processo di valorizzazione. Le eruzioni hanno spesso influito sulla quantità ma mai sulla qualità, favorita anzi dalle eccezionali condizioni di insolazione, fortissime escursioni termiche e abbondanza di sali minerali nel suolo, che conferiscono complessità e struttura, note di mineralità e grandi profumi ai vini.

Vini locali. L’Etna doc nasce da uve prevalentemente autoctone: il Bianco (anche Superiore) da carricante (minimo 60%), il Rosso e il Rosato (anche Riserva) da nerello mascalese (minimo 80%) e nerello cappuccio, lo Spumante da nerello mascalese (60-100%). Di colore paglierino carico, aromi intensi e fruttati con note di zagara, sapore fresco e secco, il Bianco esprime il meglio nei primi due anni  e bene accompagna antipasti di mare, cozze, involtini di melanzane, grigliate di pesce. L’abbinamento del Rosso – dalla tinta rubino tendente al mattone, gusto morbido e un singolare profumo di spezie – è con primi piatti saporiti, carni grigliate e arrosti, ragusano e pecorino siciliano, formaggi semiduri e stagionati in genere. Il Rosato, dal profumo vinoso e gusto pieno, è adatto a maccheroni con le sarde, tonno e cipolle, cuscus di pesce. Una rarità, che si rifà comunque a una tradizione che risale alla fine dell’800, è lo Spumante dal perlage fine e persistente, odore intenso e caratteristico  con note floreali di ginestra  e delicato sentore di lievito, sapore pieno e armonico  da brut a extra-dry. Il colore varia dal rosato scarico con riflessi rubino con l’invecchiamento  del tipo rosato al giallo paglierino scarico con riflessi dorati con l’invecchiamento del tipo vinificato in bianco. Ottimo come aperitivo e con tutte le pietanze a base di pesce e crostacei. Tra le 99 menzioni geografiche aggiuntive consentite dal disciplinare in relazione a contrade e località, ricordiamo le contrade  Cottanera, Schigliatore, Piano Filici, Pietra Marina e Vignagrande (Castiglione di Sicilia), Pomiciaro e Valle Galfina (Linguaglossa), Villagrande, Pianogrande e Praino (Milo), Pignatuni, Statella, Sciara nuora, Calderana e Calderara Sottana (Randazzo).

Piatti e prodotti tipici. Chiamato l’oro verde di Bronte, il pistacchio dop (tutelato anche dal Presidio Slow Food) è coltivato sui terreni lavici intorno Catania e in parte  nelle province di Agrigento e Caltanissetta. La sua coltivazione sull’Isola fu introdotta dalla dominazione araba, insieme a quella degli agrumi, canna da zucchero, cotone, palme, melanzane, riso e melone. I suoli di origine vulcanica, il clima mediterraneo con estati lunghe e siccitose e piovosità concentrata nel periodo autunnale ed invernale e le notevoli escursioni tra il giorno e la notte conferiscono al frutto, presente in moltissimi dolci siciliani, particolari caratteristiche – colore intenso, forma  allungata, sapore aromatico e alto contenuto in acidi grassi monoinsaturi – difficilmente riscontrabili altrove. L’offerta dei prodotti di qualità è  vastissima: le dop olio extravergine di oliva Monte Etna, pagnotta del Dittaino, pecorino siciliano, fico d’India e ciliegia dell’Etna (la  cirasa Mastrantoni), le igp arancia rossa e uva da tavola di Mazzarrone, e, ancora, i presidi slow food cavolo trunzu, pesca tabacchiera e capra argentata dell’Etna, salumi come la salsiccia secca e lo zuzzu (gelatina di maiale), fragola di Maletto, pere butirra d’estate, spinelli, virgolosa e ucciardona, la mela cola e la mela gelato cola dell’Etna, funghi pregiati (dai porcini ai “fungi ferra”, il Pleurotus ferulae), biscotti pazientini, miele di Zafferana Etnea, mostarde e cotognate. Imperdibili gli arancini di riso (al ragù, al burro, agli spinaci, melanzane o pistacchi), probabilmente importata dagli Arabi che erano soliti mangiare riso condito con zafferano, erbe e carne, mentre l’invenzione della croccante panatura è attribuita alla corte di Federico II, che sfruttava questo metodo di conservazione e trasporto dei cibi durante viaggi e battute di caccia. Tra gli innumerevoli piatti: polenta di fave e funghi, spaghetti con muddica e uvetta, braciole alla siciliana (involtini di carne di vitello, farciti  di pangrattato, formaggio, basilico e salame  e cotti in padella o alla brace), agnello e capretto alla griglia. Rinomati i dolci dell’area catanese, dal gelato ai torroncini, dagli sciauni (frittelle di ricotta) ai pasticcini secchi di mandorle, pistacchi, nocciole e noci. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

