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La montagna di Reims

Conventi e Abbazie

La Montagna di Reims (chiamata anche l’isola montagnosa) è una delle cinque zone di cui è composta la Champagne, una delle aree viticole di Francia più note, famosa soprattutto per la produzione del omonimo vino che da qui viene esportato in tutto il mondo. Nelle valli dai pendii soleggiati e dediti al pascolo delle pecore, già dai tempi dei Romani i terreni argillosi e ondulati ospitavano vigneti. Nel VII secolo vi sorsero molte grandi abbazie – tra le quali quelle di St-Basles, Epernay, Hautvillers e Avernay – che piantarono vigneti nelle proprietà ecclesiali. La coltivazione nella vite ebbe un così grande sviluppo che nel IX secolo si introdusse una distinzione tra i vini della Marna e quelli della Montagne de Reims. Nell’anno 816 l’incoronazione del figlio di Carlo Magno, Luigi, contribuì non poco alla diffusione tra gli aristocratici della fama dei vini della Champagne in Francia.

Quella di Filippo VI, nel 1328, diede modo alla corte e agli abitanti di Reims di bere qualcosa come 300 botti di vino dei Coteaux Champenois.  Nell’abbazia di St-Basles, presso Verzy, il vino della Champagne veniva servito durante le feste che concludevano le processioni religiose dei giorni festivi. San Remigio, Vescovo di Reims per 74 anni sino alla sua morte nel 530, cita nel suo testamento i vigneti locali. In seguito la fama di questi vini prosperò ulteriormente per merito degli scambi commerciali, ma solo alla fine del XVII secolo il giovane monaco benedettino, Dom Pérignon, nominato cantiniere dell’abbazia di Hautvillers, riuscì ad ottenere quella fermentazione naturale durante la quale il liquido spumeggiava mantenendo la limpidezza e, grazie alla “cuvée”, cioè all’uso di uve di diversi vitigni, otteneva un ricco bouquet.

Risolto il problema dei contenitori con bottiglie robuste resistenti alla pressione del vino e alla loro chiusura con tappi di sughero legati da gabbiette metalliche (al posto del tappo di legno e stoffa intrisa d’olio precedentemente in uso), dalle cantine di Reims e di Épernay cominciarono ad uscire sempre più bottiglie, che anche le campagne napoleoniche contribuirono a far conoscere in Europa. Le cantine, generalmente scavate nell’argilla e molto vaste, sono visitabili.

Il cammino di Saint-Martin de Tours

Il grande cammino di Saint-Martin de Tours è il primo che unisce l’Europa dell’Est all’Europa dell’Ovest, da Szombathely in Ungheria a Candes-Saint-Martin in Touraine, attraverso l’Italia e la Slovenia. Questo lungo percorso sulle tracce di San Martino  camminatore infaticabile nato in Ungheria diciassette secoli fa, vissuto in Italia e morto in Touraine a Candes-Saint-Martin – ben rappresenta i valori del dialogo interculturale e della  necessità di condividere l’acqua, l’aria, l’ambiente, le culture, i saperi, il diritto all’educazione e alla salute. Il tratto francese dei peregrinaggio del santo, che coincide in parte con la Via Francigena e aderisce alla rete degli Itinerari Culturali Europei, si può ripercorrere seguendo tre itinerari: Le Chemin de l’Été de la Saint Martin (Chinon, Candes-Saint-Martin, Langeais, Tours), Le Chemin de l’Évêque de Tours (Poitiers, Ligugé, Le Louroux, Tours) e Le Chemin de Trèves (Tours, Vouvray, Amboise, Villedômer, Vendôme).

