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I vigneti eroici

Il Duero (in portoghese Douro, in latino Durius), con i suoi 897 km è il terzo fiume più lungo della penisola iberica: nasce in Spagna dal versante meridionale del sistema dei Picos de Urbión e si getta nell’Atlantico nei pressi di Oporto, dopo aver compiuto un salto di circa 400 metri quando si incanala nei terreni granitici risalenti al paleozoico nella zona di frontiera con il Portogallo. Nelle valli profonde dell’Alto Douro, scavate dal fiume tra le montagne di scisto, si coltiva la vite da duemila anni. Con i suoi 36000 ettari di vigneti adagiati su ripidi pendii è l’esempio più significativo di viticultura di montagna in Europa, a confermare il valore della pratica adottata dagli antichi Romani di piantare vigneti sui fianchi delle colline sfruttandone le migliori condizioni di maturazione, riservando la terra a valle alla coltivazione di ulivi, mandorli, alberi da frutta e ortaggi.

Nel 2001 l’UNESCO ha inserito nella lista del Patrimonio dell’umanità questo paesaggio profondamente trasformato dall’uomo a formare file su file di terrazze di terra e muretti di pietra, centinaia di chilometri di “socalcos” che ancora oggi si combinano con altre tecniche, come le vigne sui “patamares” o le viti piantate verticalmente alla fine del ventesimo secolo. I socalcos, sempre inclinati – con un’abilità tramandata di generazione in generazione – in modo che i raggi del sole avvolgano le vigne e diano all’uva il necessario calore, hanno forme diverse in relazione alla pendenza delle colline ed al periodo di costruzione. I più antichi hanno mura basse e strette e racchiudono porzioni di terreno più irregolari, necessariamente costruiti sulle curve e gli affioramenti rocciosi. Dopo la devastazione della Phylloxera, molti di essi furono abbandonati, trasformandosi in “mortórios”, dove con il passare del tempo le viti ormai morte sono state ricoperte dagli arbusti selvatici o sostituite da alberi di ulivo per mano dell’uomo. Su alcuni sono ancora visibili le tracce di interventi ancora più antichi: i pilheiros, buchi nei muri dove venivano piantate le viti per lasciare il suolo ad altre coltivazioni. Altri socalcos, la maggior parte dei quali costruiti tra le fine del diciannovesimo secolo e gli anni Trenta del Novecento, hanno solide pareti che sostengono quattro, cinque o più file di viti.

Alla fine del Medioevo furono i monaci circestensi a edificare ed organizzare molte delle quintas ancora oggi esistenti sui pendii collinari più belli del Douro, la principale via di trasporto e comunicazione dell’epoca che permetteva alle merci di raggiungere la città di Porto, alla foce del fiume, a sua volta collegata alle principali rotte commerciali marittime europee. Qui, nel 1756, l’allora capo del governo portoghese  Sebastião José de Carvalho Marchese di Pombal creò la prima zona vinicola certificata al mondo fondando la Companhia para a Agricultura das Vinhas do Alto Douroe ed introducendo i primi meccanismi di organizzazione e controllo della qualità di un vino legati al suo territorio di origine. Numerose tracce dei contrassegni di granito (“pombalinos“) utilizzati per segnarne i confini della regione sono ancora visibili, insieme alle testimonianze dell’intera gamma delle attività connesse alla produzione di vino ed alla sua evoluzione nel tempo: piantagioni,  piccoli boschi, condotte d’acqua, insediamenti ed edifici rurali organizzati in “quintas” (grandi poderi dedicati alla vitivinicoltura) o in “casais” (piccole proprietà rurali), villaggi, cappelle, strade.

Questo strettissimo rapporto tra l’eroico lavoro dell’uomo e il territorio ed una ricca eredità genetica che ha permesso la sopravvivenza di oltre 100 vitigni autoctoni bianchi e rossi, hanno contribuito alla nascita di uno dei vini fortificati più conosciuti nel mondo, il vino di Porto. I commercianti di vino e gli spedizionieri, sia portoghesi che stranieri, svilupparono le tecniche di immagazzinamento e di miscelatura del vino di Porto e ne favorirono la commercializzazione adattandone il gusto alle richieste dei consumatori (soprattutto di quelli inglesi, i principali clienti tra la fine del diciassettesimo e la metà del ventesimo secolo) e contribuendo così alla diffusione mondiale della sua fama. La peculiarità maggiore del Porto, vino liquoroso prodotto esclusivamente da uve provenienti dalla regione del Douro, oltre al clima in cui maturano le uve, è la sua fermentazione incompleta, fermata (mutizzata) ad uno stadio iniziale tramite l’aggiunta di alcol vinico ottenuto da distillazione del vino. In questo modo il vino risulta naturalmente dolce – a causa del residuo zuccherino derivante dall’uva che i lieviti non hanno potuto trasformare interamente in alcool perché inibiti dalla concentrazione elevata di etanolo che può raggiungere livelli compresi tra il 18 e il 22%. Tradizionalmente è il frutto di un assemblaggio, tra uve provenienti da diversi vigneti, vinificate con tecniche differenti, di diverse annate; ma ai sette tipi fondamentali (Bianco, Ruby, Tawny, Aged Tawn, Colheita, Late Bottled Vintage e Vintage) si è recentemente aggiunto il Single Quinta, proveniente da una sola tenuta.

Da vedere:  1) Le quintas: Quinta de Bofim (contornata da splendidi “azuleios” che rappresentano la raccolta dell’uva), Quinta do Castelinho (Regua), Quinta do Porto, Quinta Abelleiras (Pontecorvo, cittadina con resti di epoca medioevale,  rinomata per la qualità delle sue ceramiche); 2) Palácio Mateus (Vila Real): Edificato nella prima metà del XVIII secolo all’interno di una vasta tenuta su disegno di Nicolau Nasoni, il Palácio Mateus è considerato uno dei massimi esempi di architettura civile barocca del Portogallo. Circondato da bellissimi giardini, vanta al suo interno soffitti in legno riccamente intagliato, mobili appartenenti a diverse epoche, dipinti del XVII e del XVIII secolo, oggetti d’argento, ceramica ed una splendida edizione dei “Lusiadi” di Camões, il principale poeta portoghese vissuto nel Seicento. 3) Santuário de Nossa Senhora dos Remédios (Lamego): In cima a una collina ricoperta dal folto bosco del Parque de Santo Estevão, un’imponente scalinata barocca di 686 gradini porta ad un santuario rocaille, eretto tra la metà del XVIII secolo e il 1905. Alcuni pianerottoli arricchiscono la scalinata monumentale con interessanti opere scultoree, tra cui spiccano la Fonte do Pelicano, una piccola cappella ottagonale costruita nel XVI secolo in onore della Vergine, diciotto statue che ritraggono re e patriarchi della Giudea e una fontana monumentale con obelisco di 22 metri decorato e sostenuto da mitici atlanti; 4) Museu do Vinho do Porto.

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