DENOMINAZIONI:

DOC: Etna, Sicilia 

IGT: Terre Siciliane

Terre Siciliane igt

Sicilia doc

Etna doc_uve

Le Bandiere Arancioni festeggiano i vent’anni

Le Bandiere Arancioni festeggiano i vent’anni

Lo scorso 22 gennaio a Palazzo Ducale, a Genova, oltre 160 sindaci, i rappresentanti della Regione Liguria e del Comune di Genova e lo staff del Touring Club Italiano si sono dati appuntamento per celebrare insieme i vent’anni dell’iniziativa Bandiera Arancione e rilanciarla per il triennio 2018-2020.

Oggi il programma non è più sperimentale, ma è una realtà consolidata che coinvolge 227 Comuni, almeno uno in ogni regione italiana, realtà spesso microscopiche a partire dai 68 abitanti di Bergolo (Cn) e senza mai superare i 15mila. Solo l’8 per cento dei 2.838 borghi candidati  si è visto assegnare il riconoscimento del TCI, che alla fine degli anni ’90, su impulso dell’assessorato al turismo della Regione Liguria, ha avviato questo progetto di valorizzazione dei borghi dell’entroterra (allora dimenticati dal turismo) con un modello in continua evoluzione finalizzato allo sviluppo sostenibile.

Qualità turistica che sia anche qualità di vita per gli abitanti delle comunità locali, ma soprattutto un turismo che non sia solo business ma un elemento di integrazione sociale dei valori materiali e immateriali dei nostri territori.

Principi che hanno da sempre ispirato anche le attività dell’Associazione nazionale delle Città del Vino e non è un caso, infatti, che nell’elenco delle bandiere arancioni, che il Touring aggiorna ogni tre anni, compaiano molte Città del Vino: Cocconato (At), La Morra (Cn), Dolceacqua (Im), Ala (Tn), Cividale del Friuli (Ud), Arquà Petrarca (Pd), Asolo (Tv), Soave (Tv), Castell’Arquato (Pc), Castelvetro di Modena (Mo), Verucchio (Rn), Castelnuovo Berardenga (Si), Cetona (Si), Chiusi (Si),  Massa Marittima (Gr), Montalcino (Si), Montecarlo (Lu), Murlo (Si), Peccioli (Pi), Pitigliano (Gr), Ripatransone (Ap), Radda in Chianti (Si), San Gimignano (Si), Staffolo (An), Suvereto (Li), Vinci (Fi), Bevagna (Pg), Montefalco (Pg), Nemi (Rm), Locorotondo (Ba), Sant’Agata De’ Goti (Bn).

E tra le 19 nuove bandiere selezionate quest’anno troviamo un’altra Città del Vino: Gavi (Al), la possente fortezza di origini medievali, una delle più importanti mete del turismo enogastronomico piemontese, scelta dai viaggiatori amanti dei paesaggi collinari, della sua gastronomia e del buon vino, l’impareggiabile Cortese.

Enoregioni italiane: Sicilia Occidentale Interna

Enoregioni italiane: Sicilia Occidentale Interna

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italianeNella Regione Sicilia è possibile individuare sei enoregioni: Sicilia Occidentale, Sicilia Occidentale Interna, Isole, Etna, Terre del Cerasuolo, Sicilia Orientale.