Di grande rilevanza è l’apporto storico, culturale e patrimoniale del vino, testimoniato anche dal fatto che San Martino è considerato il santo patrono dei viticoltori della regione di Tours. Fu proprio intorno all’Abbazia di Marmoutier, fondata dal Santo nel IV secolo nel territorio di Rougemont nella Valle della Loira, che vennero piantate le prime viti portate dall’Europa centrale per produrre vino da messa e pozioni medicamentose per i malati e gli anziani. La storia attribuisce al santo l’introduzione del vitigno e di una modalità di potatura utilizzata ancora oggi. Sicuramente a lui si deve l’addomesticamento della vite selvatica locale e l’innesto dello Chenin nero sullo Chenin selvatico che ha dato vita allo Chenin bianco (o Pineau della Loira) con cui si producono molti vini dell’AOC Vouvray di Touraine  e dell’area vinicola di Anjou-Saumur.  Alla sua morte fu sepolto come tutti i monaci nella nuda terra, ma sopra un letto di  rami di vite e la sua tomba, alla cui destra si può ammirare una magnifica vigna, fu teatro di  numerosi miracoli legati al vino. Nel corso dei secoli i monaci continuarono a coltivare e sviluppare il vigneto di Vouvray su versanti sassosi a substrato tufaceo (gesso bianco), interrotti da valli confluenti, da « perruches » (argille ricche di silicati) e da «aubuis» (depositi argillocalcarei, che danno una forza ai vini liquorosi). Ai margini delle vallecole, i suoli si riscaldano rapidamente sotto l’influenza oceanica. La stagione autunnale, soleggiata, favorisce la sovramaturazione, permettendo la formazione della Muffa nobile. La possibilità di ottenere vini teneri (semi secchi), dolci o liquorosi dipende dalla variabilità climatica: l’effetto annata è determinante. Peraltro, ogni anno vengono vinificati dei grandi secs, che coprono il 40% di una produzione annuale complessiva che arriva fino a 115 000 hl.

Anche Balzac ha lasciato la sua impronta a Vouvray ambientandovi il suo romanzo «L’illustre Gaudissart», tanto che la statua di questo immaginario commesso viaggiatore trova ancora posto in una piazza del borgo.

Da vedere: L’Abbazia di Marmoutier, fondata da San Martino di Tours nel 372 circa, dopo che era divenuto vescovo della città,  nel 371, è un antico monastero benedettino che sorge appena fuori dalla città di Tours, sulla sponda opposta della Loira Il nome latino Majus Monasterium (“monastero maggiore”) ha dato origine all’attuale toponimo di Marmoutier. Nell’852 venne saccheggiata dal vichingo Hasting. Durante la rivoluzione francese fu soppressa ed alcune sue parti demolite. Attualmente la struttura ospita una scuola privata.

 Info: www.saintmartindetours.eu/patrimoine/france/centre/indre-et-loire/tours/monuments-lieux/index.php – www.saintmartindetours.eu

 

Parigi, la vigna di Montmartre

Le vigne in città

Si trovano a Montmartre, sulla “butte” (collina) a nord della città,  le ultime vigne di Parigi. All’angolo tra rue des Saules e rue de Saint Vincent, le Clos Montmartre con i suoi giardini Rockwall ed i filari di vite scendono giù per la collina. La storia della vigna di Montmartre risale probabilmente all’epoca Gallo-Romana, anche se i primi documenti ufficiali sono datati 944 (“Annales du Chanoine Flodoard”). La produzione di vino conobbe un notevole aumento fino alla fine del XVIII secolo, grazie anche alle badesse dell’Abbazia di Montmartre, che affittavano il terreno solo a condizione che vi si coltivasse uva in modo da poter percepire una rendita dal torchio.

Alla metà del XIX secolo alcuni progetti edili minacciarono la zona, finché nel 1933 la tradizione vinicola fu recuperata da gruppo di amici che vi reimpiantarono Gamay Beaujolais, Pinot Noir, Seibel, Couderc, Seyve, Villard blancs et noirs ed altri vitigni di diversa provenienza (Riesling, Muscat, Perle de Csaba, etc.). Da allora ogni anno il primo sabato di ottobre, giorno in cui si tiene il bando della vendemmia, è occasione di grandi festeggiamenti. Il vino viene venduto all’asta e il ricavato donato in beneficenza.