 SICILIA OCCIDENTALE INTERNA

Due le zone di interesse vitivinicolo della Sicilia occidentale interna: l’Alta Valle del Belice a sud di Monreale e l’area tra le pendici delle Madonie e il corso del fiume Torto a nord-ovest di Caltanissetta. I suoli impiantati a vigneti variano dai sedimenti  marini argillosi ricchi di calcare intorno al Belice Destro e sui rilievi collinari a sud ovest delle Madonie, ai depositi di alternanze arenitiche e marnose dell’entroterra palermitano e del versante occidentale dell’Appennino Siculo. Le caratteristiche pedoclimatiche favoriscono la presenza di una grande varietà di uve pregiate bianche e nere, autoctone e internazionali. La prima testimonianza di vigneti nell’antico stato feudale della Contea di Sclafani risale all’epoca del domino aragonese in Sicilia nell’ultimo decennio del 1300, estendendosi poi notevolmente anche nel feudo di Valle dell’Olmo intorno al 1570. Nel comprensorio di quello che era un tempo il potente Arcivescovado di Monreale, già in un solenne atto del 1182 (redatto nelle tre lingue ufficiali greco, latino e arabo) numerose erano le contrade che figuravano coltivate a vite. Oggi la Strada del Vino Monreale conduce il visitatore dallo splendore architettonico della Cattedrale di Monreale, il massimo esempio di architettura Normanna in Sicilia, agli scavi archeologici sul monte Jato, che hanno messo in luce testimonianze datate agli inizi del primo millennio a.C., passando per il patrimonio etnico e culturale rappresentato da Piana degli Albanesi.

Vini locali. Dodici i vitigni ammessi alla produzione dal disciplinare del Monreale doc, disponibile come Bianco (anche Superiore e Vendemmia tardiva), Rosso (anche Riserva e Novello), Rosato,  Ansonica, Catarratto, Grillo, Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero, Sangiovese, Calabrese o Nero d’Avola, Perricone, Cabernet Sauvigno, Syrah, Merlot. Interessante, tra i rossi, il Syrah – colore rubino intenso, profumo caratteristico e fruttato, ricco di struttura, armonico e gradevolmente tannico – e, tra i bianchi, il Catarratto, giallo paglierino più o meno intenso, note olfattive intense, fruttate e leggermente floreali, sapore fresco e con una certa acidità. Il primo accompagna primi piatti sostanziosi e saporiti, arrosti  di carni bianche e rosse, selvaggina  e formaggi abbastanza maturi; il secondo è consigliato con antipasti di mare, insalate di pesce, paste asciutte, braciole di vitello e formaggi non piccanti. Conta numerose tipologie, in parte condivise con il vino Monreale, anche la doc Contea di Sclafani, valorizzata dalla Strada del Vino e dei Sapori dei Castelli Nisseni. Il Bianco (50% minimo di catarratto, inzolia e grecanico), sapido ed elegante  si sposa bene con piatti a base di pesce e a base di uova; il Rosso (50% minimo di nero d’avola e perricone), dai riflessi violacei, profumo vinoso e sapore asciutto, è adatto a grigliate, salumi piccanti e cacciagione; le versioni Dolce e Dolce Vendemmia tardiva vanno bevuti a fine pasto, da meditazione o  per accompagnare dessert.