Giurisdizione di Saint-Émilion, borghi e antichi vigneti

Giurisdizione di Saint-Émilion, borghi e antichi vigneti

 La Giurisdizione di Saint-Émilion è un eccezionale esempio di vigne storiche sopravvissute intatte e in attività fino ai giorni nostri. Ancora oggi il paesaggio, impreziosito da monumenti storici sia nelle città che nei centri più piccoli, è interamente dedicato al vino. Nel 1999 l’Antica Giurisdizione di Saint-Émilion – che comprende Saint-Emilion, Saint-Christophe des Bardes, Saint-Etienne de Lisse, Saint-Hippolyte, Saint-Laurent des Combes, Saint-Pey d’Armens, Saint-Sulpice de Faleyrens e Vignonet – è stato inserita nella lista del Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

La viticoltura fu introdotta dai Romani nella fertile regione dell’Aquitania (il “paese delle acque” dell’impero romano) ed in seguito intensificata nel Medioevo. Qui il colpo d’occhio della costa Atlantica si alterna con quello delle cime pirenaiche e con l’armonia delle vallate della Dordogna e della Garonna, i due grandi fiumi che è possibile percorrere parzialmente su comode imbarcazioni. A questo si aggiungono le grotte preistoriche, rigogliose colline ricoperte di boschi e interminabili tappeti di vigne, castelli arroccati sui costoni delle montagne, antichi borghi e centri storici di eccezionale interesse, costruiti nella luminosa pietra bianca di Quercy.

A partire dall’undicesimo secolo, grazie anche alla  sua fortunata collocazione lunga la rotta dei pellegrini diretti a Santiago de Compostela, vi furono costruiti molte chiese, monasteri e ricoveri. La Jurade fu instaurata nel 1199, durante il periodo del governo inglese, dal Re Giovanni Senza Terra, in cambio di alcuni privilegi sul territorio.

L’area, situata nel quarto Nord-Est della Gironde, sui pendii che dominano la valle attraversata dal fiume Dordogna, è un’importante zona vinicola del comprensorio del Bordeaux. I vigneti beneficiano di un particolare microclima e di un suolo di qualità unica. Pendii, terrazze, altipiani si alternano su una superficie totale di 5400 ettari con una produzione totale di 250000 ettolitri circa. La diversità dei “terroirs” – composti da frammenti rocciosi, sabbia, ghiaia, argilla e limo – si sposa con vitigni ben determinati (Merlot soprattutto e poi Cabernet, nelle due tipologie Franc e Sauvignon) dando vita alle A.O.C Saint-Emilion e Saint-Emilion Grand Cru.

Da vedere:  Saint-Emilion, città medievale, che vanta una chiesa monolitica ed una romanica, i dipinti della cappella della Trinità e i segreti delle catacombe. Ci sono poi il Museo sotterraneo del Vasellame, nella cava le cui pietre servirono nel XII e XIII secolo a costruire le mura della città, e l’Ecomuseo del Libournais, nel villaggio di Montagne, per scoprire la civiltà della vite e del vino del territorio.

 

Info: www.saint-emilion-tourisme.com/…/STEMILION_PRINT_POCKET_2010_IT.pdf

News: Decima Edizione del “Festival du Court-Métrage en Lussacais” (www.libourne-tourisme.com, aprile 2010) 

 

 

San Martino da Tours, grande camminatore e patrono dei viticoltori

San Martino da Tours, grande camminatore e patrono dei viticoltori

Il grande cammino di Saint-Martin de Tours è il primo che unisce l’Europa dell’Est all’Europa dell’Ovest, da Szombathely in Ungheria a Candes-Saint-Martin in Touraine, attraverso l’Italia e la Slovenia. Questo lungo percorso sulle tracce di San Martino  – camminatore infaticabile nato in Ungheria diciassette secoli fa, vissuto in Italia e morto in Touraine a Candes-Saint-Martin – ben rappresenta i valori del dialogo interculturale e della  necessità di condividere l’acqua, l’aria, l’ambiente, le culture, i saperi, il diritto all’educazione e alla salute. Il tratto francese dei peregrinaggio del santo, che coincide in parte con la Via Francigena e aderisce alla rete degli Itinerari Culturali Europei, si può ripercorrere seguendo tre itinerari: Le Chemin de l’Été de la Saint Martin (Chinon, Candes-Saint-Martin, Langeais, Tours), Le Chemin de l’Évêque de Tours (Poitiers, Ligugé, Le Louroux, Tours) e Le Chemin de Trèves (Tours, Vouvray, Amboise, Villedômer, Vendôme).

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