Piatti e prodotti tipici. Oltre a tutti i prodotti di qualità della tradizione palermitana e nissena, ricordiamo le susine bianche di di Monreale buone anche candite per decorare dolci e cassate (le profumatissime Sanacore, tutelate dal Presidio Slow Food), il succoso pomodoro siccagno di Valledolmo, il pane di Monreale cotto a legna (che in occasione della Pasqua o della Festa di S. Giuseppe assume le più svariate forme, i cosiddetti “pani votivi”),  l’olio extravergine d’oliva, le olive farcite o schiacciate. La cucina è generosa, dai celebri “cibi da passeggio” – arancini di riso, panelle (frittelle di farina di ceci inserite spesso insieme ad una fetta di melanzana fritta all’interno del croccante pane con i semi di sesamo chiamato mafalda) e sfincioni (piccole focacce ricoperte da cipolle, pomodori, pecorino siciliano fresco, acciughe o salame e origano, cotte a legna con rami d’ulivo ricchi di resine profumate) – a  lu maccu (purea di fave insaporita con finocchietti selvatici e un filo di olio a crudo), pappardelle alla monrealese (lasagne condite con denso sugo di beccaccini, estratto di pomodoro e vino rosso), farsumagro (fesa di vitello imbottita di carne macinata, salsiccia, provolone piccante, ciuffetti di prezzemolo, pezzettini d’aglio e cipollina fresca, piselli, uova sode, prosciutto crudo o mortadella), braciuluna di cutina (involtini di cotenne ripiene di mollica e formaggio al sugo di pomodoro),  carne di castrato alla brace, carciofi cà tappa ‘e l’uovo (carciofi preparati in tegame con il tappo) o passati nella  mollica e fritti, la frittedda (piselli, carciofi, favette verdi e finocchietti selvatici in umido). Molto vasta anche la scelta di gelati (gli artigiani locali arrivano a proporne anche settanta gusti diversi) e di dolci: i fragranti cannoli da riempire con  la freschissima ricotta di pecora solo al momento del consumo, gli scenografici buccellati con miele e fichi secchi,  i famosi biscotti ad S con i decori bianchi di zucchero sfornati per la prima volta nell’antico e glorioso monastero di San Castrenze fondato nel 1499 e lo sfoglio delle madonìe, antica torta farcita di tuma e canditi, pistacchi o cannella, creata nel ‘600 dalle monache benedettine per la festa del santo protettore. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

DENOMINAZIONI:

DOC: Alcamo, Contea di Sclafani, Monreale, Sicilia

IGT: Fontanarossa di Cerda, Terre Siciliane

Alcamo doc

Contea di Sclafani doc

Monreale doc_ Baglio di Pianetto

Sicilia doc

Fontanarossa di Cerda igt

 

Terre Siciliane igt

Enoregioni italiane: Sicilia Occidentale

Enoregioni italiane: Sicilia Occidentale

Prosegue la nostra panoramica delle 92 enoregioni italianeNella Regione Sicilia è possibile individuare sei enoregioni: Sicilia Occidentale, Sicilia Occidentale Interna, Isole, Etna, Terre del Cerasuolo, Sicilia Orientale.

 

SICILIA OCCIDENTALE

Questa enoregione, che coincide con le province di Trapani, Palermo e Agrigento, include tre macroaree: il Val di Mazara, uno dei tre valli in cui era suddivisa la Sicilia fino al Regno Borbonico (dalle strade tortuose, ai vicoli ciechi, ai cortili dei borghi, tutto qui ricorda la dominazione araba), le Terre Sicane un tempo abitate dalla popolazione dei Sicani di probabile origine iberica (montagne, boschi e colline, antichi paesi di tufo dal colore dorato, la Valle del Belice e il lago Arancio, valli e pianure che guardano il mare africano) e le Terre del Marsala, che offrono suggestivi itinerari attraverso le vie del vino (tra le aziende che lo imbottigliano dopo un affinamento nelle botti di rovere preparate con antiche tecniche di lavorazione del legno), del sale (alla scoperta di saline e mulini a vento) e dell’arte (reperti archeologici di varie epoche, mosaici, urne cinerarie e statue). Condizioni ideali di terreno e di clima hanno da sempre contribuito alla tradizione millenaria della vitivinicoltura, praticata nel corso dei secoli da Sicani, Cretesi, Fenici, Romani, Normanni e, negli ultimi anni, fortemente riqualificata sia con un ritorno ai vitigni tradizionali – catarratto bianco comune e bianco lucido, grillo, ansonica (o inzolia), grecanico  e damaschino, fra i bianchi; pignatello (perricone), nerello mascalese e nero d’Avola, fra i rossi – sia con l’introduzione degli internazionali (chardonnay, muller thurgau, sauvignon,  merlot, cabernet sauvignon e syrah).

Vini locali. La doc Marsala  (nelle tipologie Fine, Superiore anche Riserva,  Vergine o Soleras anche Stravecchio e Riserva) è un vino liquoroso il cui grado alcolico viene in parte integrato con aggiunta di alcol e mosto concentrato, dal sapore secco (da aperitivo), semisecco e dolce (per formaggi stagionati, dolci con ricotta e frutta matura) secondo il contenuto zuccherino. Di colore dorato nel tipo “Oro”, diventa giallo ambrato nell’“Ambra” e rosso rubino con riflessi ambrati nel “Rubino”. Il profumo, complesso e persistente, varia dagli aromi di ginestra, fiori secchi, zagara e caramello ai i sentori di mandorla, frutta cotta e noce. Le bottiglie più pregiate, invecchiate decine di anni, sono da meditazione. Condividono molte tipologie monovitigno (Catarratto, Ansonica, Grillo, Grecanico, Chardonnay, Muller Thurgau, Sauvignon, Nero d’Avola, Cabernet s., Merlot, Sangiovese, Syrah) i bianchi, rossi e rosati delle numerose altre denominazioni, tra le quali: Alcamo (Bianco anche Spumante, Classico e Vendemmia tardiva, Rosato anche Spumante, Rosso anche Riserva e Novello), Contessa Entellina (anche Fiano, Viognier e Vendemmia t.), Menfi (anche Vendemmia t., Feudo dei fiori, Rosso e Bonera anche Riserva), Delia Nivolelli (anche Damaschino, Perricone, Spumante, Novello), Salaparuta (anche Rosso, Rosso Riserva, Novello), Sambuca di Sicilia (anche Passito) e Santa Margherita. Gli aromi di pera matura e fiori di campo e il  retrogusto leggermente amarognolo dell’Alcamo a base di cataratto, che se opportunamente vinificato è valorizzato da qualche anno di invecchiamento, accompagna pesce, carni bianche e formaggi di media stagionatura. Di grande corpo, equilibrati al gusto e dai caratteristici profumi il Bianco (da uve ansonica per il 50% minimo) e lo Chardonnay della doc Contessa Entellina, il primo con note erbacee della macchia mediterranea, adatto a pasta con le sarde, seppie arrosto, antipasti e uova, il secondo con note di frutta esotica e miele perfetto da tutto pasto, con crostacei o primi piatti elaborati. Ricavato da una sapiente miscela di uve chardonnay, catarratto bianco lucido, ansonica e sauvignon lasciate parzialmente appassire sulle piante, è il Menfi  Vendemmia tardiva, dolce, armonico e avvolgente, ottimo da fine pasto.

Piatti e prodotti tipici. In tutta la Sicilia occidentale la gastronomia è ricca di cibi, spezie e profumi che testimoniano le differenti influenze culturali che si sono incrociate nei secoli. Tra le tantissime specialità: la salsiccia condita alcamese, il pecorino siciliano dop commercializzato sia fresco (tuma) che stagionato e salato, il caciocavallo palermitano noto fin dal 1400 (dal sapore piccante e la tipica forma a parallelepipedo), la rarissima vastedda della Valle del Belice (dop e Presidio Slow Food), uno dei pochi formaggi italiani a pasta filata prodotto con solo latte ovino intero, il sale marino igp, il  fico d’India della Valle del Belice, il succoso mandarino tardivo di Ciaculli (Presidio Slow Food), i cinque prodotti de.co. di Marsala (fragola, fragolina di bosco marsalese, pane nero di Castelvetrano, pane squaratu e rianata, la pizza origanata), le muffulette (pagnotte ripiene con ragù di manzo e maiale), il cabucio (sorta di panino un pò schiacciato, da passare a forno caldissimo con fette di pomodoro, acciughe salate e origano), le infigghulate (pagnottelle farcite di cipolla e salsiccia), la marmellata di lumie (particolare agrume selvatico oggi coltivato da un unico produttore di Palermo), l’olio Valli Trapanesi dop  e la nocellara del Belice dop che è la più famosa cultivar per olive verdi da tavola da cui si ottiene anche l’extravergine Valle del Belice dop. A tavola: pasta con fave e ricotta, busiati col pesto trapanese, sarde a beccafico (con pangrattato, finocchietto selvatico, uva sultanina e pinoli), caponatina (peperoni, melanzane, sedani, cipolle e pomodori con zucchero e aceto), cassateddi (ravioli a mezzaluna ripieni di ricotta, che possono essere salati e serviti bolliti come primo piatto, oppure dolci e fritti), sfinci (paste lievitate, fritte in olio di oliva e passate nel miele caldo). Da non mancare i dolcetti del 2 novembre noti come frutta della martorana (dal nome del convento vicino a Palermo dove furono preparati per la prima volta) o pasta reale per la delicatezza dell’impasto a base di mandorle variamente aromatizzato, colorato con prodotti naturali e lucidato, secondo tradizione, con la gomma arabica. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

 DENOMINAZIONI:

DOC: Alcamo, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Marsala, Menfi, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice, Sciacca, Sicilia

IGT: Camarro, Salemi, Terre Siciliane, Valle del Belice

Alcamo doc

Contessa Entellina doc_phFabioGambina

Delia Nivolelli doc

Erice doc

Marsala doc

Menfi doc_mandrarossa

Salaparuta doc_nero d’avola

Sambuca di Sicilia doc_Lago Arancio

Santa Margherita di Belice doc_ansonica

Sciacca doc_inzolia

Sicilia doc

Camarro igt_grecanico dorato

Salemi igt_damaschino

Valle del Belice igt

 

Terre Siciliane igt

 

Un passo in avanti nel processo di valorizzazione di Pantelleria

Un passo in avanti nel processo di valorizzazione di Pantelleria

Pantelleria e la sua viticoltura di tradizione, insieme alle altre coltivazioni tipiche dell’isola, hanno reso il Paesaggio un giacimento unico e identitario. Con l’inserimento nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici del “Paesaggio della Pietra a secco dell’isola di Pantelleria” si compie un altro importante passo avanti nel processo di valorizzazione e promozione dell’agricoltura dell’isola che aveva già avuto lo straordinario riconoscimento UNESCO per la Pratica Agricola della Coltivazione della Vite ad Alberello”. È quanto ha dichiarato Benedetto Renda, Presidente del Consorzio Volontario di Tutela dei vini DOC dell’isola di Pantelleria.

Il tessuto produttivo, ora ha il compito di fare sistema e di aprire nuovi scenari di condivisione e sviluppo che vedano agire insieme singoli agricoltori, piccole aziende e grandi marchi. Il patrimonio storico culturale e naturalistico di Pantelleria, insieme al suo sistema rurale, ai vini passiti, alla coltivazione del cappero e degli ulivi, rappresentano un unicum importante di attrazione per quel turismo enogastronomico e naturalistico che muove, già oggi, centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Il nostro compito è quello di intercettarne i flussi e rendere Pantelleria una meta privilegiata e di alto significato culturale. L’iscrizione di Pantelleria nel Registro – spiega il Presidente Rendaè il risultato importante raggiunto dalle istituzioni dell’isola e non può essere vissuto come una medaglietta ma deve ancora di più convincerci ad aprire un nuovo scenario. Le politiche di convergenza della UE, e il PSR in particolare, devono trovare sull’isola, in Sicilia e nel resto del paese un’unità di intenti che, come avvenuto per il riconoscimento UNESCO, sia in grado di assicurare risultati significativi e diffusi. Il Consorzio Volontario di Tutela dei vini DOC dell’isola di Pantelleria vuole esserne un attore coerente e totalmente consapevole”.

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